Class action, una scatola vuota

Un'azione collettiva, che negli Stati Uniti è conosciuta come "class action" inglese, è un'azione legale condotta da uno o più soggetti che, membri della classe, chiedono che la soluzione di una questione comune di fatto o di diritto avvenga con effetti ultra partes per tutti i componenti presenti e futuri della classe.
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rolieg
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Class action, una scatola vuota

Messaggio da rolieg » mer apr 09, 2008 1:38 pm

Class action, una scatola vuota
Di Ignazio Marino e Gabriele Ventura




Class action: bella fuori, vuota dentro. Se da un lato anche in Italia sta per arrivare l'onda delle azioni collettive con le associazioni di consumatori pronte a una battaglia senza precedenti per conquistare fino all'ultimo centesimo di risarcimento (si veda ItaliaOggi Sette del 17/3), dall'altro gli studi legali che hanno scelto di stare al fianco delle imprese hanno già messo a fuoco una serie di problemi procedurali in grado di fermare sul nascere la causa. Troppe sono del resto, a dire delle law firm, le lacune dei cinque commi inseriti nella scorsa Finanziaria per disciplinare la normativa. Tutte a vantaggio della difesa, che farà valere interpretazioni e cavilli che la legge non specifica.
Del resto, i dipartimenti di litigation dei primari studi legali presenti in Italia, a suon di convegni, seminari e confronti con le giurisdizioni dove la normativa, in diverse forme, è già attiva, sanno cosa fare. E soprattutto sono consapevoli del fatto che la class action, per loro, sarà un business soprattutto per evitare ai colossi del mercato danni di immagine e risarcimenti milionari. Gli italiani. Gianni, Origoni, Grippo & partners già da diverso tempo studia la problematica. E lo studio oggi è pronto a schierare un esercito di esperti composto da circa 40 avvocati, fra i quali uno dei fondatori. Proprio Gian Battista Origoni, nei giorni scorsi, ha aperto un convegno organizzato dallo studio a Milano mettendo in evidenza le criticità della normativa. A cominciare dalla questione sulla retroattività o meno della norma.
"Il testo normativo", spiega, "si presenta in maniera molto lacunosa. Questo espone la class action a un possibile depotenziamento a livello processuale. Perché tante più eccezioni si presentano al giudice e tante più possibilità si hanno di ostacolare l'azione legale sul nascere". "Indipendentemente dalla fattibilità dell'azione collettiva, però", aggiunge Antonio Auricchio, a capo del dipartimento contenzioso di Gop a Roma, "l'avvio di iniziative legali da parte di associazioni di consumatori può creare già un danno d'immagine alle aziende. Era necessario, da parte nostra, fare qualcosa per far comprendere anche agli operatori i reali margini di riuscita di una class action". Bonelli Erede Pappalardo, invece, il cui dipartimento di litigation è guidato da Sergio Erede, si è preparato all'entrata in vigore della normativa contando sull'esperienza dei suoi numerosi accademici e confrontandosi con esperti nazionali e internazionali. "È una legge molto scarna, con diversi problemi interpretativi", spiegano Vittorio Allavena, socio del dipartimento litigation di Genova, e Luciano Di Via, socio del dipartimento antitrust di Roma. "Tutto si giocherà sulla sensibilità dell'interprete. La fase di quantificazione del danno, poi, sarà molto complessa perché nella legge non ci sono indicazioni nuove e si dovrà considerare una serie lunghissima di posizioni, con il rischio che i tempi si allunghino a dismisura. Detto questo, la class action potrà avere effetto soprattutto laddove si verificheranno azioni di follow up, da parte delle associazioni dei consumatori, a seguito di decisioni già prese dall'Antitrust contro le aziende. Ma in ogni caso, prima di arrivare a conclusioni, bisognerà vedere come si comporteranno i giudici, dato che questa legge offre una gamma di interpretazioni fin troppo ampia". Anche Chiomenti sta organizzando una serie di incontri con i propri clienti.
E le perplessità sulla legge non mancano. "È una normativa che presenta diversi profili di perplessità", dice Ennio Cicconi, responsabile del dipartimento litigation, "parla molto di organismi conciliativi come se l'accordo si debba trovare a tutti i costi. Ma se così non fosse si dovrà passare a una fase individuale di quantificazione del danno, con una fase istruttoria di cui ci si può immaginare la lunghezza. Insomma, la class action è un'arma che può funzionare se l'impresa è indotta ad arrivare a un accordo, altrimenti il seguito giudiziale può andare avanti per anni". Gli stranieri. Anche le firm straniere sono pronte a sfruttare tutta l'esperienza internazionale maturata in tema di class action. Allen & Overy ha organizzato seminari ad hoc con i propri clienti. "Ci sono molte questioni dove la class action non è proponibile", spiega Massimo Greco, partner nel dipartimento italiano di litigation di Allen & Overy, "soprattutto laddove il danno del consumatore non è quantificabile con criteri omogenei, come può essere la vicenda dei rifiuti della Campania o della diossina nella mozzarella. Dove c'è omogeneità, invece, la class action potrebbe essere più semplice e uno dei settori a rischio è quello dei servizi finanziari. Con i nostri clienti stiamo valutando i rischi per poi adottare procedure che riducano la possibilità di subire azioni collettive". Ha organizzato una serie di seminari interni a banche o istituzioni finanziarie anche Norton Rose. "Ci siamo confrontati anche con le esperienze straniere", dice Cristina Pagni, responsabile del dipartimento litigation, "riscontrando limiti evidenti nella normativa italiana. Il fatto che ognuno possa aderire alla class action anche a processo in corso costituirà una seria complicazione.
Lo scenario che si intravede è che anziché porre le premesse per transazioni più rapide, si arrivi a ulteriori aggravi per i tribunali". Si è avvalsa dei suoi uffici esteri anche Baker & McKenzie. "Così com'è la normativa rischia seriamente di impantanarsi", spiegano Claudio Camilli e Silvia Picchetti, partner del dipartimento di litigation, "ma soprattutto non razionalizza le liti perché le cause contro le aziende possono essere portate avanti più volte da gruppi diversi. Insomma, non coagula attori e convenuti".
rolieg

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