Tribunale di Bologna - cirio - Fideuram

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rolieg
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Tribunale di Bologna - cirio - Fideuram

Messaggio da rolieg » mer feb 27, 2008 10:03 am

Tribunale di Bologna, Sez. II civ. – Pres. Dr. B. Berlettano, Rel. Dr. Marco Marulli – 31 maggio
2005.
Negoziazione di strumenti finanziari – Obblighi di informazione – “Know your customer
rule” e “suitability rule” – Natura – Effetti.
Con l’art. 28 del Reg. Consob 11522/98, il legislatore di secondo livello ha inteso dare
attuazione alla regola del “know your customer” e della “suitability”, secondo le quali i servizi
di investimento debbono essere adeguati al profilo patrimoniale del singolo investitore e
presuppongono perciò che l’intermediario acquisisca una preventiva conoscenza delle
attitudini speculative del proprio interlocutore. Si tratta di regole destinate ad operare
sinergicamente e che dovrebbero completarsi nel senso che l’adeguatezza della singola
operazione è ponderabile in ragione della conoscenza che l’intermediario abbia
preventivamente potuto acquisire del profilo patrimoniale dell’investitore.
Negoziazione di strumenti finanziari – Obblighi di informazione – Rifiuto di indicare il
profilo di rischio - Specifica indicazione delle ragioni della inadeguatezza
dell’operazione – Necessità.
La circostanza che il cliente abbia voluto tacere le informazioni relative alla sua propensione
al rischio non esonera l’intermediario dall’onere di informare l’investitore delle ragioni per le
quali il primo reputi che l’operazione non sia adeguata alla classe di rischio cui appartiene il
proprio cliente. (Nella specie non è stata ritenuta adeguata l’informativa risultante dalla
dichiarazione sottoscritta dal cliente secondo cui, in base alle informazioni in possesso della
banca e per gli aspetti di rischio connessi, l’operazione risultava “inadeguata”, seguita dalla
dichiarazione “chiedo che l’operazione venga comunque effettuata”).
Negoziazione di strumenti finanziari – Obblighi di informazione – Natura imperativa
delle norme – Nullità – Risarcimento del danno - Sussistenza.
Le norme che impongono all’intermediario di informare l’investitore dei rischi connessi
all’operazione in relazione al suo profilo di rischio hanno natura imperativa e la loro violazione
genera di per sé sola la responsabilità dell’intermediario per il risarcimento del danno patito
dal cliente.
Tuttavia, ove il prodotto finanziario sia costituito da obbligazioni la cui reale possibilità di
rimborso può essere valutata solo al termine dell’operazione di ristrutturazione del gruppo cui
appartiene la società emittente, si deve ritenere che sino a che l’operazione di ristrutturazione
non sia definitia, il danno patito dall’investitore sia costituito solamente dal mancato
pagamento dei rendimenti periodici delle obbligazioni sottoscritte.
sent. N. 1842/05
r.g. n. 4439/04
omissis
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1.1. Con atto di citazione ritualmente notificato, XX esponeva di aver concluso con Banca
Fideuram s.p.a. nel periodo novembre-marzo 2002 tre successivi contratti per la
sottoscrizione di corporates bonds emessi da società del Gruppo Cirio senza che fosse
mostrato il prospetto informativo e sulla base di un documento accompagnatorio redatto in
lingua inglese e, sul rilievo che sul finire dell'anno 2002 era stato dichiarato lo stato di default
di vari emittenti del gruppo, chiedeva a questo Tribunale, col favore in ogni caso delle spese,
che i citati contratti fossero annullati con ogni ovvio riflesso anche risarcitorio in quanto il
proprio consenso era viziato da dolo (posto che Fideuram non poteva non essere a conoscenza
dello stato di dissesto del gruppo Cirio e, malgrado ciò, aveva celato la rischiosità
dell'investimento) e da errore (dato che era stato persuaso ad aderire alle dette emissioni sulla
base delle rassicurazioni ricevute dalla convenuta), e che la convenuta fosse altresì
condannata al risarcimento dei danni nella misura pari all'ammontare degli investimenti
effettuati e nella diversa misura di causa per il mancato incasso delle cedole semestrali e per
l'indisponibilità sino al soddisfo dei capitali investiti e ciò in quanto la condotta di Fideuram
era risultata nella specie inosservante degli obblighi di trasparenza, correttezza e buona fede
imposti agli intermediari dal Dlg. 58/1998 in tema di sollecitazione dell'investimento da parte
del pubblico, di prestazione di consulenza nei servizi di investimento, di informazione nei
confronti dei sottoscrittori, di separazione patrimoniale ed era in ultimo risultata pure
inosservante del più generale obbligo di diligenza che si impone al mandatario in base all'art.
1710.
1.2. Si costituiva la convenuta che, fatto preliminarmente rilevare come le emissioni del
gruppo Cirio avessero goduto l'incondizionato apprezzamento del mercato sino alla
dichiarazione di default e come l'attore, non privo di esperienza per aver in precedenza aderito
ad altre emissioni, all'atto della sottoscrizione dei contratti, edotto della rischiosità delle
emissioni Cirio, avesse espressamente autorizzato il compimento dell'operazione, si opponeva
all'accoglimento delle domande e concludeva perciò per il loro rigetto con vittoria delle spese,
sul rilievo, in via generale, che essa non aveva assunto alcun ruolo nel classamento
istituzionale delle emissioni di che trattasi, che aveva provveduto ad acquistare i relativi titoli
presso un intermediario autorizzato ed era priva di pendenze creditorie nei confronti degli
emittenti ed in particolare che non aveva operato alcuna sollecitazione al pubblico risparmio
ne tantomeno aveva provveduto nell'occasione al collocamento dei titoli, limitandosi piuttosto
alla loro negoziazione in conto terzi, che nella specie non era ravvisabile alcuna attività di
consulenza difettando i requisiti di riconoscibilità, che non aveva svolto alcuna attività di
gestione per conto dell'attore, non avendogli costui conferito alcun mandato e non potendo
perciò darsi applicazione agli speciali obblighi di informazione previsti nel caso, che le
operazioni erano state espressamente autorizzate dall'attore, malgrado la loro inadeguatezza,
che essa convenuta non aveva agito in conflitto di interessi non essendo creditrice degli
emittenti e non partecipando al consorzio di collocamento e che non sussistevano in ultimo gli
estremi di fatto per far luogo al pure chiesto annullamento dei contratti per vizio della volontà.
1.3. Di seguito allo scambio degli scritti difensivi previsti dagli articoli 6 e 7 del Dlg 5/03, al
deposito da parte dell'attore dell'istanza di fissazione udienza ai sensi dell'art. 8 l. cit. e al
deposito da parte del convenuto della nota conclusiva ai sensi dell'art. 10 l. cit, il giudice
relatore pronunciava il decreto previsto dall'art. 12 l.cit. e all'udienza, dopo il deposito della
memoria conclusionale da parte Fideuram ed in esito alla discussione delle parti, il collegio si
riservava il deposito della decisione nel termine previsto dall'art. 16, comma quinto, l.cit
MOTIVI DELLA DECISIONE
2. Rammentato preliminarmente che la causa passa in decisione sulla base delle conclusioni
rassegnate dalle parti rispettivamente nell'istanza di fissazione udienza ex art. 9 D.lg. 5/03 e
delle note conclusive ex art. 10 D.lg. 5/03, l'attore chiede che a) venga pronunciato
l'annullamento dei contratti a suo tempo stipulati con la convenuta ed aventi ad oggetto
l'acquisto di bonds Cirio/Del Monte, con ogni ovvia pronuncia restitutoria e b) solo
subordinatamente, previo accertamento della sua responsabilità, la condanna della medesima
al pagamento di un somma equivalente al capitale investito ed in ogni caso c) che la
convenuta sia condannata al risarcimento del danno per mancato incasso delle cedole
semestrali, per mancato guadagno e per lucro cessante derivante dall'impossibilità di disporre
del capitale sino al soddisfo, oltre ogni altro danno e d) previo accertamento del suo
inadempimento per imperizia e negligenza.
3. La domanda sub a), in ciò dovendo pure ritenersi assorbita la conclusiva eccezione di
inammissibilità del patrocinio Fideuram, deve intendersi rinunciata ai sensi dell'art., 1444,
constando che successivamente all'istanza di fissazione udienza, l'attore ha provveduto alla
vendita dei titoli in contestazione, con ciò dimostrando di voler consolidare i riflessi
patrimoniali dei contratti che ne avevano comportato l'acquisizione e dei quali si chiede qui
l'annullamento e, soprattutto, precludendosi l'adempimento dell'obbligo restitutorio che grava
sulle parti in conseguenza dell'accoglimento della pronuncia di annullamento. Risolutivo è in
proposito sotto una prima angolazione il giudizio del S.C. che dopo aver rilevato che
"l'esecuzione volontaria, che dà luogo alla convalida tacita del contratto annullabile, ai sensi
dell'art. 1444, comma 2, c.c., consiste in un comportamento negoziale, il quale si risolve in
un'attività che, tendendo a realizzare la situazione che si sarebbe dovuta determinare per
effetto del negozio annullabile, presuppone per implicito una volontà incompatibile con quella
di chiedere l'annullamento", reputa che "elemento rivelatore della volontà di convalidare il
contratto può essere qualsiasi comportamento attinente all'esecuzione del contratto, cioè non
soltanto quello di stretto adempimento proprio del soggetto passivo di un'obbligazione
nascente dal contratto stesso, ma anche quello posto in essere dalla controparte di
accettazione ed adesione alla prestazione dell'obbligato" (Cass. civ., sez. III, 27/03/2001,
n.4441).
4.1. Le restanti domande, ancorché articolate in termini diversi, fanno perno sul comune
motivo della responsabilità che Fideuram dovrebbe assumere in relazione ai contratti conclusi
con l'attore.
Giova preliminarmente fissare alcuni punti fermi. A) La vicenda di che trattasi si radica per
oggetto (acquisto di strumenti finanziari), caratteristiche (esecuzione di singoli ordini di
acquisto) e modalità (negoziazione nell'interesse di terzi) nell’ambito dei servizi di investimento
descritti dall'art. 1, comma quinto, del TUF, con esclusione perciò di tutte le problematiche
connesse all'applicazione delle norme in tema di sollecitazione al pubblico risparmio,
obbligatorietà dei prospetti e collocamento di strumenti finanziari; B) tra i servizi di
investimento descritti dalla norma, la vicenda trova poi più esatta collocazione nell'ambito
dell'attività prevista dalla lettera b) negoziazione in conto terzi, constando per vero dai
documenti offerti in cognizione dalla convenuta che questa abbia proceduto all'acquisto dei
titoli nell'interesse dell'attore attingendo la loro disponibilità dal cosiddetto mercato
secondario; C) la prestazione dei servizi di investimento é regolata dall'art. 21 TUF che prevede
tra l'altro l'obbligo della diligenza, della correttezza e della trasparenza in capo
all'intermediario e dalle disposizioni contenute nel Reg Consob 11522198, tra cui spiccano in
particolare gli artt. 28 espressione del "know your costumer rule" e 29 che codifica la
"suitability rule"; D) l'intera materia dell'accertamento della responsabilità risponde poi alla
regola dell'art. 23 ultimo comma TUF sull'onere della prova.
4.2. Poste queste coordinate in diritto la difesa attrice lamenta sub 2.1 a) "la violazione della
tutela del risparmio e delle norme atte a salvaguardare la stabilità e l'efficienza del mercato"
sotto lo specifico profilo dell'inosservanza degli obblighi in tema buona fede contrattuale,
trasparenza e informativa, in cui la convenuta sarebbe incorsa sul presupposto che non
avrebbe potuto essere a conoscenza della situazione di "sfascio economico" degli emittenti e
che non avesse debitamente notiziato il XX della rischiosità dell'investimento.
4.3. La censura, ancorché con qualche confusione - è pacifico che nella specie non si ricade
nel campo di applicazione degli artt. 94 ss TUF, non trattandosi di operazione comportante
una sollecitazione al pubblico risparmio, siccome è del pari evidente che buona fede e
trasparenza sembrano riflettere motivi di impugnazione della condotta ascritta a Fideuram
che si appuntano su un preteso vizio della volontà in capo all'attore - è fondata solo in parte.
E' indiscutibile che la specializzazione dell' intermediario che operi professionalmente sui
mercati mobiliari presupponga un'adeguata conoscenza degli emittenti che ne sono attori e
degli strumenti finanziari che vi vengono negoziati. Non a caso l'art. 26 lett. e) del Reg. Consob
11522/98, rimarcando l'obbligo, prevede a carico degli intermediari che costoro debbano
acquisire una conoscenza degli strumenti finanziari, dei servizi, nonché dei prodotti diversi
dai servizi di investimento, propri o di terzi, da essi stessi offerti. adeguata al tipo di
prestazione da fornire".
Ma da ciò ad argomentare che nel raccogliere l'ordine di negoziazione di obbligazioni emesse
dal gruppo Cirio Fideuram fosse pure al corrente della situazione di "sfascio economico"
dell'emittente e abbia perciò violato le regole della buona fede e della trasparenza
sottoponendo al XX la sottoscrizione di bonds Cirio é conclusione che non pare potersi
condividere pienamente. E' infatti provato dai richiami fatti da Fideuram nei propri scritti
difensivi ai servizi apparsi sulla stampa specializzata dedicati alle emissioni del gruppo Cirio
(in ciò trovando per vero attuazione l'onere probatorio di cui l'art. 23, ultimo comma, TUF
grava l'intermediario) che al momento della sottoscrizione degli ordini di acquisto e sino a
poco tempo prima che ne fosse dichiarato lo stato di default, i bonds Cirio erano tra i titoli più
apprezzati dal pubblico degli investitori perché si erano mostrati in grado di garantire
rendimenti più elevati rispetto a quelli medi del mercato e non avevano sino ad allora deluso
le aspettative reddituali dei singoli sottoscrittori e tra essi anche del XX, avendo infatti costui
percepito nelle more il pagamento di cedole su dette emissione per complessivi euro 2392,11
(doc. 4 convenuto). Nessuno può negare che il dissesto finanziario del gruppo Cirio avesse
cause strutturali di lungo periodo, legate ad una politica di largo indebitamento verso il
mercato non adeguatamente garantita da attività patrimoniali di peso corrispondente; e
neppure é da credere che gli operatori siano rimasti semplici spettatori passivi di fronte a
questo andamento finanziario e che, presa cognizione del progressivo aggravamento della
situazione patrimoniale, non abbiano posto in essere condotte volte a scaricare altrove gli
effetti di una probabile insolvenza. Si tratta, però, di considerazioni, che se da un lato
rimandano al problema dell'efficienza della rete dei controlli e dall'altro rendono urgente
l'accentuazione dei profili di tutela del risparmio, hanno tuttavia più in generale una valenza
giuridica squisitamente de iure condendo, giacche in linea di regolamentazione del caso
concreto nulla comprova - ed anzi vi è come si è visto la prova contraria- che Fideuram fosse a
conoscenza dello stato di dissesto di un gruppo Cirio capace prima del default di
corrispondere perfino un rendimento al sottoscrittore.
4.4. Resta il nodo dell'informativa dovuta all'investitore. Qui la censura si vale di un maggior
grado conforto.
E’ noto che la rete degli obblighi informativi cui sono tenuti gli intermediari abilitati, oltre a
trovare più generale sanzione nella lettere b) dell'art. 21 del TUF, giusta il quale é fatto obbligo
ai soggetti abilitati di "acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che
essi siano sempre adeguatamente informati", trova più diretta attuazione nell'art. 28 del Reg.
Consob 11522/98 secondo gli intermediari devono "chiedere all'investitore notizie circa la sua
esperienza in materia di investimenti in strumenti finanziari, la sua situazione finanziaria, i
suoi obiettivi di investimento, nonché circa la sua propensione al rischio" e nell'art. 29 dello
stesso regolamento che, nel riprendere quanto il secondo comma dell'art. 28 prescrive circa il
dovere degli intermediari di astenersi dall'effettuare o consigliare operazioni se non dopo aver
fornito all'investitore informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della
specifica operazione, prevede espressamente che "gli intermediari autorizzati, quando ricevono
da un investitore disposizioni relative ad un'operazione non adeguate, lo informano di tale
circostanza e delle ragioni per cui non è opportuno procedere alla sua esecuzione" e, qualora
l'investitore intenda comunque dare corso all'operazione, possono eseguire l'operazione previo
ordine scritto o previa registrazione dell'eventuale ordine telefonico.
Con ciò il legislatore di secondo livello è venuto a dare attuazione nel nostro ordinamento alla
duplice regola del "know your customer" e della "suitability", in guisa delle quali i servizi di
investimento debbono adeguarsi al profilo patrimoniale del singolo investitore e
presuppongono perciò che l'intermediario acquisisca una preventiva conoscenza delle
attitudini speculative del proprio interlocutore. Si tratta di regole destinate ad operare
sinergicamente e che in linea astratta dovrebbero completarsi nel senso che l'adeguatezza
della singola operazione è ponderabile in ragione della conoscenza che l'intermediario abbia
potuto previamente acquisire del profilo patrimoniale dell'investitore.
La connessione funzionale tra le due regole non è però una relazione obbligata, sicché il fatto
che il cliente abbia voluto tacere le informazioni necessarie a valutare la sua propensione al
rischio non solleva l'intermediario dall'obbligo di informarlo comunque dei rischi connessi ad
una determinata operazione che questi abbia in animo di fare, anche perché, pur in difetto di
informazioni privilegiate, l'operatore potrà maturare le proprie valutazione sulla scorta delle
esperienza e dei comportamenti tenuti dall'investitore in occasione di precedenti operazione e
comunque attenendosi al metro di una valutazione prudenziale, tanto più obbligata quanto
più si consideri che la diligenza qui richiesta è quella del secondo comma dell'art. 1176.
Ora nella specie Fideuram, una volta preso atto che il XX non era intenzionato ad offrire
maggiori le informazione dell'art. 28 lett. a), ha creduto di poter uniformarsi alle regole
anzidette, facendo sottoscrivere al XX in calce a ciascuno degli ordini di acquisto dei bonds
Cirio, la comunicazione secondo cui, in base alle informazioni in possesso della banca e per
gli aspetti di rischio connessi, l'operazione risultava "inadeguata" seguita dalla espressa
dichiarazione "chiedo che l'operazione venga comunque effettuata".
E' indubbio che così facendo la Banca, non disponendo delle informazioni privilegiate utili a
conoscere il profilo patrimoniale del proprio investitore, si sia voluta prudenzialmente attenere
ad un criterio di massima capace di porla a riparo dalle implicazioni negative dell'operazione
ordinata. L'autorizzazione però non può costituire un comodo espediente cui gli intermediari
ricorrono ogni qualvolta il profilo patrimoniale del proprio cliente non sia pienamente
conoscibile o, peggio. per scansare preventivamente il rischio sotteso a qualsisia investimento
in strumenti finanziari. Gli intermediari abilitati a prestare i servizi di investimento sono
operatori professionale particolarmente qualificati (in genere banche o società di
intermediazione mobiliare) che dispongono delle conoscenze, delle capacità e delle risorse
necessarie per operare "con diligenza, correttezza e trasparenza nell'interesse dei clienti e per
l'integrità dei mercati" (art. 21 TUF), sicchè ogni operazione di investimento deve comunque
essere ponderata in ragione della rischiosità che essa rivesta per l'investitore, anche quando
questo si astenga dal dare le informazione richieste.
Si tratta in definitiva di trovare un giusto punto di equilibrio tra "know your customer rule" e
"suitability rule" e l'art. 29 effettivamente persegue questo obiettivo, imponendo che
l'intermediario, richiesto di dar corso ad un'operazione non adeguata informi l'investitore delle
"circostanze e delle ragioni per cui non è opportuno procedere alla sua esecuzione". Ora è da
credere che se le finalità della norma regolamentare siano quelle di assicurare la composizione
del conflitto tra interesse dell'investitore a far eseguire l'operazione malgrado l'operatore,
anche in ragione delle scarse informazioni possedute sulla situazione patrimoniale del proprio
cliente, lo abbia avvertito della sua inadeguatezza, e l'interesse dell'intermediario ad evitare
l'esposizione generala da un'operazione giudicata rischiosa, esse possono essere soddisfatte
solo attraverso un'informativa che sia quanto mai puntuale delle circostanze e delle ragioni
per le quali l'intermediario reputi che l'operazione non sia adeguate alla classe di rischio cui
appartiene il proprio cliente. Non basta cioè una semplice comunicazione cui faccia seguito la
dichiarazione dell'investitore che intende comunque procedere all'operazione. Le modalità con
cui solitamente gli operatori raccolgono le sottoscrizioni dei propri clienti, di cui chiunque
abbia dimestichezza con il mondo bancario ha piena cognizione, impongono che l'obbligo di
informativa circa la non adeguatezza dell'operazione sia assolto nel modo più completo e
circostanziato possibile ovvero comunicando al cliente non solo che l'operazione é inadeguata,
ma anche le circostanze e le ragioni per le quali essa lo sia; di tal che la comunicazione che
figura in calce ai contratti sottoscritti dal XX, per i termini in cui è redatta e per l'assoluta
carenza di ogni più dettagliata indicazione delle "ragioni e delle circostanze" per cui
l'operazione non si reputa adeguata deve ritenersi inidonea a realizzare l'obbligo informativo
dell'art. 29.
5. Ne discende perciò, riguardo l'azione di condanna esercitata dal XX, che il profilo
costitutivo di essa consistente nella violazione da parte di Fideuram di una norma provvista di
efficacia imperativa - l'efficacia imperativa non sembra per vero discutibile: da ultimo Trib.
Mantova 18 marzo 2004. in GI, 2004, 2124 -, in difetto di ogni più specifica istanza, genera di
per sé sola, in ciò assorbendosi dunque ogni altro motivo di doglianza, la responsabilità della
convenuta a risarcire il danno patito dal XX per effetto di questa condotta.
Senonché è opinione del collegio che nella specie il danno risarcibile al XX debba essere
doverosamente contenuto. Intanto corre l'obbligo di avvertire che rispetto all'ammontare
originario dell'investimento realizzato dal XX nella sottoscrizione di emissioni Cirio, il
pregiudizio lamentato deve essere ridimensionato già nelle grandezze iniziali e si è poi
considerevolmente ridotto per le vicende di causa. Ed infatti occorre tener presente per un
lato che il XX, come è reso pacifico dal doc. 4 di parte convenuta, prima che le obbligazioni
Cirio divenissero "carta straccia", aveva avuto modo di lucrare un primo sia pur modesto
guadagno riscuotendo le cedole nel frattempo maturare. Va da sé poi che il guadagno
realizzato con la cessione a terzi dei bonds Cirio in suo possesso avvenuto nelle more del
giudizio pari ad euro 60.872.46=, oltre a dimostrare che, sia pure in misura ridotta, i bonds
Cirio avevano conservato un certo contenuto patrimoniale, non può che contenere
ulteriormente l'entità di un eventuale risarcimento. Né in questo ordine di idee è privo di
rilievo il fatto che più in generale il gruppo Cirio, chiusa la fase cruciale seguita al default e
alla ristrutturazione avviata durante l'amministrazione straordinaria, come si apprende da
notizie di cronaca di questi giorni, ha in parte proceduto alla collocazione di alcuni importanti
assets aziendali come quello delle conserve alimentari e come quello dei succhi di frutta e sta
procedendo alla collocazione presso investitori esteri degli altri (detergenti), il tutto con la
ragionevole prospettiva di veder accrescere il proprio patrimonio attivo e con la conseguenza
perciò che solo a chiusura delle procedure concorsuali potrà effettivamente dirsi se i crediti
fatti valere dai Cirio's peoples abbiano o meno, e in che misura, una possibilità di essere
soddisfatti.
In ultimo venendo al caso dell'architetto XX occorre dire che le emissioni da lui sottoscritte
erano tutte di scadenza successiva all'instaurazione della causa e che la dichiarazione di
default, riguardante peraltro altre emissione di data antecedente, lungi dal determinare
l'insolvenza circa la somma capitale, ha solo precluso, in conseguenza della sottoposizione del
gruppo Cirio alle procedure dell'amministrazione controllata, la corresponsione dei rendimenti
periodici previsti per ogni emissione sottoscritta dal XX, di tal che solo in relazione a ciò può
effettivamente dirsi che il XX abbia subito un danno patrimoniale concreto ed attuale.
Si impone perciò la condanna della Fideuram al pagamento delle somme dovute in
conseguenza dello stacco periodico delle cedole previste per ciascuna delle emissioni
sottoscritte dal XX, somme da maggiorarsi di rivalutazione ed interessi trattandosi di
obbligazione risarcitoria.
6. Le spese avuto riguardo alla novità della materia e al motivo della decisione possono essere
integralmente compensate.
PQM
1) Accoglie parzialmente la domanda proposta da XX nei confronti di Banca Fideuram s.p.a.
con atto di citazione notificato il 12 marzo 2004 e, per l'effetto, condanna parte convenuta al
pagamento delle somme corrispondenti ai rendimenti periodici dovuti sulle emissioni per cui è
causa dalla data dell'ultimo pagamento effettuato sino alla vendita dei titoli, oltre
rivalutazione e interessi legali sulla somma capitale annualmente rivalutata dalla domanda
alla sentenza e interessi legali sulla risultante dalla sentenza al saldo
2) Compensa ogni spesa di lite.
Così deciso nella camera di consiglio della seconda sezione civile Bologna 31 maggio 2005
Il Presidente
Dott. Bruno Merlettano
Il Giudice Relatore
Dott. Marco Marulli
Depositato in Cancelleria il 14/07/2005
rolieg

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