Banche e ignoranza dei clienti

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Studio Dolza & De Vit
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Banche e ignoranza dei clienti

Messaggio da Studio Dolza & De Vit » ven apr 30, 2010 10:36 am

Riusciamo finalmente ad attivare la nuova iniziativa oggetto della nostra precedente presentazione.

L’obbiettivo NON è quello di svolgere un’azione di tipo promozionale che non ci interessa.

Il nostro desiderio è di contribuire a creare una cultura finanziaria diversa, completamente slegata da aspetti commerciali e finalizzata ad aiutare – chi avrà la pazienza di seguirci – a capire meglio quanto il mondo della finanza sia legato alla vita quotidiana e a valutare serenamente ma consciamente quanto si scrive e si legge (spesso a sproposito) sulle varie fonti di informazioni a cui normalmente tutti accediamo (televisione, quotidiani, internet, banche ecc.). Inoltre in diverse occasioni ci è stato domandato dove trovare fonti di informazione attendibili a cui attingere; la risposta a questa richiesta è la seconda motivazione che ci spinge ad attivare questo servizio.

Questi interventi conterranno articoli o riferimenti estrapolati dalla stampa specializzata o link a pagine di siti contenenti le informazioni che riterremo interessante proporVi.

Il tempo (prezioso per tutti!) che potrete dedicare alla lettura di questi documenti sarà davvero contenuto, ma crediamo possa essere realmente un ottimo investimento in cultura finanziaria che ci piacerebbe possa esserVi di aiuto.

Crediamo infatti che apprendere e quindi capire, sia il modo migliore per fare scelte consce e quindi razionali.

In questo primo intervento facciamo riferimento al grave problema delle asimmetrie conoscitive. Alleghiamo un interessantissimo articolo tratto da Il Sole 24 Ore di circa del 11.04.2009 che riteniano ancora assolutamente attuale e talmente interessante da non necessitare di commento da parte nostra.

Le banche? >>Guadagna(va)no molto per l'ignoranza dei clienti<<

Sono un dipendente di un primario istituto di credito italiano. Dopo aver lavorato due anni come analista finanziario, ho intrapreso un percorso come gestore della clientela retail. Sono rimasto stupefatto dalla scadente qualità della consulenza finanziaria che viene fornita nel nostro Paese; i "consulenti" sono semplici collocatori di prodotti e tutto quelo che la Mifid aveva promesso è rimasto una chimera. Nel raffronto internazionale, peraltro, i risparmiatori italiani sono quelli che ottengono il voto più basso in termini di conoscenza economico-finanziario (meno di 4 decimi, contro 7,2 in Olanda e Svezia e 6,3 negli Stati Uniti; fonte: Luigi Guiso, Michael Haliassos e Tullio Jappelli >>Households Stockholding in Europe. Where do we Stand? Where do we go?<< Economic Policy, 2003, February).
Adesso, se da un lato sembra essere evidente la scarsa eticità degli intermediari finanziari, dall'altro lato notiamo come essi possano permettersi tali comportamenti (in particolare esiste un forte conflitto di interessi nel collocamento di Fondi e Sicav delle proprie Sgr da parte degli istituti) "grazie" alla scarsa conoscenza in materia economico-finanziaria dei risparmiatori italiani.
Il mio consiglio è duplice: cercate di coltivare la vostra cultura finanziaria leggendo, per esempio, giornali economici e interessandovi maggiormente a come investite il vostro denaro; in secondo luogo cercate un buon consulente così come cerchereste un buon medico se aveste necessità di curarvi.
Diceva Socrate: >>L'ignoranza è l'origine di tutti i mali<<. Quanto detto, evidentemente, non per dare ai risparmiatori la colpa di questa crisi senza precedenti bensì per spronarli a proteggersi da atteggiamenti che hanno fatto, stanno facendo e faranno serissimi danni alle loro tasche.
E.R. - (via e-mail)
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Può una direttiva indurre modifiche nei comportamenti dell'offerta di determinati beni? Sì, se chi domanda quei beni e quei servizi è consapevole. No, se chi domanda quei beni e quei servizi è nella maggior parte dei casi privo delle conoscenze necessarie per capire se il proprio interlocutore si sta comportando veramente nel suo interesse e, in caso negativo, cambiarlo.
La Mifid si è preoccupata di caricare gli intermediari di ulteriori adempimenti burocratici (i cui costi vengono ovviamente ribaltati sui clienti) ma a oggi non pare essersi ancora tradotta in un miglioramento della consulenza prestata ai clienti delle banche. Non faccio fatica a credere alle sue parole: >>I consulenti sono semplici collocatori di prodotti<<, vincolati - aggiungo io – al raggiungimento di obiettivi di vendita. Il fatto è che la maggior parte dei clienti delle banche, priva delle conoscenze citate, o non se ne rende conto, oppure, se lo intuisce, ritiene che tanto sia inutile cambiare perché gli intermediari e i prodotti sono tutti uguali. Il che è falso, ma ciò che conta è che in questo modo le banche possono continuare a fruire di lauti margini reddituali che soltanto mercati caratterizzati da profondi gap cognitivi tra domanda e offerta possono garantire. Un azzardo morale, quindi, ben spiegato dagli studi del premio Nobel dell'Economia Joseph Stiglitz. Nel mercato delle auto, per fare un paragone, non è possibile spuntare i profitti dell'industria bancaria: perché gli acquirenti di auto sono generalmente molto più informati di quelli di servizi finanziari.
Certo è che la grande crisi finanziaria sta rappresentando – forse senza possibilità di ritorno – una svolta nella redditività delle banche. Il drastico calo dei profitti non sembra dovuto a una presa di coscienza da parte dei risparmiatori dello scarso valore aggiunto ottenuto in cambio dei costi pagati. Le sue origini sono da ricercarsi più nel rapporto delle banche con i mercati dei capitali. È lecito tuttavia attendersi che la grande crisi possa indurre le banche a ricercare una redditività più fisiologica, quindi più contenuta e soprattutto più sostenibile, nelle sue varie attività, tra le quali hanno un ruolo di primo piano la consulenza agli investimenti e la gestione del risparmio.
Attesa c'è anche sul ruolo che potrà giocare nei prossimi mesi l'autorità di controllo, la Consob, che ha dedicato la fase iniziale del recepimento a spiegare a banche e intermediari come gestire il passaggio nell'era Mifid. Esauritasi questa fase, potrebbe aprirsi un periodo meno amichevole, nel quale la Consob, tramite ispezioni, entrerà nel merito dei processi di consulenza e verificherà – con i poteri di indagine che la legge le attribuisce – se effettivamente a fronte dei costi pagati i clienti abbiano ricevuto un servizio adeguato. Uno dei meriti (finora pochi) della Mifid è quello di aver obbligato gli intermediari a garantire la tracciabilità del processo di consulenza, al fine di permettere all'authority di controllarne la correttezza.
Occorre poi chiedersi se i deficit cognitivi dei risparmiatori possano almeno parzialmente venire coperti. In Italia, come lei fa emergere, ci sono abissi di conoscenza che suggeriscono un intervento pubblico in materia, tenuto conto dei costi sociali che sono causati da una inefficace e inefficiente allocazione dei risparmi. Non è colpa degli italiani se nessuna scuola ha insegnato loro la differenza tra azioni e obbligazioni, tra polizze Vita e fondi comuni. I programmi di educazione finanziaria dei cittadini rientrano tra le raccomandazioni Ocse; Robert Shiller della Yale University nel suo libro >>The Subprime Solution<< (tradotto in >>Finanza Shock<< dell'Egea, 2008) propone l'educazione finanziaria di massa come antidoto alle catastrofi finanziarie. In un suo recente intervento sul >>New York Times<<, Shiller quantifica in 15 miliardi di dollari all'anno il costo di un'educazione finanziaria rivolta a 50 milioni di americani, e giustamente evidenzia l'irrilevanza della cifra rispetto ai trilioni di denaro pubblico oggi necessari per salvare l'industria finanziaria e l'economia Usa dalla crisi scaturita dai debiti sproporzionati contratti dagli acquirenti di case.
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Ci sono particolarmente cari questi due assunti:

1. So di non sapere (Socrate)

2. Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare (Seneca)[/img]
Roberto Dolza
Antonietta De Vito
Studio Dolza & De Vito
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Skype: studio-dolzadevito

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