OFFERING CIRCULAR cod.DE0003045357

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Messaggio da rolieg » mer gen 28, 2009 10:51 am

Inflazione

Dall'introduzione del Piano di Convertibilità,il tasso annuo di inflazione misurato in base al CPl,si è ridotto drasticamente, passando dal 1.343,9% nel 1980 allo 0,3% nel 1997. Durante il 1998,11 CPI è aumentato dello 0,7%.

La tabella riportata sotto presenta il tasso di inflazione per i periodi indicati.

Inflazione

Prezzi al Consumo,Incremento rispetto al periodo precedente (1) / Prezzi al Consumo,Incremento rispetto al periodo precedente (1)

1993: 7,4% / 0,1%
1994: 3,9 /3,0
1995(2): 1,6 /5,8
1996(2): 0,2 / 2,1
1997(2): 0,3/ (0,9)
1998(2): 0,7/ (6,3)
1999(2)
gennaio: 0,5/ (0,5)
febbraio: (0,2) (0,8)
marzo: (0,8) 0,1
aprile: (0,1) 0,9

____________________________________________
(1)Tasso della variazione espresso in percentuale.
(2) Nel 1996 è stato introdotto un nuovo indice, detto "Indice Precios Internos al por Mayor" (IPIM). L'IPIM è simile, a grandi linee, all'indice utilizzato precedentemente per determinare l'inflazione dei prezzi all'ingrosso, con qualche differenza rispetto alla media ponderata delle merci misurate. Anche per il 1995 le cifre sono state ricalcolate sulla base dell'indice IPIM.
Fonte: INDEC.



Tassi di cambio e riserve internazionali

Nel dicembre 1989, fu introdotto un tasso di cambio libero per tutte le transazioni in valuta estera. La Banca Centrale partecipa attivamente ai mercati valutari internazionali, dove opera per mantenere costante il tasso di cambio peso-dollaro USA, vendendo e, dal gennaio 1995, anche acquistando dollari USA al tasso di uno a uno, allo scopo di controllare la
liquidità di mercato e preservare le riserve valutarie argentine. Anche le principali banche e i grandi importatori ed esportatori
esercitano un ruolo essenziale su questo mercato. Grazie alla facilità di conversione tra peso e dollaro USA, voluta dalle
politiche valutarie del governo, le variazioni del tasso di interesse statunitense costituiscono un fattore significativo nel determinare i flussi di capitali in queste due valute.
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Messaggio da rolieg » mer gen 28, 2009 11:14 am

Nella seguente tabella sono riportati i dati relativi alle riserve valutarie della Banca Centrale per i periodi indicati.

Riserve valutarie (1)

A1 31 dicembre 1993/ 1994/1995/1996/1997/1998/Al 30aprile 1999
(milioni di dollari USA)

Attivo

Oro
$1.672/ $1.651/ $1.679/ $1.611/--/ $ 124/$121;

Disponibilità liquide
86/ 100/ 176/ 42/ $ 120/76/36;

Depositi (2)
382 612 1.496 1.166 50 631 629;

Depositi a vista
536 577 559 562 161 264 80;

Depositi fruttiferi
12.632 13.032 12.032 16.334 167 25.124 22.946;

Indennità ALADI (nette)
(22) 57 22 31 22.267 30 23;

Titoli di Stato argentini
1.909 1.864 2.543 1.793 42 1.618 1.732;

Altro
27 37 (0) 0 1.826 0 0;

Depositi dello Stato presso la Banca Centrale
--/--/--/--/0/--/--;
--/--/--/--/--/(1.343)--;
--/--/--/--/(325)/--/--;

Riserve valutarie lorde (3)
--/--/--/--/--/--/--;

Passivo
17.223/ 17.930/--/--/--/--/25.568;
15.189 16.267 18.506 21.539 24.308 26.524 23.925;

Riserve valutarie nette
--/--/17.318/20.411/22.401/24.693/--;
--/ $1.663/--/--/--/--/--;
$2.034/--/--/--/$1.907/--/$1.643;
--/--/$1.188/$1.128/--/$1.831/--;


__________________________________
I totali potrebbero non corrispondere per via degli arrotondamenti.
(1)Tutte le cifre sono riportate al valore di mercato alla data indicata.
(2) Depositi delle banche commerciali presso la Banca Centrale.
(3)Tra il 1993 e il 1996, i depositi dello Stato presso la Banca Centrale erano compresi nelle riserve valutarie lorde. Dal 1997, le riserve valutarie lorde non comprendono tali depositi. -
Fonte: Banca Centrale



Le riserve valutarie lorde dell'Argentina presso la Banca Centrale sono aumentate passando da 17,2 miliardi di dollari USA nel 1993 a 25,6 miliardi di dollari USA al 30 aprile 1999, grazie soprattutto all'aumento dei depositi fruttiferi.

Mercati mobiliari

L'Argentina ha un attivo mercato obbligazionario e azionario. Il mercato di titoli industriali obbligazionari è in via di sviluppo. La capitalizzazione del mercato mobiliare argentino al 31 dicembre 1997 era di 42,7 miliardi di dollari USA per i titoli di stato, di 3,8 miliardi di dollari USA per i titoli obbligazionari industriali e 59 miliardi di dollari USA per i titoli azionari, per un totale di 105,5 miliardi di dollari USA. La capitalizzazione del mercato mobiliare argentino al 31 maggio 1998 era di 41,6 miliardi di dollari USA per i titoli di stato, di 5,6 miliardi di dollari USA per i titoli obbligazionari industriali e 53,6 miliardi di dollari USA per i titoli azionari, per un totale di 100,8 miliardi. Questa riduzione della capitalizzazione del mercato è da attribuirsi alla flessione delle borse valori e alla diminuzione dei prezzi dei titoli di stato verificatisi a seguito della Crisi Asiatica.

I mercati mobiliari sono sotto la supervisione della Comisión Nacional de Valores ("Commissione Nazionale per i valori mobiliari", o "CNV"), che controlla tutti gli operatori che effettuano transazioni sui mercati dei titoli pubblici e disciplina e controlla le offerte pubbliche di tutti i titoli, tranne le emissioni primarie dei titoli di stato. Inoltre, dal 1 novembre 1992, operano in Argentina diverse agenzie di rating.
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Messaggio da rolieg » mer gen 28, 2009 11:21 am

Nei mercati di capitali sono state introdotte importanti riforme atte a favorire gli investimenti esteri. A partire dal 1989, i mercati di capitali sono stati liberalizzati attraverso l'eliminazione delle restrizioni alla circolazione dei capitali esteri. Sono state prese misure per creare il contesto necessario all'introduzione di prodotti finanziari non bancari sui mercati di capitali. Tra queste misure, il progetto per l'istituzione di un mercato di future e opzioni. Tra il 1991 e il 1992, al fine di promuovere gli scambi sui mercati azionari, il governo ha abolito il controllo statale sulle tariffe di intermediazione e ha eliminato le tasse sui trasferimenti e le imposte di bollo sulle operazioni in titoli. Inoltre, nel 1993, il Parlamento ha approvato una legge che consente una maggiore flessibilità dei portafogli di investimento dei fondi comuni, grazie alla creazione di fondi a reddito fisso.


Titoli di stato e buoni del tesoro

Il mercato obbligazionario argentino è dominato dai titoli di stato, soprattutto Bocones e Brady e, dal 1994, da Bontes e Letes (vedi: "Debito pubblico - Descrizione del Debito e della Ristrutturazione del Debito" - "II Piano Brady" - "Bocones" e "Bontes e Letes").

Prima del 1989, lo Stato emetteva diversi titoli indicizzati denominati in austral, che venivano scambiati sui mercati a pronti. II 28 dicembre 1989, tuttavia, tutti i titoli di stato ad eccezione dei Bonex furono rifinanziati in Bonex 89 conformemente alle misure di stabilizzazione intraprese dal governo. Successivamente, il governo emise due strumenti denominati in austral: il Bic (Sono de Inversión y Crecimiento) e il Bocrex (Sono de Crédito a la Exportación). II 10 settembre 1991 ai titolari di Bocrex fu concessa l'opzione di scambiare i propri titoli con un nuovo titolo di stato denominato in dollari USA, il Bote (Bono del Tesoro). Nel 1991 e 1992 si ebbe un sostanziale incremento dei titoli di stato circolanti grazie all'offerta dei Bocones (Bonos de Consolidación) e lo stesso avvenne nel 1993 con l'emissione dei Brady (vedi: "Debito Pubblico").

L'11 agosto 1994, il governo annunciò la creazione di un mercato dei buoni del tesoro sotto il controllo e la supervisione del Tesoro. Prima dell'istituzione del mercato argentino dei buoni del tesoro il mercato obbligazionario a breve e medio termine in pesos era composto esclusivamente da certificati di deposito. Uno degli obiettivi del governo nel creare un mercato dei buoni del tesoro consisteva nel fissare dei punti di riferimento per i tassi di interesse a breve termine. Nell'aprile del 1996, il Tesoro annunciò nuove misure atte a migliorare il funzionamento del mercato dei buoni del tesoro. Fu creata una stanza di compensazione per gestire tutte le transazioni sui buoni del tesoro e fu fissato un calendario di aste pubbliche regolari per i buoni del tesoro. In base al nuovo sistema istituito dal Tesoro, le emissioni a breve termine con scadenza a tre, sei o dodici mesi sono chiamate Letes, e i titoli di stato a media e lunga scadenza sono detti Bontes. Letes e Bontes possono essere denominati in pesos o in dollari U.S.A. Al 31 dicembre 1998 i Letes circolanti erano pari a 3,1 miliardi di dollari USA e i Bontes a 3,8 miliardi di dollari USA.


Obbligazioni societarie

Nel luglio 1988, fu adottata una legislazione a favore dello sviluppo del mercato obbligazionario industriale in Argentina. Le obbligazioni societarie sono emessi al portatore oppure sono nominativi e possono essere rimborsati in valuta nazionale o estera, a seconda delle condizioni e dei termini stabiliti all'emissione. I tassi di interesse sui titoli obbligazionari industriali possono essere fissi o variabili e fluttuano notevolmente in funzione delle condizioni di mercato e dell'affidabilità di credito dell'emittente. La maggior parte dei titoli obbligazionari sono denominati in dollari USA.


Azioni

II mercato azionario argentino è controllato dalla CNV, dalle Bolsas de Comercio (Borse Valori) e dalla Caja de Valores S.A. (una stanza di compensazione). In Argentina esistono dodici borse valori, di cui sette sono autorizzate a quotare titoli: Buenos Aires, La Plata, Córdoba, Mendoza, Santa Fé, Rio Negro e Rosario. La più grande e antica è quella di Buenos Aires, fondata nel 1854. Nonostante la sua notevole volatilità, il mercato azionario argentino è cresciuto in termini di capitalizzazione da 42,9 miliardi di dollari USA nel 1993 a 53,6 miliardi al 31 maggio 1998. Sebbene il numero delle società quotate in borsa è diminuito da 165 al 31 dicembre del 1993 a 129 al 31 maggio 1998, nello stesso periodo sono state quotate per la prima volta alla Borsa di Buenos Aires aziende di grandi dimensioni recentemente privatizzate, come la YPF, e ciò ha portato a una notevole espansione del mercato azionario sia in termini di capitalizzazione che in termini di volume degli scambi. Durante la Crisi Globale 1997-1998, tra il 22 ottobre 1997 e il 30 dicembre 1997, la Borsa di Buenos Aires ha perso il 20,3%. Nel 1998 ha perso un ulteriore 38,2%. Tra il 1 gennaio 1999 ed il 31 maggio 1999 la Borsa di Buenos Aires ha recuperato il 22,2%.

La seguente tabella riporta i dati della capitalizzazione del mercato, il volume e il numero di società quotate sul mercato azionario argentino alle date indicate.
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Messaggio da rolieg » mer gen 28, 2009 11:30 am

Mercato azionario argentino

Al 31 dicembre 1993/ 1994/ 1995/ 1996/ 1997/Al 31 maggio 1998

Capitalizzazione del mercato (Miliardi di dollari USA)
$ 42,9 $ 36,5 $ 37,1 $ 42,5 $ 59,0/--;

Volume (miliardi di dollari USA)(1)
$ 59,5 $ 124,3 $ 98,7 $ 166,0 $ 110,4 $ 53,6;

Numero di società quotate
165 157 144 140 129 $ 30,4;
--/--/--/--/--/129;

____________________________________________
(1)Sulla borsa valori di Buenos Aires e il Mercado Abierto Electrónico (Mercato Telematico Aperto, attualmente un mercato dedicato allo scambio di titoli obbligazionari industriali. Prima del maggio 1993, sul Mercato Telematico Aperto venivano scambiate sia azioni che obbligazioni).
Fonte: CNV.



I privati costituiscono la più vasta categoria di investitori sui mercati di capitali argentini. Gli investimenti da parte di banche e compagnie assicurative sui mercati azionari sono soggetti a limitazioni legislative. Sebbene attualmente i fondi comuni di investimento rappresentino una piccola parte del mercato dei capitali argentino, la capitalizzazione totale dei fondi di investimento in Argentina è aumentata, passando da 0,4 miliardi di dollari USA nel 1994 a 5,3 miliardi di dollari USA nel 1997. Lo sviluppo di questa forma di investimento e gli incrementi degli attivi dei fondi pensione argentini istituzionali, risultato delle riforme che hanno interessato la previdenza sociale, hanno creato un mercato più vasto e innalzato il livello delle attività sulla Borsa Valori di Buenos Aires (vedi: "Finanza Pubblica - Riforma della Previdenza Sociale").


Finanza del settore pubblico

Considerazioni generali

Nel settore pubblico argentino rientrano lo Stato (compresi conti speciali e agenzie decentralizzate), il sistema di previdenza sociale e le imprese non finanziarie del settore pubblico. I trasferimenti dello Stato alle amministrazioni provinciali fanno parte dei conti pubblici. La quota di gettito fiscale riscossa dalle amministrazioni provinciali, esclusi i trasferimenti dello Stato, e le spese delle amministrazioni provinciali non rientrano nella finanza pubblica. Il saldo complessivo comprende gli importi netti degli interessi pagati dalla Banca Centrale sul debito estero e gli interessi attivi sulle riserve valutarie della Banca Centrale.

L'imposizione fiscale è di competenza del Parlamento, delle assemblee legislative provinciali e, entro certi limiti, dei comuni. Il potere impositivo, tuttavia, non è definito chiaramente dalla legge. Nell'interpretare la Costituzione argentina, la Corte Suprema ha concluso che i tributi sul commercio estero possono essere imposti solo dallo Stato e che, in generale, il potere impositivo a livello federale è limitato ad alcune imposte indirette e a imposte dirette di natura temporanea, applicate soltanto in circostanze eccezionali. Tuttavia, a causa dell'inefficienza dell'esazione a livello provinciale, lo Stato ha assunto gran parte del potere impositivo. Le imposte federali devono essere autorizzate da un atto legislativo del Parlamento, anche se il ramo esecutivo ha il potere di emanare norme e decreti attuativi. Il Ministero dell'Economia è responsabile della riscossione delle imposte, principalmente attraverso la Dirección Generai Impositiva (Direzione Generale delle Imposte, o "DGI").

Attualmente, il governo federale impone imposte sul reddito e altre tasse che, in base alla Costituzione, possono essere riscosse dalle province, ma che vengono assunte dal governo, che condivide il relativo gettito fiscale con le province. Le imposte "condivise" o "compartecipate" comprendono le imposte sul reddito, l'IVA e le imposte sui consumi interni. Nel 1994 lo Stato, le province e Buenos Aires stipularono un accordo sulle imposte in compartecipazione, che prevedeva la creazione di un'agenzia federale per il controllo del rispetto del regime di compartecipazione. Questa agenzia è composta dai rappresentanti di tutte le province e di Buenos Aires. Originariamente l'accordo sull'imposizione in compartecipazione sarebbe dovuto scadere nel dicembre 1996, ma è stato prorogato fino al dicembre 1998.
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Messaggio da rolieg » mer gen 28, 2009 11:31 am

Il Jefatura del Gabinete de Ministros (il Capo del Consiglio dei Ministri) è responsabile della redazione del bilancio annuale dello stato, che viene sottoposto all'approvazione del Presidente e del Parlamento. Dopo l'approvazione del bilancio, vengono erogati trimestralmente i finanziamenti alle agenzie e alle province. L'Audítoria Generai de la Nación (Agenzia di Revisione Generale Nazionale) ha la responsabilità di verificare la conformità del bilancio redatto dallo Stato e dalla sue agenzie alle norme vigenti. La Legge sull'Amministrazione Finanziaria del Settore Pubblico vieta allo Stato di ricorrere all'indebitamento per far fronte a deficit di esercizio, tranne in caso di emergenza nazionale. Se durante l'esercizio le entrate pubbliche si rivelano inferiori al previsto, lo Stato deve correggere le voci di spesa per rientrare nel bilancio.


Conti del settore pubblico

Nelle tabelle che seguono presentiamo i dati relativi ai conti del settore pubblico (calcolati su valori di cassa) in miliardi di dollari USA rispettivamente per i periodi indicati ed in percentuale rispetto al PIL.


Prospetto riassuntivo dei conti del settore pubblico
1993/ 1994/ 1995/ 1996/ 1997/ 1998
(miliardi di dollari USA)

Entrate
I m p o s t e d e 11 ' a m m i n i strazi o n e nazionale
$29,04 $31,61 $31,03 $33,18 $38,35 $40,36
13,36 14,08 13,70 10,28 12,20 11,99

Contributi sociali (1)
Imprese pubbliche operative
5.03 1,44 1,09 0.05 0,05 0.06
4,26 1,58 134 0,01 0,01 0.00

Entrate
0,77 (0,14) (0,05) 0.05 0,04 0,06

Spese
2,69 3,13 3,21 2,54 3,25 3,59

Totale

Proventi non tributari
0,14 0,07 0,08 0,37 0.43 0,41

Reddito da capitali (escluse privatizzazioni)
46,00 48,75 47,97 46,42 54,25 56,41

Entrate totali

Spese (esclusi gli interessi passivi)
5,94 6,66 6,64 6,75 7,22 6,76
2,13 2,01 2,06 2,14 2,24 2,37

R e t r i b u t z i o n i
12,53 I5.24 15,63 15,44 17,20 17,48

amministrazione nazionali
13,18 12,54 12,43 13,34 15,18 15,83

Beni e servizi
3,28 6,21 6,26 6,12 7,46 7,71

Previdenza sociale (1)
0,06 0,09 0,20 0,01 00,1 00,00

Transfers to provinces
3.75 3.89 3.22 3.56 3.79 3.77

Altri trasferimenti
40.86 46,63 46,44 47,37 53,10 53,92

Altre spese

Spese in conto capitale
5,13 2.13 1,54 (0.95) 1,16 2,49

Spese totali
0.52(2) 0.73 1.17 0.37 031 0.10

Bilancio primario prima delle privatizzazioni
5,65 2,86 2,71 (0,58) 1,47 2,59

Proventi dalle privatizzazioni
(2.91) (3.15) (4.08) (4.61) (5.75) (6.66)

Bilancio primario dopo le privatizzazioni
$2,73 $(0.29) $(1.37) $5.19 $(4,28) $(4,07)

Interessi passivi

Saldo complessivo
___________________________________________________
I totali potrebbero non corrispondere per via degli arrotondamenti.
(1)Il metodo utilizzato per calcolare le entrate e le spese in relazione alla previdenza sociale è stato modificato tra il 1996 e il 1997.
(2)Non comprende proventi per circa 3.04 miliardi di dollari USA derivanti dalla privatizzazione di YPF, utilizzati per la riduzione del debito.
Fonte: Ministero dell'Economia
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Messaggio da rolieg » mer gen 28, 2009 3:18 pm

La seguente tabella riporta un prospetto dei conti pubblici (calcolati su base cassa) in percentuale rispetto al PIL.

Prospetto riassuntivo dei conti del settore pubblico
1993/ 1994/ 1995/ 1996/ 1997/ 1998
(percentuale del PIL)

Entrate
Imposte dell'amministrazione nazionale
12,3% 12,3% 12,0% 12,2% 13,1% 13,5%

Contributi sociali(1)
5,6 5,5 5,3 3,8 4,2 4,0

Imprese pubbliche operative

Entrate
2,1 0,6 0,4 0,0 0,0 0,0

Spese
1.8 0.6 0.4 0.0 0.0 0.0

Totale
0,3 (0,1) (0,0) (0,0) 0,0 0,0

Proventi non tributari
1,1 1,2 1,2 0,9 1,1 1,2

Reddito da capitali (escluse privatizzazioni)
O.1 0.0 0.0 0.1 0.3 0.2

Entrate totali
19,4% 18,9% 18,6% 17,0% 18,6% 19,0%

Spese (esclusi gli interessi passivi)

Retributzioni amministrazione
2.5 2.6 2,6 2,5 2,5 2,3

Beni e servizi
0,9 0,8 0,8 0,8 0,8 0,8

Previdenza sociale(1)
5,3 5.9 6,1 5,7 5,9 5,9

Transferimenti alle provincie
5,6 4,9 4,8 4,9 5,2 5,3

Altri trasferimenti
1,4 2.4 2.4 2,2 2,5 2,6

Altre spese
0,0 0,0 0,1 0,0 0,0 0.0

Spese in conto capitale
1.6 1.5 1.2 1.3 1.3 1.3

Spese totali
17,3% 18,1% 18,0% 17,4% 18,1% 18,1%

Bilancio primario prima delle privatizzazioni
2,2 0,8 0,6 (0,4) 0,4 0,8

Proventi dalle privatizzazioni
0.2 0.3 0.5 0.1 0.1 0.0

Bilancio primario dopo le privatizzazioni
2,4 1,1 1,1 (0,2) 0,5 0,9

Interessi passivi
(1.2) (1.2) (1.6) (1.7) (2.0) (2.2)

Saldo complessivo
(1.2%) (0.1)% (0.5)% (1.9)% (1.5)% (1.4)%


__________________________________________
I totali potrebbero non corrispondere per via degli arrotondamenti.
(1)Il metodo utilizzato per calcolare le entrate e le spese in relazione alla previdenza sociale è stato modificato tra il 1996 e il 1997.
(2)Non comprende proventi per circa 3.04 miliardi di dollari USA derivanti dalla privatizzazione dell'YPF, utilizzati per la riduzione del debito.
Fonte:Ministero dell'Economia.




Il disavanzo pubblico, escluse le privatizzazioni, ha fatto registrare una flessione di 4,6 miliardi di dollari USA nel 1997 che insieme all'attivo di 0,3 miliardi della Banca Centrale, risulta inferiore di circa 200 milioni di dollari USA all'obiettivo di deficit fiscale stabilito dall'FMI per il 1997, soprattutto grazie all'aumento del gettito fiscale. Nel corso del 1998, è stata ottenuta un'ulteriore riduzione del deficit pubblico, escluse le privatizzazioni, raggiungendo i 4,2 miliardi di dollari USA che, insieme a un attivo di 0,3 miliardi della Banca Centrale, ha concesso di rispettare l'obiettivo di 3,9 miliardi dell'FMI.


L'11 gennaio 1999 una lettera di intenti relativa all'anno 1999 è stata sottoposta all'esame del consiglio di amministrazione del FMI. Sulla base di tale lettera, il governo prevede per il 1999 un disavanzo fiscale, con esclusione di proventi ricavati dalle privatizzazioni, pari a 2,95 miliardi di dollari U.S.A. Nell'aprile del 1999, il FMI e l'Argentina hanno concordato di modificare per due volte detta lettera di intenti. Sulla base dell'ultima versione della lettera così modificata, il governo prevede nel 1999 un disavanzo fiscale, esclusi i proventi per le privatizzazioni, di 5,1 miliardi di dollari U.S.A. Il governo ha in mente di ridurre le spese non relative ad interessi passivi per un'ammontare pari a 850 milioni di dollari U.S.A. al fine di raggiungere gli obiettivi fiscali stabiliti nella emendata lettera di intenti.


Durante il primo trimestre del 1999, il governo ha registrato un deficit, con esclusione dei proventi derivanti dalle privatizzazioni, di 1,27 miliardi di dollari U.S.A. (calcolati sottraendo l'avanzo di 93 milioni di dollari U.S.A. della Banca Centrale dal disavanzo di 1,36 miliardi di dollari U.S.A. del settore pubblico non-finanziario). Il deficit di 1,27 miliardi di dollari U.S.A. relativo al primo trimestre 1999 è stato al di sotto dell'obiettivo fissato dal FMI di 1,3 miliardi di dollari
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U.S.A.

Le entrate tributarie

La principale voce del gettito fiscale dello Stato è rappresentata dall'imposta sul valore aggiunto (IVA) ampiamente applicata su beni e servizi, attualmente al 21 %. La seconda fonte delle entrate tributarie è costituita dai vari contributi sociali, tra cui le imposte sulle retribuzioni, che si basano sugli stipendi dei dipendenti e sui contributi previdenziali obbligatori (11% per i dipendenti e 16% per il datore di lavoro), i contributi alla cassa malattia pensionati (3% per i dipendenti e 2% per il datore di lavoro), i contributi per indennità di disoccupazione (1,5% per i datori di lavoro) ed i contributi alla cassa malattia dipendenti (3% per i dipendenti, 5% per il datore di lavoro). Inoltre i datori di lavoro hanno l'obbligo di versare contributi pari al 7,5% della retribuzione per vari assegni famigliari concessi ai dipendenti. L'imposta sul reddito delle persone fisiche e giuridiche è la terza fonte delle entrate fiscali dello Stato per ordine di importanza, in particolare dopo l'adozione delle riforme del 1992 e del 1993, che hanno portato l'aliquota di imposta sugli utili lordi delle società dal 20% al 30% e l'imposta sul reddito delle persone fisiche da uno scaglione di imposta progressiva da 11 % a 30% a uno scaglione di imposta progressiva da 6% a 33%. Inoltre, nel 1996, sono state imposte restrizioni sulle spese deducibili dalle imposte sul reddito delle persone fisiche e l'aliquota sugli utili lordi delle società è stata portata dal 30 al 33%. In anni recenti sono state introdotte alcune riforme fiscali allo scopo di incrementare ulteriormente il gettito fiscale complessivo, riducendo o eliminando allo stesso tempo le tasse che ostacolano le transazioni commerciali. In questo contesto, sono state progressivamente abolite le imposte sulle esportazioni, le imposte di bollo sulle operazioni di borsa e le imposte sulle transazioni in valuta, mentre le entrate derivanti dall'IVA sono notevolmente aumentate.

Nel 1997, le entrate fiscali dell'amministrazione nazionale hanno fatto registrare un incremento di 5,2 miliardi di dollari USA, grazie al miglioramento delle condizioni macroeconomiche in Argentina, come per esempio l'aumento degli investimenti esteri e la riduzione della disoccupazione. Nel 1998, le entrate fiscali dell'amministrazione nazionale sono aumentate di 2,0 miliardi di dollari USA.

La tabella riportata sotto mostra la composizione del gettito fiscale per i periodi indicati.

Composizione del gettito fiscale
1993/ 1994/ 1995/ 1996/ 1997/ 1998/ Bilancio preventivo 1999(1)
(percentuale del totale)

IVA
38.4% 38.1% 40.5% 42.7% 41,4% 41,7% 39,7%

Altre tasse su beni e servizi
11,7 11,1 10,8 11,3 13,3 10,3 9,8

Contributi sociali
31,1 30.5 28,4 24,8 22,4 20,5 21,8

Imposte sul reddito (delle persone fisiche e giuridiche
10,4 13,1 14,8 15,8 17,2 19,0 17,4

Imposte sulle importazioni e esportazioni
6.0 6,3 4.9 5,3 5,9 5,6 5,9

Imposte sul capitale
1.5 1.2 1,1 1,7 1,1 1,5 1,1

Altro
2.9 2.1 2.2 0.1 0.0 1.3 4.3

Totale lordo
102.0 102.5 102.6 101.7 101.3 100.0 100.0

Ristorno di imposte
2.0 2,5 2.6 1.7 1,3/--/--

Totale netto
100.0% 100.0% 100.0% 100.0% 100.0% 100.0% 100.0%

____________________________________________________
I totali potrebbero non corrispondere per via degli arrotondamenti.
(1)Cifre preliminari.
Fonte: Ministero dell'Economia




In base al Pacto Fiscal (Patto Fiscale) dell'agosto 1992 le province versano il 15% del gettito fiscale derivante dalle imposte in compartecipazione nelle casse del sistema di previdenza sociale nazionale e lo Stato effettua versamenti mensili minimi garantiti a ciascuna provincia, oltre a garantire versamenti aggiuntivi speciali alle province più povere.
Il Patto Fiscale è stato rinnovato fino al 31 dicembre 1999.
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Messaggio da rolieg » mer gen 28, 2009 5:24 pm

II 12 agosto 1993, il governo ha firmato con i governi di 16 province il Patto Federal (Patto Federale), con lo scopo di coordinare le riforme fiscali per la riduzione delle tasse che distorcono il mercato. Le province che hanno firmato l'accordo hanno accettato di uniformare le imposte sugli immobili e sulle automobili, di abolire le imposte di bollo e di trasferire le tasse su carburante, gas ed elettricità, sugli interessi dei depositi vincolati, sui conti di risparmio, sulle tratte bancarie e le imposte sulle retribuzioni dei dipendenti. Si sono inoltre impegnate a prendere misure per liberalizzare l'economia locale e privatizzare le banche provinciali e altre imprese pubbliche. Il Patto Federale prevede inoltre l'integrazione volontaria dei regimi di previdenza sociale provinciali con il sistema previdenziale nazionale. AI 31 agosto 1998, 11 province avevano fuso il proprio sistema previdenziale in quello nazionale. Originariamente, il Patto Federale imponeva alle province l'adozione delle suddette riforme fiscali entro il 30 giugno 1995, ma tale scadenza è stata prorogata dal Parlamento al 31 dicembre 1999.

Nel febbraio e marzo 1995, dovendo far fronte alla pesante fuga di capitali provocata dalla Crisi Messicana, il Governo ha adottato alcune misure per incrementare il gettito fiscale, tra cui: (i) l'aumento dell'aliquota IVA dal 18% al 21 %; (ii) l'aumento delle imposte sulle importazioni dai paesi extra-Mercosur (reintroducendo un'imposta del 3% sulle importazioni che era stata eliminata alla fine del 1994 e imponendo una tariffa del 10% sull'importazione di beni strumentali, computer e prodotti del settore delle telecomunicazioni); (iii) una riduzione delle sovvenzioni alle esportazioni, precedentemente al 15%, ora fissate a un massimo del 10%; (iv) una riduzione dall'1 % allo 0,5% della cosiddetta "tassa sulla ricchezza" sui patrimoni superiori a 100.000 dollari USA, accompagnata da un sostanziale allargamento del suo campo di applicazione; (v) l'unificazione dei contributi sociali pagati dai datori di lavoro nei diversi settori e infine (vi) misure per migliorare l'efficienza dell'amministrazione e della riscossione dell'IVA e delle imposte sul reddito.

Nel settembre 1996, il Parlamento ha approvato nuove misure fiscali e di spesa che hanno ridotto il deficit fiscale per il 1996 (escluse le privatizzazioni) a meno di 6 miliardi di dollari USA. Tra queste misure ricordiamo: (i) l'istituzione di un'unica aliquota di imposta sulle società al 33% (con un aumento del 3%); (ii) il passaggio, per l'imposta sul reddito delle persone fisiche, da uno scaglione di imposta progressiva dall'11 % a 30% a uno dal 6% a 33%; (iii) l'imposizione di una tassa sui redditi da diritti d'autore; (iv) l'autorizzazione dell'emissione di nuovi titoli di debito fino a 4 miliardi di dollari USA e (v) l'aumento delle tasse su gas, petrolio e carburanti dei veicoli a motore.

Nel dicembre 1998, il Parlamento ha approvato un pacchetto di riforme fiscali che estenderà il campo di applicazione dell'IVA a settori precedentemente esenti come la pubblicità, i canoni degli abbonamenti alla televisione via cavo e il sistema sanitario privato. La riforma prevede inoltre un aumento delle imposte sui consumi interni, un aumento delle imposte sui redditi delle persone fisiche e delle società dal 33% al 35% e abolisce la detraibilità degli interessi passivi dalle imposte sul reddito. Di contro, gli oneri sociali pagati dalle imprese saranno ridotti dal 10% sino ad un massimo del 33%.

Le riforme fiscali del governo sono state accompagnate da un notevole rafforzamento dell'amministrazione tributaria. Le sanzioni sulle irregolarità sono state inasprite, anche se l'evasione fiscale continua ad essere un problema serio. Sono state introdotte nuove modalità di fatturazione per facilitare i controlli e aumentare l'efficacia della riscossione. Inoltre,0 gli strumenti di controllo sono stati aggiornati e resi più efficienti con l'introduzione di metodi di accertamento in grado di monitorare un numero crescente di grandi contribuenti.


Spese

Le spese dello Stato sono aumentate ogni anno tra il 1993 e il 1998, tranne che nel 1995, anno in cui sono state ridotte per far fronte alla Crisi Messicana. Il contenimento della spesa pubblica è uno degli obiettivi principali del governo argentino. Tra le misure adottate per raggiungere questo obiettivo ricordiamo le privatizzazioni e la vendita di concessioni statali per alcuni servizi pubblici, allo scopo di trasferire i relativi costi dal settore pubblico a quello privato. Grazie a queste iniziative, si è registrato un aumento della spesa per infrastrutture e servizi da parte del settore privato che ha consentito una riduzione della spesa pubblica totale annua in questi settori da una media del 26,0% tra il 1980 e il 1988 al 18,1 % nel 1998.
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Messaggio da rolieg » mer gen 28, 2009 5:34 pm

La seguente tabella presenta un quadro riassuntivo delle spese pubbliche consolidate per i periodi indicati.


Composizione delle spese del Settore Pubblico

Voci di spesa/1993/ 1994/ 1995/ 1996// 1997 1998(1)/Bilancio Preventivo 1999
(percentuale del totale)

Amministrazione generale
8,8% 9,2% 10,6% 9.6% 8,1% 7,9% 7,3%

Difesa e sicurezza
9,2 8,4 8,2 8,1 7,8 7,3 7,1

Giustizia
1,4 1,6 1,6 1,7 1,8 1,7 1,7

Programmi sociali
64,8 64,1 63,7 64,3 62,6 63,0 61,9

Sistema previdenziale
49,0 48,9 48,8 41,1 39,4 41,3 41,2

Cultura, educazione, scienza e tecnologia
6,7 7,0 7,3 7,5 7,8 6,6 7,3

Sistema sanitario
1,6 2,6 2,4 8,7 7,5 7,6 6,2

Alloggi
2,9 2,7 2,4 2,2 2,4 2,2 2,4

Assistenza sociale
2,5 2,7 2,6 3,9 4,6 4,3 4,0

Lavoro
2,1 0,2 0,2 0,8 1,0 0,8 0,9

Spesa pubblica per infrastrutture e servizi economici
8,5 8,9 6,5 6,4 6,3 6,1 6,3

Debito pubblico
7.2 7.8 9.5 10.0 13 5 14.1 15.7

Totale
100.0% 100.0% 100.0% 100.0% 100.0% 100.0% 100.0%


________________________________________
I totali potrebbero non corrispondere per via degli arrotondamenti.
Fonte: Ministero dell'Economia
(1)Cifre preliminari.




A seguito delle sentenze emesse da diversi tribunali a favore dei pensionati, il governo ha adeguato gli importi delle indennità previdenziali al tasso di inflazione. Tali aggiustamenti, insieme all'aggregato degli arretrati dovuti ai pensionati che hanno fatto ricorso, ha provocato un aumento della spesa per contributi sociali da 12,5 miliardi di dollari USA nel 1993 a 15,2 miliardi di dollari USA nel 1994. La spesa per contributi sociali annua è salita a 15,6 miliardi di dollari USA, per poi scendere leggermente a quota 15,4 nel 1996. La spesa previdenziale è salita a 17,5 miliardi di dollari USA nel 1998 a causa del trasferimento di alcune voci di spesa sociale dalle province all'amministrazione federale centrale a seguito dell'unificazione dei regimi previdenziali provinciali con il sistema nazionale.

A beneficiare dell'aumento della spesa previdenziale nazionale tra il 1993 e il 1994 sono stati soprattutto i pensionati nelle fasce di reddito più elevate. Le risorse dello Stato sono risultate insufficienti a coprire questo incremento. Inoltre è stata necessaria una politica per proteggere i pensionati delle fasce più deboli. A questo scopo è stata approvata, nel marzo 1995, la Ley de Solidaridad Previsional (Legge di Solidarietà Previdenziale) che (i) prevede che il pagamento delle pensioni sia limitato ai fondi disponibili all'interno del sistema di previdenza sociale (iì) dà la precedenza al pagamento degli importi di indennità correnti rispetto ai pagamenti degli arretrati e (iii) prevede un aumento delle pensioni più basse nel caso in cui si verificasse in futuro un incremento di disponibilità sufficiente.

Bilancio 1999

Nel dicembre 1998, il Parlamento ha approvato la legge finanziaria per il 1999. La finanziaria '99, che stima la crescita del PIL al 4,8%, prevede tagli in diversi settori chiave della spesa pubblica, tra cui l'amministrazione della sanità e della previdenza sociale.Tuttavia, è previsto un notevole aumento degli interessi sul debito pubblico, che porterebbe la spesa totale per il 1999 a 49,3 miliardi di dollari USA. Il governo ha ridotto le spese per i crediti inseriti in bilancio preventivo al fine di raggiungere un deficit fiscale, con esclusione delle privatizzazioni, di 5,45 miliardi di dollari U.S.A., misurati su valori di cassa. Prendendo in considerazione i 0,35 miliardi di dollari U.S.A. di avanzo della Banca Centrale, l'obiettivo di 5,1 miliardi di dollari U.S.A. per il deficit di bilancio del 1999 sarà rispettato.
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Messaggio da rolieg » mer gen 28, 2009 5:38 pm

Riforma della previdenza sociale

Il 23 settembre 1993 il Parlamento ha approvato una legge per la riforma della previdenza sociale. Questa legge, che è entrata in vigore il 1 luglio 1994, ha sostituito il sistema di previdenza sociale gestito dallo stato e prevede: (i) una pensione di base, erogata dallo Stato, pari a due volte e mezzo i contributi obbligatori medi versati dal lavoratore, cui hanno diritto i lavoratori che hanno versato contributi per 30 anni, e (ii) una pensione integrativa. Nel maggio del 1994, ai lavoratori è stata data la possibilità di scegliere se ricevere tale pensione integrativa dallo Stato o da un fondo pensioni privato. I lavoratori che sono entrati nel mercato del lavoro dopo il 1 ° luglio 1994, tuttavia, devono investire in un fondo pensione privato. I lavoratori sono tenuti a versare contributi pensionistici pari all'11 % della propria retribuzione al fondo pensione privato od, in alternativa, allo Stato. I datori di lavoro continuano a versare contributi pari al 16% della retribuzione dei singoli lavoratori (in alcune province tale importo viene ridotto gradualmente, nel rispetto del Patto Federale) per finanziare le pensioni erogate dallo Stato. La riforma del sistema previdenziale ha comportato una riduzione delle entrate dello Stato in misura del numero di lavoratori che ha optato per un fondo pensione privato. Oltre a trasferire gran parte della previdenza sociale dal settore pubblico a quello privato ed introdurre un sistema semplificato che dovrebbe ridurre l'evasione fiscale, le riforme hanno avuto un impatto significativo sui mercati di capitali, che hanno beneficiato degli investimenti dei fondi pensione privati. Le attività dei fondi pensione nel 1997 erano pari a circa 8,8 miliardi di dollari USA.

La tabella illustra l'evoluzione dell'attivo dei fondi pensione privati anno per anno, al 31 dicembre degli anni indicati, a partire dalla loro introduzione nel 1994.

Attivo dei fondi pensione privati

Data / Fondi totali (Milioni di dollari U.S.A.)

1994 ................................................................................. $ 519
1995 ................................................................................. $ 2.497
1996 ................................................................................. $ 5.326
1997 ................................................................................. $ 8.827
1998 ................................................................................. $ 11.526


La crescita dell'attivo dei fondi pensioni in questo periodo è stata dovuta sia all'aumento del numero degli aderenti al sistema pensionistico privato, sia alla prosecuzione dei versamenti da parte dei vecchi aderenti.

Debito pubblico

Considerazioni generali

Il debito lordo del settore pubblico argentino è passato da 69,6 miliardi di dollari USA, (pari al 27% del PIL) nel 1993, a 109,9 miliardi di dollari USA nel 1998, per effetto di maggiori ammortamenti e di un aumento della componente consolidata del debito pubblico. Al 31 dicembre 1998, il 70,5% del debito pubblico totale lordo era dovuto ad obbligazionisti (comprese le banche commerciali), il 22,6% a creditori multilaterali e statali e il rimanente a fornitori e altri creditori. Il debito del settore pubblico argentino viene finanziato principalmente attraverso l'emissione di titoli di debito in valute straniere. Al 31 dicembre 1998, il 94,1% del debito pubblico totale lordo, pari a un valore di circa 103,4 miliardi di dollari USA, era denominato in valute diverse dal peso, principalmente in dollari USA. Al 31 dicembre 1998 il debito pubblico totale lordo ammontava a 112,4 miliardi di dollari USA, con un incremento dell'11,1% rispetto
al livello registrato il 31 dicembre 1997.

In passato, l'Argentina ha attraversato diverse crisi debitorie. Di conseguenza, il paese ha negoziato una serie di
programmi per la ristrutturazione del debito estero (vedi: "Descrizione del Debito e della Ristrutturazione del Debito"). Dal 1993 l'Argentina non è mai stata inadempiente nel rimborso del debito denominato in valuta nazionale, né per quello denominato in valuta estera. Il paese ha fatto e intende continuare a fare notevoli sforzi per migliorare la gestione del proprio portafoglio debitorio in termini di scadenze e rendimenti. I proventi di alcune emissioni di titoli del debito pubblico sono stati utilizzati per riacquistare titoli di debito esistenti attraverso diversi metodi, comprese le aste pubbliche nel paese stesso e il riacquisto dei suddetti titoli sui mercati liberi internazionali. Ciò nonostante l'onere del debito argentino resta elevato.

Al 31 dicembre 1998, il debito pubblico totale netto (compreso il debito dello Stato e degli enti pubblici, escluso il
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