UNICREDIT ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI

LE OPINIONI DEL PRESIDENTE E. ROLICH SU ARGOMENTI DI NATURA FINANZIARIA E DI ATTUALITA'
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UNICREDIT ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI

Messaggio da rolieg » ven mag 01, 2009 5:25 pm

IL presidente E.Rolich presenzia e interviene alla assemblea degli azionisti UNICREDIT a Roma il 29-04-09- E alla assemblea degli azionisti INTESA SAN PAOLO a Torino il 30-04-09, sulla stampa vedi : CORRIERE DELLA SERA, LA REPUBBLICA, LA STAMPA, MILANO FINANZA, IL SOLE 24 ORE, ecc, non si trova traccia di nessun intervento da parte dei piccoli azionisti. Il messaggio e chiaro: della stampa "asservita alle banche" ,dei nostri diritti non interessa nulla !!!
http://www.youtube.com/watch?v=X4qmcWrK-AA
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ASSEMBLEE AZIONISTI UNICREDIT e INTESASANPAOLO

Messaggio da rolieg » sab mag 02, 2009 8:43 pm

Interventi del Dott. Gianluigi De Marchi Presidente del COMITATO PICCOLI AZIONISTI c/o A.R.T.


Cari amici,
adempiendo al mandato che avete avuto la cortesia di darmi, ho partecipato all'assemblea
del 29 aprile di Unicredit a Roma e del 30 aprile di Intesa San Poalo a Torino.
Vi invio il testo integrale degli interventi, che hanno avuto una grande approvazione da
parte del pubblico presente (applausi a scena aperta...) e, ovviamente, totale indifferenza
da parte dei vari esponenti aziendali.
Quello che più è triste è constatare che nessun giornale ha osato citare non dico il mio
intervento, ma nessuno dei 40/45 interventi criitici che in ognuna delle due occasione ci
sono stati.
Ed il TG3 di ieri sera NON ha dato notizia del fatto, ha addirittura comunicato che "i piccoli
azionisti non hanno partecipato al voto!"; eppure eravamo più di 100...
La battaglia quindi da oggi si trasforma in guerra: entrambe le banche sono NOSTRE (ne
possediamo fra tutti il 75%!) e quindi organizzerò fin da oggi l'azione per portare almeno il
50% in assemblea l'anno prossimo.
Siate pronti e, se potete e volete, datemi una mano con parenti, amici, affini, eccetera...
Gianluigi



Ecco le versioni integrali degli interventi alle assemblee degli azionisti di Unicredit e di IntesaSanPaolo.

ASSEMBLEA UNICREDIT Roma 29-04-09
Carlo Lorenzini nacque a Firenze nel 1826 e morì nella stessa città nel 1890. E’ noto con lo
pseudonimo di Collodi, una frazione di Pescia, in provincia di Pistoia, di cui era originaria la madre.
E’ noto soprattutto come autore del romanzo, Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino di
legno che diceva sempre bugie.
Se vivesse oggi, Collodi ambienterebbe il suo capolavoro nella nostra banca, dove purtroppo però i
nasi non crescono e le bugie si possono raccontare, per ora, impunemente…
Una doverosa premessa per un mio breve intervento che non vuole essere polemico, ma anzi vuole
cercare di ridare dignità alla nostra banca (nostra, sottolineo, di noi azionisti che le azioni le
abbiamo comprate con i nostri risparmi, non una banca dei dirigenti che le azioni se le sono regalate
come bonus…).
Un intervento basato su facts and figures, per usare la lingua ufficiale di questa nostra banca (ma
l’ea megiu quandu se parlava zeneize e nu se cuntavan de musse! – il dottor Profumo potrà fare la
traduzione simultanea dal genovese all’inglese ai suoi colleghi del consiglio-), che anche nel suo
sito ufficiale si esprime in inglese, e per capire bene di cosa parla occorre premere il pulsante
“italiano”, come se fossimo azionisti di una banca estera!
E veniamo ad alcune osservazioni cui sono legate alcune domande.
E’ stato affermato a più riprese (da marzo 2008 a Londra fino al 29 settembre 2008 a Milano) che la
nostra banca non aveva bisogno di capitali e che era liquida.
BUGIA, e Collodi ne ha preso nota, perché il 5 ottobre (neanche una settimana dopo!) è stato
deliberato l’aumento di capitale (al costo di 3 euro) per ritrovare liquidità in un momento in cui la
nostra banca, evidentemente, non la trovava sul mercato. Ed in sei mesi il titolo è crollato da 3 euro
a 0,70 euro, il 90% in meno rispetto ai massimi di due anni fa. Meno 90% in DUE ANNI, non in 20
anni, roba da junk bond….E stendo un velo sul fatto che, per fare cassa, abbiamo venduto, con una
complessa operazione di “finanza creativa”, circa due miliardi di immobili, tra i quali la sede di
Piazza Cordusio, simbolo di una banca che funzionava a meraviglia e non aveva bisogno di
impegnarsi i gioielli…
E’ stato affermato, dopo l’aumento di capitale, che la nostra banca non aveva bisogno di ulteriori
fondi e che era patrimonialmente solida.
BUGIA, e Collodi ne ha preso nota, perché nel marzo 2009 si è fatto ricorso ai Tremonti bond per
2 miliardi di euro ed ai "Vienna bond" per 2 miliardi. Sarà un caso, ma sono 4 miliardi di euro e
l’utile di bilancio è di 4 miliardi di euro. Non sarà che per caso…
Domanda: siamo a posto con la liquidità adesso, o sono previsti ulteriori interventi?
E’ stato affermato che la nostra banca è a disposizione del sistema produttivo, che mette a
disposizione delle piccole imprese ingenti capitali a condizioni agevolate.
BUGIA, e Collodi ne ha preso nota, perché il margine di intermediazione sul denaro è aumentato,
nel 2008, del 10,3% a dimostrazione che i tassi sono calati, sì, ma per i depositanti che ormai non
incassano un centesimo d’interessi e non per gli affidati che pagano interessi da capogiro
(quando trovano il credito…).
Domanda: qual è il margine complessivo di intermediazione della nostra banca?E’0 considerato
non solo congruo per il bilancio, ma anche equo per la clientela depositante e per quella affidata?
E’ stato affermato (marzo 2008 in teleconferenza con i giornalisti) che “Il peggio è alle spalle”.
BUGIA, e Collodi ne ha preso nota, perché il peggio è iniziato proprio allora. Se non si è capaci di
prevedere il futuro, meglio stare zitti e non fornire indicazioni fuorvianti al mercato. Avrei piacere
che venisse applicata anche in Italia la legge vigente nello stato di New York che dice: “Chiunque
fornisca previsioni sul futuro è passibile di una multa di 100 dollari, a meno che si tratti di un
ministro del culto che agisce in buona fede”.
E’ stato affermato che le acquisizioni di banche nei paesi dell’Est ad incerta economia di mercato
sarebbero state un ottimo affare.
BUGIA, e Collodi ne ha preso nota, perché il sistema bancario in quei paesi è sull’orlo della
bancarotta, ed a nulla serve dire (24 Ore del 7 ottobre 2008) che “Col senno di poi forse sarebbe
stato meglio aspettare”. Incredibile quel forse, non è bastato quello che è successo per far capire
l’errore strategico colossale? Non era, dottor Profumo, senno di poi, ma buon senso di prima!
E’ stato più volte affermato che la crescita dimensionale della nostra banca era dettata dalla
necessità di misurarsi sui mercati internazionali ad armi pari con i grandi competitors.
BUGIA, e Collodi ne ha preso nota, perché un altissimo esponente della nostra banca ha affermato,
a fine marzo 2009, che”i nostri concorrenti sono le banche di credito cooperativo, è sul loro livello
di servizio che vogliamo misurare la nostra capacità di penetrare sul territorio. Capito, cari amici?
Siamo partiti per suonarle di santa ragione a Bank of America, Merrill Lynch e Goldman
Sachs, ed oggi speriamo di non prenderle dalla Banca di credito cooperativo di Bene
Vagienna…
E’ stato affermato con orgoglio che la nostra banca è autonoma, guidata da professionisti, lontana
dai centri del potere politico.
BUGIA, e Collodi ne ha preso nota, perché nelle ultime settimane c’è stato un penoso traffico di
nominativi per il Consiglio di amministrazione con personaggi etichettati (non da me, ma da Il Sole
24 Ore) come candidati sindaci del centrodestra, sindaci del centrosinistra, oltre a quelli già presenti
nel CdA che sono stati confermati dalle varie Fondazioni.
Domanda: non sarebbe il caso di lasciare la politica fuori dalle stanze dei bottoni? I partiti hanno
E’ stata acquisita una banca, quella nei cui locali ci troviamo oggi, affermando che si trattava di un
ottimo affare che avrebbe potenziato il business.
BUGIA, e Collodi ne ha preso nota, perché quella banca si è rivelata un boccone molto indigesto
ed ha creato una sovrapposizione inutile di sportelli, tanto che a marzo il Consiglio ha deciso di
chiudere 400 agenzie. Signori azionisti, chiudiamo 400 agenzie, non le cediamo ad altre banche,
dove c’erano le nostre insegne, a fine anno si venderanno salumi, T shirts, libri o telefonini…
Domanda: l’attuale numero di sportelli è ottimale o ci sono in vista altre cessioni?
E’ stato affermato nell’ottobre 2007 che la nostra banca aveva 277 milioni di euro in operazioni
legate ai subprime americani; un’esposizione esplicitamente definita “marginale e “trascurabile”.
BUGIA, e Collodi ne ha preso nota, perché poche settimane fa il dottor Profumo ha indicato in 9
miliardi di euro il totale dei titoli “tossici”
Domande: da 277 milioni a 9 miliardi la differenza è enorme, abbiamo forse un capo contabile
distratto?
A che prezzo sono valutati i 9 miliardi? Al valore di acquisto, al valore di scadenza finale
(ipotetico) o al valore di mercato (prossimo probabilmente a zero)?
Siamo sicuri che non abbiamo 5 miliardi di perdite? Anche Parmalat iscriveva 7 miliardi all’attivo
su un conto corrente bancario negli USA; peccato che non esisteva…
LE PROPOSTE
Signori consiglieri, la nostra banca ha emesso decine di covered warrants e di certificates, strumenti
super speculativi che mal si addicono all’attività di una banca. Ne sono in circolazione, con il
marchio Unicredit, su titoli italiani, su titoli esteri, su indici, su materie prime, su tassi di cambio. Si
tratta di strumenti deleteri soprattutto se del tipo put, che moltiplicano la speculazione al ribasso; e
poi ci lamentiamo dell’ondata di vendite? Ne siete responsabili anche voi.
Propongo di abolirli, uscendo definitivamente da questo mercato e dando un segnale positivo
per ridare alla borsa il suo ruolo di mercato dei titoli di credito, non delle scommesse.
Signori consiglieri, la nostra banca ha piazzato decine di migliaia di contratti derivati nel corso degli
ultimi 5 anni. Sono stati imposti contratti derivati a tutti, specie alle piccole aziende ed ai comuni,
rovinandoli e distruggendo l’immagine della banca (basta ricordare le due puntate di Report del
2008, più devastanti di una bomba incendiaria messa in un’agenzia). E le cause contro la nostra
banca stanno intasando i Tribunali.
Rispondetemi a queste domande:
Quante cause passive abbiamo? Per quale importo totale?
Quante cause passive abbiamo perso negli ultimi tre anni? Per quale importo?
Non sarebbe meglio piantarla e cercare soluzioni con i clienti, la nostra unica ricchezza, invece di
esacerbare gli animi?
Propongo di abolire il ricorso ai derivati, uscendo definitivamente da questo mercato e dando
un segnale positivo per ridare alla banca il suo ruolo di intermediario del denaro, non di
gestore di scommesse.
Signori consiglieri, il nostro gruppo possiede la seconda società di gestione di fondi in Italia, che
copre il 15% del mercato. Una società con sede in Irlanda per scopi fiscali (di cui però non
beneficiano i sottoscrittori, e questo non è certo fair…) che da tempo soffre per riscatti pesanti,
alimentati in gran parte dal cannibalismo finanziario stimolato dalla spasmodica necessità di trovare
liquidità per la banca. Non cito il lucido studio del professor Spaventa, ma vi invito tutti a leggerlo,
è ricco di facts and figures. Insomma, non siamo capaci di attirare nuova clientela, dobbiamo andare
a rubare l’erba nel fienile del cugino..
Propongo di smetterla con questa politica miope e di ricominciare a lavorare nell’esclusivo
interesse del cliente: se il suo profilo è adatto ai fondi, non spingiamolo a venderli, se non è
adatto non spingiamolo a sottoscriverli.
Signori consiglieri, proponete la distribuzione di 13 azioni gratis ogni 36 azioni, una palese
dichiarazione di indifferenza agli interessi degli azionisti; cosa se ne fa il piccolo azionista con
1.000 azioni di avere fra qualche mese, 351 azioni nuove ed una miriade di “rotti” invendibili?
Propongo la distribuzione di un’azione ogni quattro che non crea problemi a noi piccoli
azionisti.
Signori consiglieri, il più autorevole quotidiano finanziario ha descritto nei minimi particolari una
mostruosa operazione congegnata da Barclays per eludere ed evadere il fisco, denominata Brontos,
così sintetizzata in un memo di Barclays: “Le controparti otterranno un accresciuto ritorno prima
delle tasse e riceveranno utili in buona parte fiscalmente esenti, mentre potranno dedurre i costi di
finanziam,ento e le relative spese”.
Sarebbe coinvolta, secondo i documenti inglesi, anche la nostra banca.
Chiedo formalmente di sapere se la notizia corrisponde al vero, cioè se Unicredit o una qualunque
delle società del gruppo, ha in qualche modo aderito e per quale importo.
Signori consiglieri, proponete un Piano di partecipazione azionaria per tutti i dipendenti del gruppo
che sostanzialmente è un nuovo piano di incentivazioni in un momento storico in cui il solo parlare
di incentivazioni fa venire l’orticaria a tutti. Ricordo solo che all’estero i managers delle banche
salvate da denari pubblici hanno rinunciato ai bonus, hanno avuto tetti sugli stipendi e sugli
incentivi, hanno la riprovazione totale dell’opinione pubblica.
Poteri citare mille frasi sui giudizi sulle banche di personaggi famosi; mi limito ad una sola :”La
recente crisi dimostra come l’attività finanziaria sia guidata da logiche puramente autoreferenziali e
prive della considerazione, a lungo termine, del bene comune”. La frase è stata pronunciata non
lontano da questi locali, l’ha pronunciata il 1 gennaio 2009 Papa Benedetto XVI alla celebrazione
della giornata mondiale della pace.
John Waterson, azionista di Royal Bank of Scotland ha concluso il suo intervento all’assemblea
della banca ad Edimburgo con l’invocazione: “In galera!” rivolto a tutti gli ex consiglieri della
banca. E l’assemblea ha bocciato con il 90% dei voti il progetto di nuova incentivazione dei
managers.
Non sono un forcaiolo, non invoco la galera, ma propongo almeno di soprassedere ad ogni tipo
di incentivazione almeno finché i Tremonti bonds non saranno stati integralmente rimborsati.
Amici consoci, ricordiamoci che ogni euro di bonus per consiglieri, dirigenti e dipendenti è un euro
in meno di utile per noi!
E per finire (con grande sollievo del tavolo della presidenza che non dovrà più ascoltarmi, almeno
per quest’anno…) chiudo con l’ultima citazione del grande Collodi. In uno dei più celebri episodi,
Pinocchio fa la conoscenza del gatto e della volpe, poi viene portato via dai carabinieri. Pinocchio è
quello che dice le bugie, il gatto e la volpe sono il simbolo dei vari finanzieri che hanno seminato
alberi degli zecchini d’oro vendendoli ai tanti gonzi che ci hanno creduto (purtroppo anche ai
banchieri); i carabinieri non hanno bisogno di presentazione.
Poiché trent’anni fa i carabinieri si sono presentati in questa banca (anche se aveva un’altra
insegna) ed hanno portato in galera due amministratori delegati, non vorrei che il caso si
ripetesse (il noto proverbio dice: non c’è due senza tre!).
Good luck, Mister Scent!
Ultima modifica di rolieg il sab mag 02, 2009 8:46 pm, modificato 1 volta in totale.
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ASSEMBLEA INTESA SAN PAOLO

Messaggio da rolieg » sab mag 02, 2009 8:45 pm

ASSEMBLEA INTESA SAN PAOLO Torino 30-04-09
Saulo nacque nel 10 a.C., era un uomo brillante ed intelligente, fece una grande carriera
nell’esercito, poi un giorno, sulla via di Damasco, fu fulminato da una visione, predicò il Vangelo in
tutto il Mediterraneo, fu chiamato l’Apostolo delle genti e fu decapitato a Roma nel 67 d.C.
La cosa triste, è che è stato nuovamente decapitato il 31/12/2006 a Milano, e la sua testa è stata
offerta, come avvenne per San Giovanni Battista, all’Erode Filippo di turno…
Parlo, naturalmente di San Paolo.
Un’operazione misteriosa, perché (se i dati in mio possesso non sono errati, ed attendo una vostra
eventuale smentita e correzione delle cifre che ho) l’Istituto San Paolo di Torino aveva, al
31/12/2006 un capitale di 5.400.253.255,68 euro e Banca Intesa San Paolo è nata con un capitale di
6.646.547.922,56.
Chi oggi ha in mano le redini effettive del comando sembra aver apportato nella “nuova casa” i
soprammobili, chi oggi obbedisce ha portato i muri, i mobili, i quadri d’autore, le posate d’argento,
le lenzuola di lino e tutto il resto.
Il San Paolo per noi piccoli azionisti che siamo stati costretti a cambiare casacca era più di una
banca, era una famiglia.
Mio nonno è stato cliente del San Paolo per oltre 50 anni; mio padre è stato cliente del San Paolo
per oltre 50 anni; io sono solo un piccolo azionista di Intesa San Paolo e non sono cliente.
Perché non mi sento “a casa”.
Ma non sono venuto qui per piangere sulla forzata trasformazione di una gloriosa banca che aveva
oltre 500 anni di storia alle spalle, ma per chiedere conto dell’attività svolta dalla nostra banca
(nostra, sottolineo, di noi azionisti che le azioni le abbiamo comprate con i nostri risparmi, non una
banca dei dirigenti che le azioni se le sono regalate come bonus…).
Un intervento basato su facts and figures, per usare un termine caro ai managers di questa nostra
banca (ma l’era mei quandu parlavu an piemonteis e cuntavu nen ad bale!).
La nostra banca “aggregata” è nata, secondo le dichiarazioni ufficiali, per erogare più credito alle
piccole e medie imprese.
Può darsi, ma a sentire amici e conoscenti ed a leggere i reclami dei clienti sui giornali, non sembra.
Un caso emblematico per tutti, a dimostrazione che i grandi ricevono sempre più soldi (anche
quando non li meritano…) ed i piccoli ne ricevono probabilmente sempre meno.
Un finanziere franco-polacco ha un debito nei confronti della nostra banca pari a circa 2 miliardi di
euro. Un debito originato, pare, da rapporti di amicizia con un altissimo esponente del Consiglio di
amministrazione (pare…). Con 2 miliardi di euro si possono finanziare 10.000 iniziative di piccole
e medie imprese erogando ad ognuna 200.000 euro e destinando i fondi ad investimenti,
innovazione, ampliamento di stabilimenti eccetera. Operazioni produttive che incrementano il PIL,
il reddito nazionale, il benessere dei lavoratori.
Invece quei miliardi sono stati utilizzati per comprare azioni Intesa San Paolo (ad oggi oltre il 5%
del capitale, una percentuale enorme), metterle a garanzia e diventare sterili. Un giochino già
utilizzato dalla Banca Popolare di Lumezzane per diventare, con il nome di Popolare di Brescia e
poi Fineco la quarta banca in Italia prima di dichiarare insolvenza ed obbligare il sistema al
salvataggio, e dalla Banca Popolare di Lodi per diventare un protagonista di affari giudicati a dir
poco scorretti e sfociati nel dissesto, obbligando il sistema al salvataggio.
Era proprio necessario ricorrere al solito tema “ti presto i soldi, compri azioni della mia banca, le
metti a garanzia, ti do altri soldi con cui compri altre azioni e così via?”
Abbiamo dovuto mettere in piedi un’operazione di salvataggio del finanziere franco-polacco per
impedire che quel pacchetto finisse in mano a competitors giudicati “ostili”.
E 10.000 piccole imprese sono state private di fondi utili per la loro attività e per lo sviluppo
del Paese.
Le domande:
- vorrei sapere a quanto ammontano i fidi concessi alle PMI a fine 2007 ed a fine 2008
- quale tasso medio d’interesse è applicato alle rispettive date
- quante pratiche sono state poste in rientro e per quale importo nel corso del 2008
Qualche giorno fa il consiglio ha deliberato di dimezzare i bonus a favore dei dirigenti di alto
livello, ma li ha comunque confermati; e così, come sempre, “i bun bucun a van sempre an buca al
luv”. E’ vero, ci sono state timide astensioni di 4 consiglieri, che hanno considerato il,
provvedimento “poco coerente con le decisioni degli ultimi mesi come azzerare il dividendo,
esternalizzare molti servizi e ricorrere ai Tremonti bond”
Una decisione a metà che scontenta tutti: i beneficiari che, poveretti, dovranno campare facendo più
attenzione alle spese, dato che la retribuzione mensile media di qualcuno scenderà a 229.166,7 euro,
pari allo stipendio medio di 100 impiegati.
Ma scontenta soprattutto noi piccoli azionisti, perché ogni euro di incentivo è un euro in meno di
dividendo. E considerati i risultati di bilancio, mi domando che premio meritino i beneficiari.
Il sistema incentivante è basato su un tragico errore di fondo, perché spinge a “realizzare profitti a
breve termine trascurando i rischi a lungo termine associati”. Non ve lo dice, signori consiglieri,
questo povero vecchio scemo, ma lo dice Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia e
Presidente del Consiglio mondiale di stabilità finanziaria.
In tutto il mondo c’è una rivolta contro gli incentivi, basata sulla semplice domanda: ma uno
stipendio faraonico non basta per fare il proprio dovere?
Eppure sembrava proprio che il nostro Istituto fosse orientato a dare buon esempio, almeno a
leggere quanto affermato il 26 marzo 2009 dal nostro Presidente del consiglio di gestione che ha
testualmente affermato: “La finanza non può essere terreno di conquista per persone
ambiziose, guidate unicamente dall’ossessione del risultato trimestrale e dell’incasso di bonus,
quale ne sia il costo”.
Parole che riprendevano, nella sostanza, quanto affermato dal nostro Presidente del Consiglio di
sorveglianza nel corso della tavola rotonda dell’Aspen tenutasi a Milano nel luglio 2007 :”Molte
istituzioni bancarie si sono allontanate sempre più dall’attività tradizionale di
intermediazione per assumere con forte leva finanziaria posizioni di elevato rischio. Pressate
dalla ricerca esasperata di profitti a breve termine, le banche hanno sviluppato in maniera
abnorme i livelli di rischio sistemico”.
Presidenti, i casi sono due: o avete detto cose in cui credete (e vi faccio i complimenti), ma allora
dovevate imporle (nella vostra posizione potete, io non posso certo…), oppure avete detto cose in
cui non credete ed in questo caso il giudizio è ben diverso e lo potete immaginare da soli.
All’estero i managers delle banche salvate da denari pubblici hanno rinunciato ai bonus, hanno
avuto tetti sugli stipendi e sugli incentivi. Ricordiamoci che John Waterson, azionista di Royal
Bank of Scotland ha concluso il suo intervento all’assemblea della banca con l’invocazione: “In
galera!” rivolto a tutti gli ex consiglieri della banca. E l’assemblea ha bocciato con il 90% dei voti il
progetto di incentivazione dei managers.
Non sono un forcaiolo, non invoco la galera, ma propongo almeno di soprassedere ad ogni tipo
di incentivazione almeno finché i 4 miliardi di Tremonti bonds di cui la nostra banca ha
beneficiato (dopo aver per mesi negato di averne bisogno!) non saranno stati integralmente
rimborsati.
Un autorevole quotidiano finanziario ha descritto con dovizia di particolari una mostruosa
operazione congegnata da Barclays per eludere ed evadere il fisco, denominata Brontos, così
sintetizzata in un memo di Barclays: “Le controparti otterranno un accresciuto ritorno prima delle
tasse e riceveranno utili in buona parte fiscalmente esenti, mentre potranno dedurre i costi di
finanziam,ento e le relative spese”.
Sarebbe coinvolta, secondo i documenti inglesi, anche la nostra banca.
A pensé mal a s’ fa mal, ma a s’andvina…
Chiedo formalmente di sapere se la notizia corrisponde al vero, cioè se Intesa San Paolo o una
qualunque delle società del gruppo, ha in qualche modo aderito e per quale importo
In bilancio figurano 3,1 miliardi di “impairment” su “assets” e “goodwill”. Fossimo a Roma,
signori consiglieri, potremmo dirvi: “Ma parla come magni!”. C’è bisogno di usare parole oscure
per dire che abbiamo oltre 3 miliardi di perdite sugli investimenti? E quanti altri impairment
abbiamo ancora in pancia? Non sono per nulla tranquillo dell’affermazione del nostro CEO (pardon,
amministratore delegato) che ha affermato :”Riteniamo che siano ragionevolmente improbabili
ulteriori significativi impairment nel 2009”. I nostri vecchi dicevano: “Armanc neuv, busiarderie
veje”, quindi non ci credo e comunque faccio un nodo al fazzoletto e ne riparleremo qui nel 2010,
sperando di avere torto, ma temendo tanto di aver ragione.
A fine dicembre abbiamo venduto 193.000 mutui per 13 miliardi di euro per “fare cassa”.
Ma li abbiamo venduti alla Adriano Finance 2 (alzi la mano chi la conosce) che non ce li ha pagati,
ce li ha dati in pegno per avere i soldi per pagarci e poi siamo andati alla BCE a farci finanziare
mettendo in pegno presso la banca centrale il malloppo. Non c’è che dire, una furbata geniale, un
caso tipico di “finanza creativa”; ma era necessario avere la patente di furbi che in finanza non è
mai del tutto sinonimo di onesti?
Alcune domande per le quali attendo risposte chiare.
- ci sono in programma altre cartolarizzazione e per quali importi?
- i poveri debitori che volessero usufruire delle norme del decreto Bersani possono trasferire il
mutuo cartolarizzato ad altra banca oppure no?
Alcune segnalazioni di lettori dei giornali sembrerebbero dimostrare che sia molto problematico, il
che non depone certo a favore dell’operazione, che si trasformerebbe (salvo esplicita smentita che
attendo) in una “fidelizzazione” della clientela. Una fidelizzazione simile a quella dell’ergastolano,
fidelizzato anche lui a restare per tutta la vita tra le sbarre…
Signori consiglieri, il nostro gruppo possiede la più grande società di gestione di fondi in Italia, che
copre il 27% del mercato. Una società che da tempo soffre per riscatti pesanti, alimentati in gran
parte dal cannibalismo finanziario stimolato dalla spasmodica necessità di trovare liquidità per la
banca. Non cito il lucido studio del professor Spaventa, ma vi invito tutti a leggerlo, è ricco di facts
and figures. Sembra proprio che seguiamo il vecchio proverbio: “Cun l’art e cun l’ingan as viv metà
d’ l’an; cun l’ingan e l’art as viv l’autra metà”. Ma possiamo continuare a vivere d’inganni?
Propongo di smetterla con questa politica miope e di ricominciare a lavorare nell’esclusivo
interesse del cliente: se il suo profilo è adatto ai fondi, non spingiamolo a venderli, se non è
adatto non spingiamolo a sottoscriverli.
Amici consoci, riflettiamo un momento sulla situazione del sistema bancario, oggi più che mai nel
mirino di tutti: clienti, pubblica opinione, politici.
Cito una sola frase tra le mille pronunciate in questi mesi tormentati; è quella del Presidente
francese Sarkozy che, in un articolo pubblicato da la Stampa il 2 aprile, ha affermato che :”Questa
è la crisi di un sistema che ha spinto gli operatori finanziari a prendere rischi sempre più
sconsiderati, e che ha lasciato le banche speculare piuttosto che fare il proprio mestiere, che è
quello di finanziare lo sviluppo dell’economia; un sistema infine che ha tollerato che tanti
operatori e tante piazze finanziarie sfuggissero a qualsiasi controllo”.
Propongo di scolpire queste parole su tutte le colonne di Piazza San Carlo in modo che tutti i
dipendenti (e voi per primi) se le ricordino per sempre entrando in banca…
E per finire (con grande sollievo del tavolo della presidenza che non dovrà più ascoltarmi, almeno
per quest’anno…) preannuncio il voto contrario mio e delle persone che mi hanno affidato la delega
per l’assemblea contro l’approvazione del bilancio, contro la proposta di distribuzione
dell’utile, contro la nomina degli amministratori facenti parte della lista di maggioranza,
contro ogni tipo di politica retributiva del gruppo basata su forme dirette od indirette di
incentivazione.
E invito tutti i piccoli azionisti qui presenti a fare altrettanto: “La furtuna a s’ la fuma nui!”
rolieg

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Messaggio da rolieg » mar mag 05, 2009 4:27 pm

INTERVENTO di. EGIDIO ROLICH – PRESIDENTE A.R.T.
alle assemblee dei soci : UNICREDIT - INTESA SAN PAOLO



Cari colleghi azionisti,
preannuncio subito, per vostro sollievo, che il mio intervento sarà molto breve.
Ma preannuncio anche, e lo capirete subito, che sarà molto importante per la nostra banca.

Baso tutto su alcune semplici domande.
Per quanto tempo ancora noi soci di questo prestigioso istituto dobbiamo consentire che migliaia di piccoli risparmiatori italiani vittime dei “tangobond” (i primi, veri “titoli tossici” della recente storia finanziaria italiana) collocati malauguratamente anche dalla nostra banca restino in uno stato di tensione contro di noi?

Per quanto tempo ancora tollereremo che siano i Tribunali a dar loro ragione in lunghi e costosi procedimenti di cui alla fine, quasi sempre, paghiamo noi le spese, accollandoci, oltre al costo del rimborso,, anche quello delle spese legali?

Per quanto tempo ancora siamo disposti a subire perdita di credibilità e di immagine per mantenere un’assurda posizione di fermezza e di chiusura totale a giuste istanze risarcitorie?

E per finire, una domanda che contiene già in sé la risposta: non sarebbe meglio sedersi intorno ad un tavolo e discuterne?

Nel nostro interesse (nostro come azionisti, sia ben chiaro), sono a disposizione del Consiglio di amministrazione per cercare di trovare ogni tipo di collaborazione e di soluzione al problema; sono fiducioso che questa assemblea terrà in debita considerazione il mio intervento, e vi ringrazio per l’attenzione riservatami.


CLAP, CLAP, CLAP!
rolieg

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