derivati di credito strutturati” (swap

La storia dei 900 enti pubblici italiani indebitatisi per 11 miliardi di euro coi “derivati di credito strutturati” (swap), rivelata da “Report” e ripresa da tutti i giornali, dovrebbe farci dire una volta per tutte “basta” con questa casta di politici strapagati, intoccabili e anche scemi.
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derivati di credito strutturati” (swap

Messaggio da rolieg » lun mar 17, 2008 8:40 am

(17/10/2007) - di Manlio Collino


La storia dei 900 enti pubblici italiani indebitatisi per 11 miliardi di euro coi “derivati di credito strutturati” (swap), rivelata da “Report” e ripresa da tutti i giornali, dovrebbe farci dire una volta per tutte “basta” con questa casta di politici strapagati, intoccabili e anche scemi. Nel mio pezzo del 21/7 “Le 10mila Rome” avevo già denunciato l’operazione “bullet” di 4mila miliardi di lire della Bresso. Il bullet è un tipo di prestito che consentirà alla Regione di pagare in due rate (fra 10 e 20 anni) solo gli interessi, e restituire il capitale fra 30. Una bomba H a orologeria, per i nostri nipoti. Negli swap ci sono cascati anche istituti religiosi, industriali, commercianti, artigiani. Tutti “consigliati” a farlo dalle banche. Molti con pressioni ai limiti del ricatto (o lo fai o ti togliamo il fido). Le banche (anzi “La” banca: quasi tutti gli Swap sono piazzati da Unicredit, il cui presidente Profumo aveva la moglie candidata alle primarie del Pd e si è fatto riprendere dalle Tv mentre votava), la banca, dicevo, ha inguaiato mezza Italia con questi prodotti-scommessa complicatissimi, capiti solo da pochi consulenti specializzati. Per valutarli, bisogna “spacchettarli” (mai termine fu più adatto...), ed è stato infatti aprendo il pacco fatto al Comune di Torino che Report ha scoperto la bomba: con gli swap ci siamo già mangiati 100 milioni di euro sul debito olimpico (cioè “oltre” quel debito). Intendiamoci: di “derivati” ce ne sono vari tipi, e non sempre sono dannosi. Ma quasi. Quelli più semplici assicurano chi ha un mutuo contro il rialzo dei tassi. Quelli “strutturati” come gli swap, trasferiscono il rischio sul cliente (ignaro) e consentono alle banche di fare enormi e rapidi profitti. Poi ci sono quelli prediletti da province, comuni e regioni (che ne hanno firmati a iosa) perché oltre a coprirli dai rischi del rialzo dei tassi, danno loro soldi subito, e soprattutto li lasciano spostare il saldo del debito molto in là negli anni, come ha fatto la Bresso. Senza neanche mettere a bilancio le perdite, perché salteranno fuori tutte alla fine. Deutsche Bank e Ubs, imputate di usura al processo Parmalat per aver fatto swap a Tanzi per anni, se ne fregano e continuano a farli. Il turpe è che riescono anche, grazie alle clausole, a figurare come creditori privilegiati in caso di fallimento dei debitori. Cioè, se lo swap di Chiamparino farà fallire Torino, con la svendita dei beni comunali saranno pagate prima le banche, e solo se ne avanzerà saranno pagati i dipendenti e i fornitori. Pazzesco. Il gioco dei tre campanelli, al confronto, sembra un ragionevole investimento.

zeus@torinocronaca.it
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