Pronta la class action sui bond argentini

Un'azione collettiva, che negli Stati Uniti è conosciuta come "class action" inglese, è un'azione legale condotta da uno o più soggetti che, membri della classe, chiedono che la soluzione di una questione comune di fatto o di diritto avvenga con effetti ultra partes per tutti i componenti presenti e futuri della classe.
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rolieg
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Pronta la class action sui bond argentini

Messaggio da rolieg » gio apr 17, 2008 1:44 pm

Pronta la class action sui bond argentini

È già partita, con uno start in sordina tra le associazioni dei consumatori, la gara per chi deporrà in Tribunale la prima domanda di class action. Un'opportunità di marketing unica e irripetibile per chi da anni o da decenni lavora a tempo pieno per tutelare il consumatore-utente-risparmiatore su tutti i fronti: banche e finanza, energia, comunicazioni, ambiente, salute, chimica, beni di largo consumo... In pole position, tra le ipotesi allo studio nel caso di retroattività della norma, spiccano i Tango bond, una classe gigantesca di grande visibilità in ambito finanziario e già pronta, preconfezionata per numero dei danneggiati e somma da risarcire.
I detentori di vecchie obbligazioni argentine non cadute in prescrizione e chi ne possiede di nuove tramite swap formano una classe nella migliore delle ipotesi da 400mila cittadini, nella peggiore 200mila, per un risarcimento che può oscillare tra i 5 e i 10 miliardi di euro o di dollari Usa, a seconda del tasso di cambio usato. E al netto dell'imponderabile cifra dei rimborsi già incassati per una manciata di successi nei Tribunali italiani.
I Tango bond non sono entrati nei tavoli di conciliazione stragiudiziale allestiti negli ultimi anni da alcune grandi banche, anche in collaborazione con un folto numero di associazioni dei consumatori, che hanno rimborsato integralmente o in parte migliaia di risparmiatori possessori di corporate bond o altri prodotti. Intesa ha esaminato caso per caso 25.000 clienti investitori in obbligazioni societarie in default come Parmalat, Cirio, Giacomelli, Finpart (scoprendo che circa la metà non avevano diritto ad alcun risarcimento): e ha lasciato la commissione di conciliazione aperta a reclami futuri, in quanto strumento di provato successo per riconquistare la fiducia dei clienti. Unicredit ha proposto il rimborso a 4.000 investitori in Cirio bond valutati caso per caso da una commissione guidata da Guido Rossi. Capitalia ha rimborsato integralmente i Cirio bond posseduti dalla sua clientela (una percentuale bassa rispetto all'entità del crack) mentre Montepaschi ha usato un procedimento conciliativo concordato con Federconsumatori, Adusbef, Adoc e Codacons per sanare i buchi nei portafogli della clientela provocati dal prodotto Myway-4you di Banca 121.
Queste commissioni di conciliazione in realtà non hanno avuto un decollo felice perché le associazioni dei consumatori coinvolte (forse non tutte) si sono fatte pagare dalle banche per ogni caso esaminato (quale che fosse l'esito della controversia e fino a 250 euro per contratto). Le iniziative stragiudiziali, le formule di conciliazione cosiddette paritetiche sperimentate da Telecom (un pioniere in questo campo), Poste, Enel e Ania per frenare i ricorsi ai Tribunali, secondo le banche vanno supportate: il ministero dello Sviluppo ha rivisto di recente l'accordo con Unioncamere per portare avanti il finanziamento delle associazioni dei consumatori a vantaggio delle soluzioni extragiudiziali. E le autorità dell'energia e delle comunicazioni hanno riconosciuto questo tipo di accordo.
I Tango bond sono merce troppo scottante per le conciliazioni: non è escluso che i 190.000 bondholder che stanno scommettendo sulla class contro l'Argentina action avviata presso l'arbitrato internazionale Icsid dalla Tfa (Task force argentina) decidano di cambiare cavallo e intentare un'azione collettiva in Italia contro le banche. Nel campo finanziario la class action avrebbe l'imbarazzo della scelta: da anni le associazioni dei consumatori, quelle elencate dalla lista Cncu presso il ministero dello Sviluppo economico o quelle al di fuori come il combattivo S.I.T.I., stanno lottando su una miriade di casi di torti diffusi, dai prestiti considerati usurari all'anatocismo e da ultimo ai mutui ipotecari. Mentre sui bond qualche risarcimento danni in Italia c'è stato, a macchia di leopardo, da parte di banche o società fallite – ma per la nuova Parmalat la vera minaccia per ora è la class action in piedi negli Usa – lo stesso non si può dire per le perdite subìte dagli azionisti in Italia. Il S.I.T.I. ha raccolto le adesioni degli azionisti di Opengate, Freedomland, Credito fondiario oltre a quelli di Cirio e Parmalat. L'Aduc e altre associazioni sollevano in questi giorni il caso degli azionisti di Banca Italease e i clienti "truffati" con gli strumenti derivati agganciati ai contratti di leasing. Proprio i prodotti derivati rappresentano da qualche anno un fiume in piena di possibili ricorsi delle imprese contro le banche: non è escluso che anche i derivati diventino oggetto di class action. Le imprese coinvolte sono almeno 30mila e i "danni" potenzialmente risarcibili potrebbero ammontare in tutto il sistema a svariati miliardi di euro. Resta al giudice-filtro dell'azione collettiva, quello proposto dall'emendamento del Governo al testo Manzione-Bordon approvato dal Senato, stabilire se le imprese che hanno sottoscritto contratti derivati (uno diverso dall'altro perché intagliato su misura) possano essere riunite in una sola classe per danno collettivo.
La scelta del campo di azione tutto sommato è un problema minore per le associazioni e i comitati spontanei dei cittadini legittimati ad agire. Le questioni irrisolte e fondamentali al momento sono altre. Non è chiaro se la norma sarà retroattiva nella misura in cui consentirà le class action su danni subìti prima dell'entrata in vigore della legge. E resta da capire se nel mirino dell'azione collettiva finiranno anche gli enti pubblici e la pubblica amministrazione: i fornitori delle Asl stanno già affilando le armi per ottenere il risarcimento su miliardi di euro di fatture scadute, non pagate e non cartolarizzate. Negli ospedali i contenziosi con risvolto giudiziario stanno lievitando: la chirurgia estetica è un settore già in gran fermento per l'accumulo di azioni legali.
La legge sull'azione collettiva è tuttora in bozza e gli interrogativi aperti sono talmente tanti da rendere difficile qualsiasi previsione sulle class action future. La data di entrata in vigore della norma appare certa: primo luglio 2008, salvo sorprese dell'ultim'ora, naturalmente.
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LE CIFRE

Messaggio da rolieg » gio apr 17, 2008 1:45 pm

LE CIFRE

500mila
Tango bond
I risparmiatori che possedevano obbligazioni argentine al momento del default
180mila
MyWay-4you
I clienti di ex-Banca 121 poi Mps acquirenti di questo prodotto finanziario secondo l'Aduc
30mila
Strumenti derivati
Le imprese che hanno usato i prodotti derivati come copertura contro il rischio di interesse o di cambio
25mila
Corporate bond
I clienti di Banca Intesa acquirenti di obbligazioni societarie in default (Cirio, Parmalat, Giacomelli, Finpart ecc...) che hanno partecipato agli accordi stragiudiziali in commissione di conciliazione e rimborsati in parte, integralmente o non rimborsati in base a parametri prestabiliti
11mila
Risparmiatori traditi
Azionisti e obbligazionisti tutelati dal S.I.T.I.
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