Sono 450.000 gli italiani che hanno

arbitrato internazionale promosso dalla T.F.A. - Dal testo dell'ICSID che le banche hanno fatto firmare ai 170 mila investitori emerge che:
a) la revoca del mandato non lo estingue senza giusta causa
(attenzione, perché l'aver cambiato idea sul tipo di azione da
intraprendere non costituisce giusta causa...);

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rolieg
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Sono 450.000 gli italiani che hanno

Messaggio da rolieg » lun apr 21, 2008 7:41 am

L’Argentina a fine 2004 era debitrice verso il resto del mondo per oltre 180 miliardi di dollari con più di 100 miliardi di obbligazioni in “default”, cioè non onorate, inclusi gli interessi maturati e non versati a partire dal 2001. Dal 17 gennaio al 25 febbraio del 2005 a tutti i risparmiatori – oltre un milione in diverse nazioni - che a suo tempo avevano investito in obbligazioni della Repubblica argentina sono stati offerti nuovi titoli in sostituzione dei vecchi in insolvenza, con penalizzazioni in valore all’incirca del 75 per cento ed allungamento delle scadenze fino a 35 anni.



Sono 450.000 gli italiani che hanno sottoscritto obbligazioni argentine fino al 2001 per 14 miliardi di dollari USA e rappresentano il gruppo più consistente a livello internazionale. Nella decisione di investimento essi fidavano sul fatto che ad emettere quei titoli fosse uno stato sovrano ritenuto solvibile e non un’azienda privata qualsiasi, esposta ai consueti rischi di mercato. A differenza di quanto registrato in altre nazioni, circa 230.000 risparmiatori italiani, portatori di obbligazioni per oltre 8 miliardi di dollari USA , non hanno aderito al concambio imposto in maniera arrogante ed a condizioni capestro dalla Repubblica argentina.

La Task Force Argentina (TFA), associazione creata il 18 settembre 2002 da otto importanti banche italiane con molti clienti coinvolti nel “default” delle obbligazioni argentine e guidata da Nicola Stock, ha la finalità di assistere gratuitamente i risparmiatori italiani danneggiati dall’insolvenza. Essa ha propiziato la formazione di un fronte unico dei risparmiatori, di grande impatto con l’esterno, finalizzato al recupero del credito, sollecitando l’intervento di organismi internazionali, a partire dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), per indurre le autorità argentine a concordare una soluzione di rimborso negoziata e condivisa. Il dialogo con il Governo argentino fin dall’inizio del “default” è stato difficile e inconcludente. Nel corso di una conferenza stampa tenuta a Washington il 16 novembre 2005 - come riportato dalla TFA sul sito internet www.tfargentina.it - il Direttore del Dipartimento per le relazioni esterne del FMI, Thomas Dawson, ha dichiarato che l’istituto da lui rappresentato rimane disposto ad avviare negoziati per il rifinanziamento del debito estero dell’Argentina con lo stesso Fondo di circa 14 miliardi di dollari USA, subordinatamente alla presentazione di proposte concrete da parte della stessa per venire incontro ai 230.000 risparmiatori italiani che hanno rifiutato l’OPS di febbraio 2005. Nei giorni precedenti il Ministro dell’Economia argentino, Roberto Lavagna, aveva affermato che il raggiungimento di un accordo in tal senso con il FMI non rappresentava un obiettivo imprescindibile del Paese. Lavagna in seguito aveva confermato che un accordo era auspicabile, purchè non prevedesse interventi restrittivi sulla politica economica attuata dal Governo.

I massimi responsabili politici della Repubblica Argentina hanno assunto un atteggiamento di sfida nei confronti del FMI, cercando in ogni modo di svincolarsi dagli impegni di carattere finanziario a livello internazionale, compresi quelli verso i risparmiatori italiani. In tale direzione sembra muoversi, con rinnovato vigore, il nuovo Ministro dell’Economia argentino Felisa Miceli, già presidente della banca pubblica Banco Nacion, che ha sostituito Roberto Lavagna, dimissionario dal 28.11.2005 per contrasti all’interno del Governo, in particolare con il Ministro della Pianificazione nazionale. Il nuovo Ministro è supportato nella sua azione dal Presidente della Repubblica Nestor Kirchner, dichiaratamente ostile al FMI e contrario all’apertura di trattative per il riconoscimento delle ragioni dei risparmiatori italiani.

La TFA, a tutela degli obbligazionisti italiani che non hanno aderito al “concambio” dei titoli a suo tempo sottoscritti e non onorati dalla Repubblica Argentina, ha in preparazione un ricorso all’arbitrato internazionale presso l’International Centre for The Settlement of Investment Disputes (ICSID) di New York, organismo arbitrale e conciliativo della Banca Mondiale che si occupa di grandi contenziosi internazionali. Studi legali italiani e americani stanno vagliando minuziosamente le procedure per evitare che il Governo argentino possa far invalidare la richiesta di rimborso. L’ICSID ha chiesto preliminarmente di conoscere il meccanismo fiduciario che legherà i 230.000 risparmiatori italiani alla TFA e che consentirà alla stessa di assumerne formalmente la rappresentanza a tutti gli effetti. Passaggio obbligato sarà la predisposizione della delega e la relativa firma da parte dei risparmiatori in favore della TFA, per il tramite delle banche depositarie dei titoli in “default”. Nel mese di ottobre 2005 l’Associazione ha inviato alle banche un questionario da sottoporre ai risparmiatori interessati che non è stato pubblicizzato ed utilizzato, perché considerato obsoleto anche alla luce di nuovi sviluppi intervenuti nella vicenda.
La TFA stà perfezionando la bozza di delega per l’attivazione della procedura di recupero, fidando sull’autorevolezza dei lodi ICSID fin qui emessi, sulla loro sostanziale inappellabilità, sui precedenti favorevoli agli investitori, sulla esecutorietà dei lodi medesimi in ognuno dei 154 Paesi aderenti alla convenzione, tra cui Italia ed Argentina.

La recente ristrutturazione del debito contratto dalla Provincia di Buenos Aires rappresenta uno dei fatti nuovi intervenuti; essa ha dimostrato maggiore attenzione per le ragioni dei risparmiatori non rimborsati, prevedendo modalità di concambio per i titoli non onorati che sono state ritenute meno penalizzanti. L’ammontare dei titoli da ristrutturare era di circa 3,1 miliardi di dollari USA (US$ 2,7 miliardi in quota capitale e US$ 400 milioni rappresentati da interessi scaduti e impagati), di cui un terzo in possesso di investitori italiani. Il debito in questione è di dimensione limitata rispetto a quello nazionale, a fronte del quale si registra il forte contenzioso con i risparmiatori italiani. La TFA in un suo comunicato ha sottolineato che in questo caso l’OPS (Offerta pubblica di scambio), a differenza di quanto registrato per le obbligazioni emesse dallo Stato argentino, ha tenuto conto di alcune richieste avanzate nel corso dei numerosi incontri avvenuti con i rappresentanti della Provincia di Buenos Aires. I risparmiatori interessati sono stati invitati dalla TFA a valutare favorevolmente l’offerta, con preferenza per l’opzione B (“Medium Term Par Bonds” per 750 milioni di dollari) che prevede lo scambio con obbligazioni alla pari, cioè senza perdita di valore nominale, della durata massima di 15 anni, con interessi in progressione dall’1 al 4% e la predisposizione di un meccanismo di assegnazione preferenziale con priorità per i piccoli risparmiatori. Le altre due opportunità di scelta riguardavano “Obbligazioni Long Term Par” con scadenza 15 maggio 2035 ed interessi dal 2% al 4% riconosciuti a partire dal 16.11.2009 ed “Obbligazioni Discount” per 500 milioni di dollari caratterizzate da un abbattimento del capitale originariamente investito del 60%, il pagamento di interessi (sull’importo ridotto) dell’8,50% per tutto il periodo ed il rimborso dei nuovi titoli in quote semestrali a partire dal 15 ottobre 2012 fino al 15 aprile 2017. Il periodo tempestivo per l’adesione all’offerta è scaduta il 2 dicembre 2005. E’ stato previsto anche un “periodo tardivo” che si è protratto fino al 16 dicembre 2005, durante il quale non erano consentite opzioni.

La TFA informa che l’economia argentina nei primi tre trimestri del 2005 è cresciuta ad un tasso del 9% rispetto a quanto registrato nel medesimo periodo del 2004. La crescita dell’ultimo trimestre 2004 è stata del 2%. Nell’arco degli ultimi tre anni e mezzo – per 42 mesi consecutivi – il PIL e la produzione industriale avrebbero fatto registrare una crescita complessiva, rispettivamente del 31,5% e del 53,4%, che sembrerebbe non avere precedenti nella storia del Paese. Ad ottobre 2005, secondo informazioni del Banco Central, le riserve internazionali della Repubblica Argentina hanno raggiunto i 26,49 miliardi di dollari USA, con un aumento di quasi un miliardo rispetto al mese precedente.
Nel mese di settembre 2005 la bilancia commerciale è cresciuta al tasso del 4,1% rispetto allo stesso mese del 2004, avendo registrato un aumento delle esportazioni e delle importazioni rispettivamente del 16% e del 22%. Il saldo della bilancia commerciale per i primi nove mesi del 2005 è stata pari a 8,906 miliardi di dollari USA. Nel mese di ottobre 2005 l’inflazione ha fatto registrare un incremento dello 0,8% e a fine 2005 potrebbe attestarsi intorno all’11,7%.

La Repubblica Argentina, non onorando i debiti a suo tempo contratti e le relative condizioni, avvantaggia la propria situazione finanziaria ad esclusivo danno di tantissimi risparmiatori stranieri che hanno prestato fiduciariamente i loro soldi, con grave pregiudizio per la credibilità delle istituzioni finanziarie internazionali.
Tale negativa vicenda ha contribuito al calo di fiducia e di capacità di spesa degli italiani che non hanno registrato, in questa come in altre sciagurate circostanze riguardanti la delicata materia del risparmio, il necessario supporto delle autorità monetarie e politiche italiane.

Sàntolo Cannavale
rolieg

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