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rolieg
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Messaggio da rolieg » ven mar 28, 2008 10:33 am

TUTTI SAPEVANO!!! SOLO I CRACKATI IGNORAVANO.





NEL" 98 SI SAPEVA: ARGENTINA A RISCHIO

di Giuseppe Oddo (il sole 24h)

Un investimento caratterizzato da un "elevato rischio Paese". Dal verbale di una riunione di consiglio della Cassa Rurale di Rovereto emerge in modo inequivocabile come gli istituti di credito italiani avessero piena cognizione delle insidie connesse ai bond argentini già a partire dal '98, ossia tre anni prima che il governo di Buenos Aires ne dichiarasse l'insolvenza.

Uno stralcio di questo verbale è contenuto in una recente sentenza del Tribunale di Rovereto che ha rigettato una richiesta di risarcimento danni contro la Cassa, avanzata da un artigiano che all'epoca era amministratore della banca (ciononostante quest'ultima ha accettato di transigere).

Questi i fatti. Il 15 dicembre '98 Banca d'Italia scrive all'istituto di Rovereto per conoscere le ragioni che lo hanno spinto ad acquistare titoli emessi da Stati sovrani per un controvalore di poco inferiore a 10 miliardi di lire. La richiesta del vigilante, che rientra nell'attività di controllo sulle banche di credito cooperativo, non contiene alcun riferimento specifico ai Tango-bond, anche se il 6o% delle obbligazioni estere sottoscritte dalla Cassa sono state emesse dalla RepubblicaArgentina.

La missiva di Palazzo Koch finisce all'ordine del giorno del consiglio d'amministrazione dell'istituto trentino. Che il 24 dicembre'98 prende atto «di una comunicazione della Banca d'Italia - scrive il giudice estensore della citata sentenza -,con la quale l'ente di vigilanza domandava alla Cassa di giustificare le ragioni di un investimento in titoli esteri caratterizzati da un elevato rischio Paese». Potevano disconoscere le grandi banche una situazione di grave rischio Paese che risultava evidente a un piccolo istituto di provincia?

Nella risposta a Banhitalia Cassa Rurale precisava di aver sottoscritto i titoli con la consulenza del partner Caboto Hoding Sim (del gruppo Banca Intesa , uno dei più attivi nella vendita dei Tango-bond). La consulenza, tra l'altro, si fondava sul rapporto sui mercati latino-americani in cui la Caboto sottolineava gli "enormi passi avanti compiuti dell'Argentina e i suoi fondamentali degni di nota "Gli estensori del documento non mancavano di rimarcare l'elevato debito estero, le incertezze politiche e i problemi occupazionali del Paese, e tuttavia ritenevano che l'economia argentina fosse giunta, nel '98, a un punto di «stabilizzazione».

«Il successo delle recenti emissioni in valute forti - concludevano gli analisti della Sim - non sono quindi che un'anticipazione succulenta che vede il Paese sfruttare appieno l'accresciuto merito di credito ottenuto dal mercato». In quel periodo si era infatti in attesa di un miglioramento del rating argentino, che le agenzie di valutazione giudicavano speculativo f"BB"/"Ba3"), ma con prospettive positive.
Quanto "succulenti" fossero i bond argentini lo hanno capito a loro spese i 450mila risparmiatori italiani che hanno visto andare in fumo, impotenti, il loro investimento al momento del crack.
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rolieg

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