Cirio: Capitalia e Cragnotti

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rolieg
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Cirio: Capitalia e Cragnotti

Messaggio da rolieg » mer feb 13, 2008 10:45 am

La banca romana chiamata
in causa dai commissari
Immagine
Sergio Cragnotti ex patron di Cirio


FRANCESCO SPINI
MILANO
Affare Eurolat: la terza sezione del tribunale civile di Roma ha condannato l’ex patron di Cirio Sergio Cragnotti e la ex Capitalia (ora confluita in UniCredit) a risarcire in solido alla stessa Cirio 223 milioni di euro, con tanto di interessi maturati dal 1999. In tutto la somma supererà di poco i 300 milioni di euro. Sempre ieri la Corte di Cassazione ha giudicato inammissibile il ricorso di Cesare Geronzi, ex presidente di Capitalia (oggi presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca), contro il decreto di rinvio a giudizio disposto dal gup di Parma nell’ambito del filone «Ciappazzi» relativo al crack Parmalat.

Eurolat, dunque. Nel maggio 2004 erano stati i commissari straordinari del gruppo Cirio a chiedere all’ex patron e a diverse banche tra le quali Banca di Roma, quindi Capitalia, oltre 473 milioni anche a titolo di risarcimento per i danni subiti per la cessione di Eurolat alla Parmalat di Calisto Tanzi. Tutto comincia nel ‘98 quando Cragnotti acquisisce la privatizzata Centrale del Latte di Roma e la incorpora in Eurolat. Per cederla l’anno successivo a Parmalat in un’operazione che Tanzi a più riprese giudicò onerosissima, pari a oltre 390 milioni di euro.

Se per Tanzi l’operazione fu una catastrofe, anche per la Cirio non fu positiva. Ne erano convinti - e il tribunale ieri ha dato loro ragione - i commissari straordinari del gruppo, secondo cui l’operazione sarebbe stata attuata dalla banca, con l’avallo dello stesso Cragnotti, per rientrare dai crediti vantati nei confronti di Cirio, Bombril e Cmi. Causando però un danno alla Cirio, visto che Eurolat doveva considerarsi un asset strategico per il gruppo agro-alimentare. Per questo si sono rivolti al giudice per chiedere tra l’altro il risarcimento del danno subito per l’impoverimento, quantificato nell’atto di citazione in 250 milioni di euro. Il giudice l’ha calcolato in 223 milioni di euro, adeguandolo a 300 per la rivalutazione dal ‘99 a oggi. Capitalia, quindi UniCredit, e Cragnotti dovranno risarcire in solido, se i successivi gradi di giudizio confermeranno il verdetto, visto il probabile ricorso in appello.

Sul fronte Parmalat, e in particolare nel filone che si occupa della vendita delle acque minerali Ciappazzi dal gruppo Ciarrapico a quello di Collecchio, Cesare Geronzi perde un round con la Cassazione. L’ex numero uno di Capitalia, accusato di usura e concorso in bancarotta fraudolenta, attraverso i suoi legali Ennio Amodio e Francesco Vassalli aveva contestato la legittimità del provvedimento con cui il gup di Parma il 25 luglio ha disposto il rinvio a giudizio del banchiere. Motivo: nel prologo del decreto il giudice avrebbe violato il principio di presunzione di non colpevolezza, anticipando un giudizio sfavorevole all’accusato. Secondo la Suprema Corte invece il decreto, seppure «esuberante», è assolutamente legittimo. L’avvocato Amodio ha così commentato la sentenza: «La Suprema Corte ha sostanzialmente riconosciuto le buone ragioni del ricorso prospettato dalla difesa, secondo cui il giudice dell’udienza preliminare non può esorbitare dalla sfera delle sue funzioni istituzionali, che gli impongono di non anticipare valutazioni riservate al dibattimento».

L’appuntamento per la prima udienza, resta dunque fissato per il 14 marzo, quando si dibatterà anche degli altri quattro procedimenti aperti.
rolieg

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