L'Argentina e il Default pre annunciato

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L'Argentina e il Default pre annunciato

Messaggio da rolieg » mer gen 29, 2014 3:49 pm

L'Argentina e il Default pre annunciato
Trend Online
Scritto da Gloria Grigolon | Trend Online – lun 27 gen 2014 17:29 CET
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Il peso costa troppo o, meglio, il peso pesa troppo nei bilanci dello Stato: è particolare sentir parlare di una valuta in termini di costo, essendo solitamente quest’ultima a determinare i costi altrui. La decisione della Banca Centrale della Repubblica Argentina (BCRA) è stata presa e la moneta locale, il peso, è da ora ufficialmente abbandonata a se stessa, non potendo ormai più fare affidamento sugli acquisti mensili di dollari (un miliardo circa al mese) che le hanno permesso nel corso degli ultimi anni, di preservare almeno in parte il proprio potere d’acquisto.
Un meccanismo, quello di conservazione del valore del peso, che era divenuto troppo costoso per l’Autorità nazionale, la quale si vedeva obbligata ad intervenire vendendo dollari delle proprie riserve statali (ormai ridotte e scese al di sotto della soglia dei 29 miliardi) per comprare moneta locale, al fine di sostenerne la valutazione: un meccanismo che, interrotto, costerà alla malcapitata valuta una diminuzione iniziale del 18%, non escludendo discese di valore ben più marcate.
Il non-sostegno dall’esterno Una dipendenza dal dollaro divenuta sempre più pesante, anche alla luce della causa pendente che potrebbe vincolare l’Argentina a pagare negli Stati Uniti 1,5 miliardi di dollari per non aver aderito agli accordi riguardanti l’insolvenza ed il default del 2002: ai tempi, lo Stato di Buenos Aires (con il consenso del 93% dei creditori) impose una perdita del 70% sulle obbligazioni sovrane; una questione che non sembra esser stata digerita dal 7 per cento rimanente, il quale, portata la questione in tribunale, si appella ora alla Corte Suprema degli Stati Uniti (di per loro poco inclini a far favori all’Argentina…) per veder fatta la loro giustizia.
Anche il Fondo Monetario Internazionale, inoltre, sembra essersi chiamato fuori dai giochi, ritenendo di non dover favori ad uno Stato che, più volte negli ultimi anni, ha falsificato i propri conti pubblici (soprattutto in tema di inflazione e costo del denaro), quasi beffandosi delle Autorità sovrane.
Debiti senza fine Con una uscita di riserve ingenti a fronte di un approvvigionamento di nuovi capitali sempre più ridotto, Buenos Aires si è vista costretta ad abbandonare il suo Stato, che si avvicina ora inarrestabilmente al default: in un Paese in cui non vi è il rispetto dell’ottemperamento dei contratti nè il riconoscimento della proprietà privata, la tendenza all’investimento è diventata col passare degli anni pressoché nulla, in controtendenza col monte di debito accumulato dal Paese che, specie nel settore dell’energia, mostra un deficit pari a circa 10 miliardi l’anno: un dato che fa sorridere se si pensa all’altissima frequenza di blackout che giornalmente congelano le città… Debiti, debiti, debiti, non solo nei confronti di un settore, ma anche nei riguardi di diverse nazioni che attendono i loro saldi. Il ‘club di Parigi’ (gruppo di 19 membri appartenenti alle maggiori economie del mondo) avrebbe in essere un’obbligazione da 10 miliardi di dollari che il Governo argentino promise di saldare già nel lontano 2008: oltre cinque anni in cui ben poco è stato fatto per tener fede alla parola data e che, a livello internazionale, ha screditato quel poco di gloria che ancora poteva vantare l’Argentina.
Più spregiudicato e irrispettoso, invece, il caso che ha coinvolto la Spagnola Respol che, dopo la nazionalizzazione operata dall’Argentina di YPF (conseguita senza la benché minima corresponsione di indennizzi alla società iberica, alla quale sarebbero stati offerti successivamente come ammenda 8 miliardi di dollari), ha mostrato al mondo come il non rispetto della proprietà privata porti ad un isolamento dalla società finanziaria ‘educata’.
Misure, queste ultime due, alle quali, anche se Buenos Aires decidesse di far fronte, non le sarebbero comunque sufficienti a salvarsi dalla bancarotta.
Niente più Stati Uniti; niente più Spagna, nè potenze europee; niente più Fondo monetario internazionale; niente più Banca Centrale argentina nè aiuti esterni da Paesi amici quali il Venezuela.
Niente più bilanci fasulli; niente più dimostrazioni di grandezza o manifestazioni di benessere (come il bonus da 600 pesos mensili ai giovani disoccupati).
Quel che parla ora, è un credit default swap statale che vede l’Argentina fallita in cinque anni con una probabilità superiore all’80% ed un governo che, senza più sostegno e credibilità alcuna, si spegne pian piano nella vergogna del suo default.
rolieg

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