Dove va il risparmio delle famiglie italiane?

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rolieg
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Dove va il risparmio delle famiglie italiane?

Messaggio da rolieg » mar ott 23, 2012 2:44 pm

Dove va il risparmio delle famiglie italiane?

In Italia la penetrazione del risparmio gestito è pari nel 2011 al 20% del totale delle attività delle famiglie, contro quote di oltre il 40% per Germania, Francia e Stati Uniti.


Gli italiani risparmiano meno. è questo in estrema sintesi il risultato del primo rapporto dell'Osservatorio del risparmio promosso da Unicredit e Pioneer Investments, secondo cui nel giro di quasi vent'anni il tasso di risparmio lordo delle famiglie italiane è passato dal 21,9% nel 1995 a un minimo del 12% nel 2011. E le previsioni per il 2012 non sembrano indicare un'inversione di tendenza, con il tasso di risparmio che potrebbe scivolare fino all'11,3 per cento.

Secondo quanto indicato nel rapporto, non si tratta di un cambio di mentalità degli italiani ma di un cambiamento imposto dalla congiuntura economica. Il calo della propensione al risparmio, dunque, è figlio della crisi, dell'assenza di crescita che comprime i redditi disponibili e rende più difficile far fronte alle spese ineludibili in aumento. Un cambiamento che si è concretizzato negli ultimi cinque anni. Dal 2007 a oggi è stata registrata una riduzione sensibile del reddito disponibile, derivante principalmente da una compressione dei redditi da capitale e da lavoro dipendente, nonché dal livello di imposizione fiscale. Questi fattori, uniti a famiglie restie a modificare il proprio stile di vita o comunque caratterizzate da una quota elevata di spese di consumo incomprimibili, spiegano il calo del risparmio. Eppure dall'analisi si evince che in Italia sempre più famiglie considerano importante risparmiare; ma il divario tra risparmio desiderato e risparmio effettivo diventa sempre più marcato.

Comunque, pur risparmiando sempre meno, gli italiani possono ancora contare su un elevato stock di ricchezza. Si parla di 8.500 miliardi di euro, ovvero circa 140mila euro pro capite. Per fare un confronto, si tratta di circa 5,4 volte il Pil e oltre 7,8 volte il reddito lordo disponibile. Valore che colloca l'Italia al secondo posto di questa speciale graduatoria, meglio di Francia, Germania e Stati Uniti. Ma non tutto quello che riluce è oro. Pur essendo uno dei Paesi più ricchi tra le economie Occidentali, l'Italia è tra gli Stati che è cresciuto meno negli ultimi 20 anni. Certo, la ricchezza degli italiani non ha subìto forti fluttuazioni nel tempo, come accaduto invece alle famiglie inglesi o americane. Tuttavia, forse proprio a causa della sottoesposizione alle attività con più potenziale di apprezzamento, quali le azioni quotate e il gestito in genere, le famiglie italiane hanno anche perso la possibilità di avvantaggiarsi delle ripetute fasi di rally dei mercati. Non è un caso che l'Italia sia tra i Paesi con la più scarsa penetrazione del risparmio gestito, pari nel 2011 al 20% del totale delle attività delle famiglie, contro quote di oltre il 40% per Germania, Francia e Stati Uniti e del 54% per il Regno Unito. E sottopesata appare soprattutto la quota relativa ai fondi pensione, pari al 2 per cento (contro il 26% degli Stati Uniti e il 14% della Germania). Con l'alleggerimento delle pensioni statali, recita lo studio di Unicredit-Pioneer, sta ora ai singoli integrare in maniera adeguata le future prestazioni pensionistiche.

Un altro dato critico è nella ripartizione dello stock di ricchezza, che si concentra per il 60% nei nuclei familiari con un capofamiglia di età superiore a 55 anni e per il 4% in quelli con un capofamiglia di età inferiore ai 35 (nel 1991 detenevano più del 10%). Ciò evidenzia una forte sproporzione tra l'ammontare di risorse finanziarie a disposizione delle generazioni più giovani e quelle dei più anziani. La difficile fase che sta attraversando attualmente l'economia italiana sta di certo colpendo tutti. "Tuttavia - recita il rapporto - ci sembra che le giovani generazioni stiano pagando un prezzo molto più caro. Dato l'elevato stock di ricchezza ancora disponibile e per lo più in mano alle generazioni più anziane, una domanda che ci si potrebbe porre è se questo stock possa essere in qualche modo sfruttato per aiutare i giovani al fine di sviluppare il loro capitale umano e supportare le loro iniziative imprenditoriali, in modo da migliorarne le opportunità di reddito. Questo potrebbe persino trasformarsi in un volano di crescita, se inserito in un patto intergenerazionale".



23.Ottobre.2012
rolieg

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