FMI Passato, presente e futuro

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FMI Passato, presente e futuro

Messaggio da rolieg » mer giu 29, 2011 12:14 pm

Il Fondo Monetario Internazionale – FMI (in inglese International Monetary Fund – IMF) è un’organizzazione a carattere universale composta da 187 Stati membri.

Costituito nel dicembre 1945, a seguito degli accordi raggiunti nella Conferenza di Bretton Woods del 1944, al quale parteciparono le potenze Alleate nella seconda guerra mondiale.

L’architettura istituzionale dell’ordine economico, pensato dalle autorità partecipanti a Bretton Woods, si fondava sul FMI, la Banca Internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo - conosciuta come Banca Mondiale - e l’Organizzazione Mondiale per il Commercio.

Quest’ultima fu istituita solo nel 1995, con l’istituzione dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (World Trade Organisation - WTO). Fino al 1995, la cooperazione commerciale internazionale è stata sostenuta dal Trattato Generale sulla Tariffe e il Commercio (General Agreements on Tariffs and Trade - GATT).

Gli obiettivi prioritari del FMI sono: la promozione della cooperazione monetaria internazionale, lo sviluppo del commercio internazionale, la vigilanza sulla stabilità dei rapporti di cambio, evitando le svalutazioni competitive, l’aiuto agli Stati Membri, rendendo disponibili le risorse del Fondo per affrontare difficoltà della bilancia dei pagamenti. .

Per quanto concerne la struttura organizzativa, gli organi principali del FMI sono: il Consiglio dei governatori (Board of Governors), il Consiglio esecutivo (Executive Board), il Direttore operativo (Managing Director), la Commissione monetaria e finanziaria internazionale (International Monetary and Financial Committee) e la Commissione sullo sviluppo (Development Committee).

Il Board of Governors è l’autorità formalmente più alta. È costituito dai ministri delle finanze e dai governatori delle banche centrali di ciascun paese membro del FMI. Si riunisce una volta l'anno ed è depositario della maggior parte dei poteri del Fondo. In pratica però il Board of Governors ha delegato la maggior parte delle sue funzioni all'Executive Board, composto dagli Executive Directors.

L'Executive Board è composto da 24 membri, di cui otto fissi (Francia, Germania, Giappone, UK e USA più tre che provengono dalle coalizioni formate da un unico Stato ovvero Cina, Russia e Arabia Saudita) e i rimanenti sedici eletti ogni due anni da coalizioni di quei membri che non hanno voti a sufficienza per tenere un rappresentante individuale nel Board (al momento tra i 24 Direttori Esecutivi c’è anche l’italiano Arrigo Sadun). Il voto per eleggere un rappresentante in questo organo è determinato in proporzione alla quota nel commercio mondiale: solo le grandi potenze commerciali, quindi, hanno voti a sufficienza per eleggere un rappresentante.

A capo dell’Executive Board vi è il Managing Director, che guida il suo staff tecnico, assistito solitamente da tre consiglieri (First Deputy Managing Director e 2 Deputy Managing Director). Il ruolo del Direttore Generale è quello di esprimere pareri sull'emissione dei prestiti e sulla qualità delle performance dei paesi debitori.

Dopo l’arresto del francese Dominique Strauss Kahn (in carica dal settembre 2007 fino a maggio 2011) lo statunitense John Lipsky ha preso la carica di Acting Managing Director. I tre consiglieri sono al momento l’egiziana Nemat Shafik, il cinese Min Zhu e il giapponese Naoyuki Shinohara.

L'International Monetary and Financial Committee (IMFC, ex Interim Committee, creato nel 1974 come comitato di assistenza al Board of Governors) è composto da 24 membri (la cui composizione assomiglia molto all'Executive Board) e la sua autorità deriva dal fatto che vi siedono i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali dei paesi rappresentati. Si incontra due volte all'anno e ha un potere di supervisione sulle decisioni di politica monetaria. Il suo obiettivo è quello di risolvere i problemi di natura politica sottoposti dal Managing Director ed inviarli all'Executive Board.

La Commissione sullo Sviluppo, composta da 26 membri solitamente Ministri della Finanze, ha il compito di consigliare il Consiglio dei Governatori in merito ai temi che riguardano lo sviluppo economico dei paesi emergenti.

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Il sistema di Bretton Woods e la sua fine

Messaggio da rolieg » mer giu 29, 2011 12:16 pm

Il sistema di Bretton Woods e la sua fine.

Situata nello Stato del New Hampshire, Bretton Woods è una località dipendente dal comune di Carroll circondata dalla Foresta Nazionale delle White Mountains.

È in questa cittadina che ha sede il Mount Washington Hotel, l’albergo in cui nel 1944 si svolse dal 1 al 22 luglio la Conferenza di Bretton Woods che portò alla creazione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Gli accordi di Bretton Woods

Quando si parla di Bretton Woods inevitabilmente il pensiero corre al sistema di regolazione dei cambi internazionali che ha caratterizzato il periodo compreso tra la fine del secondo dopoguerra e il 1971, data in cui il sistema venne abbandonato.

Durante la conferenza di Bretton Woods furono presi gli accordi che diedero vita ad un sistema di regole e procedure volte a regolare la politica monetaria internazionale con l’obiettivo di governare i futuri rapporti economici e finanziari, impedendo di ritornare alla situazione che diede vita al secondo conflitto mondiale. Secondo gli storici tra le cause della guerra infatti andavano, infatti, conteggiate anche le diffuse pratiche protezionistiche, le svalutazioni dei tassi di cambio per ragioni competitive e la scarsa collaborazione tra i paesi in materia di politiche monetarie.

I due principali compiti della conferenza furono perciò quelli di creare le condizioni per una stabilizzazione dei tassi di cambi rispetto al dollaro (eletto a valuta principale) ed eliminare le condizioni di squilibrio determinate dai pagamenti internazionali (tale compito fu affidato al FMI).

Bretton Woods istitui, per il raggiungimento del secondo fine, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (Banca mondiale), due importanti istituzioni esistenti ancora oggi che diventarono operative nel 1946.

Gli accordi

Dei due progetti presentati, quelli di Harry Dexter White, delegato USA e di John Maynard Keynes, delegato inglese, fu scelto il primo.

Secondo il sistema definito da Bretton Woods il dollaro era l’unica valuta convertibile in oro in base al cambio di 35 dollari contro un oncia del metallo prezioso. Il dollaro poi venne poi eletto valuta di riferimento per gli scambi.

Alle altre valute erano consentite solo oscillazioni limitate in un regime di cambi fissi a parità centrale.

Il ruolo dell'FMI

L'istituzione creata con l’obiettivo di vigilare alle nuove regole e al sistema dei pagamenti internazionali fu per l’appunto il Fondo Monetario Internazionale. Inzialmente il numero di paesi aderenti al FMI era ridotto.

Per aderire ogni Stato doveva versare una quota in oro e una in valuta nazionale sulla base delle quali veniva deciso il suo peso decisionale.

L’obiettivo del Fondo inizialmente era quello controllare la liquidità internazionale e coadiuvare i vari paesi nel caso di difficoltà nella bilancia dei pagamenti.

La fine di Bretton Woods e il nuovo ruolo dell'FMI

La guerra del Vietnam, il forte aumento della spesa pubblica e del debito americano segnarono la fine del sistema istituito a Bretton Woods.

Il 15 agosto 1971, a Camp David, Richard Nixon, sospese la convertibilità del dollaro in oro, in quanto, con le crescenti richieste di conversione in oro le riserve americane si stavano sempre più assottigliando.

Il dicembre del 1971 segnò l’abbandono degli accordi di Bretton Woods da parte dei membri del G10 (il gruppo dei dieci paesi formato da Germania, Belgio, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Regno Unito, Svezia). Con lo Smithsonian Agreement il dollaro venne svalutato e si diede il via alla fluttuazione dei cambi.

Tuttavia le istituzioni create a Bretton Woods sopravvissero ma si trovarono a ridefinire priorità e obiettivi.

In particolare, il FMI con la caduta di Bretton Woods ha visto di fatto cambiare il proprio ruolo di sorveglianza. Venuto meno con i cambi flessibili e l’abbandono dello standard aureo la necessità di gestire la liquidità internazionale, l’attenzione del FMI è stata portata sulle politiche macroeconomiche interne perseguite dai membri e sugli elementi strutturali dei loro mercati. Venne data priorità all’obiettivo di finanziamento degli squilibri della bilancia dei pagamenti dei paesi in via di sviluppo trasformando il FMI da prestatore a breve termine a prestatore a lungo termine. Il FMI si trovava quindi investito del compito effettuare prestiti vincolati al rispetto di specifiche condizioni e a piani di rigorosa stabilizzazione macroeconomica. Una funzione che il FMI mantiene ancora oggi come dimostrano i recenti sviluppi collegati alla crisi dell’Euro che vedono il Fondo prestatore di prima istanza insieme all’Ue con i recenti piani di salvataggio di Grecia, Irlanda e Portogallo.
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Gemelli diversi in difficile equilibrio

Messaggio da rolieg » mer giu 29, 2011 1:08 pm

Gemelli diversi in difficile equilibrio
Qualcosa del genere era già successo alla Banca Mondiale, ma nessuno poteva immaginare che il parallelismo con il Fondo Monetario si sarebbe spinto fino alla soglia dello scandalo. Eppure alla base degli ultimi cambiamenti al vertice di queste due agenzie speciali dell’Onu c’è uno scandalo di natura sessuale che travolge il massimo dirigente e costringe i paesi membri a cercare una nuova guida.

Le dimissioni di Paul Wolfowitz dalla presidenza della Banca Mondiale il 30 giugno del 2007 erano state direttamente causate dallo scandalo che aveva coinvolto il manager accusato di favoritismi a vantaggio della sua compagna Shaha Riza, anch’essa impiegata presso la Banca Mondiale. Sicuramente la “vicinanza” di Wolfowitz all’amministrazione Bush lo aveva allontanato da diversi paesi membri della Banca Mondiale (a partire da quelli europei), tuttavia le dimissioni giunsero solo a seguito delle problematiche personali.

Quattro anni dopo, Dominique Strauss Kahn, numero uno del Fondo Monetario Internazionale, ha dovuto lasciare il proprio incarico sulla scia di accuse ancora una volta di carattere personale, ma ben più gravi. Il 14 maggio del 2011, infatti, Strauss Kahn è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una cameriera dell’hotel Sofitel di New York. Probabile fine di una carriera che poteva approdare all’Eliseo, inizio certo di una nuova crisi nei rapporti finanziari internazionali fra le varie potenze.

Lo stretto rapporto tra il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale va, però, ben oltre le coincidenze e chiama in causa la Storia. Le due istituzioni nate alla fine della Seconda Guerra Mondiale per salvaguardare il sistema degli scambi globali e promuovere lo sviluppo delle nazioni povere (e a quel tempo la rinascita delle potenze europee) si sono sempre intrecciate nei ruoli e negli interventi. Tanto che anche John Maynard Keynes, uno dei fondatori delle due istituzioni, aveva confuso il Fondo Monetario Internazionale con la Banca Mondiale durante una cerimonia di inaugurazione e affermato che la banca era stata chiamata fondo e il fondo era stato chiamato banca.

Ancora più complessi gli equilibri politici dietro la governance dei due istituti. Una regola non scritta, ma finora sempre rispettata, vuole che al vertice del Fondo Monetario Internazionale sieda un europeo e alla guida della Banca Mondiale un americano. Nel nuovo mondo scosso dalla crescita di economie emergenti come quelle del Brasile, della Cina e dell’India però questo equilibrio molto “occidentale” risulta sempre più in crisi.

Così le pressioni informali statunitensi che vorrebbero imporre la francese Christine Lagarde alla guida del Fondo Monetario sarebbero indirettamente rivolte al mantenimento di un americano al vertice della Banca Mondiale. In un mondo multipolare e sempre più policentrico, però, questo sistema sembra definitivamente entrato in crisi. D’altra parte nella stessa elezione dell’attuale presidente della Banca Mondiale, lo statunitense Robert Zoellick, avevano avuto un peso il suo ruolo nell’ingresso della Cina nel Wto e la sua conoscenza molto diretta dell’economia asiatica.

Al di là degli equilibri politici complessi che regolano i rapporti di forza tra la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale è però necessario distinguere i ruoli, gli obiettivi e le prerogative di queste due istituzioni.

Il Fondo Monetario Internazionale è nato con lo scopo di monitorare il sistema monetario internazionale, la stabilità dei cambi e le riserve di liquidità che le varie nazioni impiegano per tutelare il commercio mondiale. La Banca Mondiale è invece nata con l’obiettivo di aiutare le nazioni in difficoltà che un tempo erano i paesi europei del dopoguerra e oggi sono le nazioni più povere del pianeta. Obiettivo precipuo della Banca Mondiale è la promozione di progetti di sviluppo che favoriscano le economie emergenti, anche se spesso questi stessi interventi sono stati accusati di favorire più le economie occidentali che i paesi ospiti.

La vocazione più “finanziaria” dell’Fmi corrisponde a un più ampio ventaglio di competenze specifiche messe in campo dalla Banca Mondiale, tuttavia molto spesso la stabilità dei commerci internazionali si è scontrata con difficoltà strutturali di alcuni paesi che hanno chiamato in causa progetti di più lunga durata e più ampio respiro promossi proprio dalla Banca Mondiale.

Una cosa appare sempre più chiara, però, i nuovi attori dell’economia globale chiederanno sempre più spesso un ruolo crescente sia nella Banca Mondiale che nel Fondo Monetario Internazionale. Anche in questo caso nuovi equilibri appaiono ormai inevitabili.
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La sfida tra Christine Legarde e Agustín Carstens

Messaggio da rolieg » mer giu 29, 2011 1:13 pm

[size=18]La sfida tra Christine Legarde e Agustín Carstens

L’impeachment che ha visto cadere l’ex direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Dominique Strauss-Kahn, ha colpito il mondo delle istituzioni internazionali come un fulmine a ciel sereno in un momento molto delicato dell’economia mondiale impegnata in una difficile fase di ripresa. L’arresto con accusa di stupro di DSK - come soprannominato dalla stampa - ha letteralmente fatto gridare allo scandalo alcuni e al complotto altri mettendo fine alle ambizioni politiche dell'ex numero uno del FMI che puntava a candidarsi alle presidenziali del 2012.

Con la nomina alla massima carica dell’istituzione di Bretton Woods nel 2007, il nome di Strauss-Kahn si era andato ad aggiungere a quello di Jean-Claude Trichet alla guida della BCE, di Pascal Lamy alla direzione del WTO e di Jean Lemierre al Bers alla Banca europea ricostruzione e sviluppo, rinforzando così la posizione della Francia sullo scacchiere delle istituzioni internazionali.

Sotto la dirigenza di Strauss Kahn, si è assistito a due riforme della governance del Fondo che hanno permesso alla Cina di diventare il terzo paese per diritti di voto e hanno allargato al G20 il tavolo delle discussioni sui destini del globo.
D’altra parte proprio la Cina, insieme ad altri paesi delle economie emergenti, è stata tra i protagonisti del toto-nomine. Tra i candidati alla sostituzione di DSK infatti erano spuntati anche i nomi del cinese Zhu Min, del turco Kemal Dervis e dell’indiano Montek Singh Ahluwalia. La principale accusa rivolta dai Paesi emergenti - Brics in testa - al FMI, durante la corsa alla direzione, è stata quella di una struttura di rappresentanza “eurocentrista”.

È infatti innegabile il ruolo primario svolto da Strauss-Kahn nel sostegno all’Europa durante la crisi del debito sovrano: il salvagente da 750 miliardi di euro gettato per evitare che l’Europa e la moneta unica affondassero è infatti composto per un terzo da linee di credito dello stesso Fondo.
L’importanza rivestita da Strauss-Kahn durante l’intero processo di salvataggio della Grecia è tale che anche Atene ha subito il contraccolpo dell’arresto e delle dimissioni dell’economista dal suo incarico.


La chiusura delle candidature per la corsa alla guida del FMI è avvenuta lo scorso 10 giugno con i due sfidanti rimasti in gara: il Ministro francese dell’economia, Christine Lagarde e il Governatore della Banca centrale messicana, Agustín Carstens.
Secondo Carstens, una sua eventuale elezione a direttore del Fondo rappresenterebbe un passo importante verso la riforma dell’istituto, viceversa l’elezione di un altro direttore europeo metterebbe a rischio la legittimità dell’FMI presso i paesi con mercati emergenti.

Nell’attesa della decisione definitiva del 28 giugno la palla sembra restare alla squadra francese.
Il voto interno, infatti, riflette le quote di capitale detenute dagli Stati e la Lagarde sembra essersi già ampiamente assicurata il sostegno statunitense ed europeo unitamente a quello di diverse nazioni africane ed asiatiche. Contrariamente, il candidato messicano non sembra aver catalizzato attorno al proprio nome numerose simpatie.
Sembra ormai definitivo l’appoggio degli Usa, che puntano alla Banca Mondiale nel 2012, al candidato francese anche perché, gli americani, vorrebbero sostituire il numero due John Lipsky, che lascerà il posto vacante a partire da agosto, con il consigliere della Casa Bianca David Lipton.
Politica e avvocato, esponente dell'UMP e attuale Ministro dell’Economia, Christine Lagarde sembra mettere d’accordo tutti. Il primo ministro russo, Vladimir Putin, recentemente, nel corso di una visita a Parigi, l'ha definita "degna" del ruolo di direttore generale dell’FMI.

Secondo il londinese Centre for European Reform, i francesi hanno un numero record di candidati e la Lagarde ha la capacità di negoziazione e le conoscenze necessarie per svolgere il ruolo di guida dell'istituzione di Bretton Woods.

Stando a quanto dichiarato recentemente dal consigliere dell’FMI Arvind Virmani la Lagarde avrebbe già la vittoria in tasca. Virmani punta il dito in particolare sulle procedure del Fondo che favoriscono i candidati europei. È ormai una consuetudine stando a quanto dichiarato dal consigliere che all’Europa vada la direzione generale del Fondo e agli Usa la poltrona più alta della Banca Mondiale.

Non resta ora che aspettare di sapere chi sarà ufficialmente il successore di Strauss-Kahn.
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