DEFAULT il conto salato.

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DEFAULT il conto salato.

Messaggio da rolieg » mar gen 18, 2011 6:27 pm

Il conto salato dei default.
di Roberto Perotti

Le rate alle scadenze fissate. La retorica europeista è un vezzo fastidioso della nostra cultura; quando viene propinata con i soldi altrui diventa insopportabile. Tanti cittadini italiani si scottarono con il default argentino, ma non ricordo di aver sentito politici, economisti o giornalisti chiedere comprensione per quel paese; al contrario, vi fu una sorprendente durezza verso un paese alle prese con una recessione gravissima. Non così quando parliamo di Germania e Grecia. Cosa è cambiato? Che non si sta parlando di soldi nostri, ma di contribuenti stranieri. E diventa più facile essere generosi
Oggi e domani i capi di stato e di governo dell'Unione Europea si riuniscono per sancire alcune decisioni prese nelle ultime settimane: un aumento di disponibilità per i fondi di salvataggio dei paesi sovrani; il Patto per l'euro, che "suggerisce" alcune politiche per evitare il ripetersi di casi come Grecia e Portogallo; e alcune regole più stringenti per le politiche di bilancio.

Ci sono tre costanti nei commenti italiani a questi sviluppi: non ci sono mai abbastanza soldi per i salvataggi; non c'è mai abbastanza coordinamento delle politiche economiche; e ci sono troppe regole capestro imposte da pochi paesi grandi, prepotenti e miopi. Tutte tre queste critiche denotano una incomprensione di fondo dei vincoli politici prevalenti nei paesi europei.

L'idea che il default sovrano vada evitato a tutti i costi è nefasta, e serve solo a preparare nuovi default in futuro. Ma anche ammesso che la si voglia attuare, è necessario che qualcuno metta i soldi. Comunque si voglia denominare lo schema, qualsiasi salvataggio è un trasferimento dai paesi in salute, cioè da Germania, Francia, Olanda, Finlandia e pochi altri, ai paesi in difficoltà. È così strano che i contribuenti dei primi siano meno che entusiasti? È straordinario vedere tanti commentatori stupirsi che i politici tedeschi e finlandesi siano riluttanti a fare infuriare i propri elettori e ad allargare i cordoni della borsa. Si dice che così facendo però politici ed elettori denotano miopia. Ma veramente è nel loro interesse salvare un paese come la Grecia? La vera miopia è dei commentatori nostrani, che si ostinano a ignorare i vincoli politici - peraltro perfettamente legittimi e ragionevoli - degli altri paesi. L'unica battaglia che è impossibile vincere per chiunque è quella contro gli interessi di 62 milioni di elettori tedeschi: nessun profluvio di retorica potrà mai prevalere contro di loro.

La retorica europeista da anni afferma anche che non c'è abbastanza coordinamento delle politiche economiche. Eppure il patto per l'euro e le regole sulle politiche di bilancio non sono altro che tentativi di imporre un coordinamento alle politiche salariali, di impiego pubblico, pensionistiche, e di bilancio, con un duplice obiettivo: evitare le perdite di competitività e i disavanzi fuori controllo che sono in parte la causa delle difficoltà di Grecia, Portogallo, Spagna e Irlanda.
Improvvisamente però questo non è più il coordinamento che tutti volevano, ma un insieme di regole nocive volute dalla Germania per imporre la deflazione al resto d'Europa. Certamente queste norme non risolverebbero tutti i problemi, in particolare la fragilità persistente del settore bancario. E il dibattito è in ogni caso puramente accademico, perché tutte queste misure non sono accompagnate da alcuna sanzione reale per i trasgressori. Sia ben chiaro: è un bene che sia così, perché questi tentativi di imporre regole comuni non hanno mai funzionato e non funzioneranno mai; al momento buono qualsiasi governo infrangerà una regola se è nel suo interesse farlo, e nessuno manderà i carri armati per punirlo. Ma le reazioni indicano quale è il problema di fondo. Se un paese vuole perseguire politiche di bilancio e salariali allegre, pagherà con un disavanzo commerciale a meno che anche gli altri paesi non facciano altrettanto. Se invece riesce ad adottare politiche salariali e di bilancio prudenti, può farlo anche se gli altri paesi non lo seguono,
anzi ha molto da guadagnare a fare l'apripista solitario: Germania docet.

Il continuo richiamo al coordinamento delle politiche economiche si rivela quindi per quello che è: una foglia di fico per costringere anche le formiche a comportarsi da cicale. Quando sono invece le formiche che cercano di impedire alle cicale di scialacquare troppo, e di rivolgersi poi ogni inverno alle formiche, ecco allora che il coordinamento diviene un'insopportabile imposizione dei più forti e prepotenti.
Ignorare pervicacemente i vincoli politici interni dei paesi virtuosi per spingerli a sottoscrivere politiche di dubbia utilità non paga, anzi alla lunga è controproducente: alla fine scatenerà soltanto una reazione irata dei contribuenti di quei paesi, che impedirà anche quel poco (o quel tanto) che finora hanno acconsentito ad attuare.
Ultima modifica di rolieg il gio mar 24, 2011 9:20 am, modificato 3 volte in totale.
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Messaggio da rolieg » gio mar 24, 2011 9:19 am

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