Tango bond, rimborso record

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rolieg
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Tango bond, rimborso record

Messaggio da rolieg » mar gen 11, 2011 9:32 am

Tango bond, rimborso record
La giurisprudenza conferma che è possibile fare qualcosa per reagire al danno subito
Rimborso record nell’ambito della vicenda dei bond argentini. La Banca popolare di Vicenza è stata condannata a risarcire di 580 mila euro due imprenditori piacentini che, nel 2001, ne avevano puntati 400 mila sui titoli di stato della Repubblica Argentina.

La somma stabilita dal tribunale della città emiliana ha tenuto conto anche della rivalutazione monetaria dal 2001 al febbraio 2010 e degli interessi legali del 2,5% l’anno maturati per circa dieci anni. Oltre alla cifra da capogiro, ciò che ha fatto scalpore è il fatto che a essere risarciti siano due imprenditori, quindi non certo due novizi dell’investimento finanziario, che conoscevano bene i rischi a cui andavano incontro con l’acquisto dei tango bond. Ma a loro favore ha giocato il fatto che nessuno all’interno dell’istituto di credito li aveva informati dell’imminente tracollo dello Stato sudamericano.

“Le sentenze ormai parlano chiaro – commenta Egidio Rolich, presidente dell’Associazione risparmiatori tangobond (Art) – C’è una giurisprudenza consolidata che conferma come il risparmio italiano sia rimasto vittima di una serie di fattori che, negli anni, hanno portato a perdite enormi”. Quando nel 2005 ha iniziato la sua attività, Art si è fatta consegnare dalla Consob le offering circular (regolamenti di emissione del titolo) relative al default argentino e si è resa conto che le banche non avevano tenuto conto delle leggi e dei regolamenti Consob.

Disastro annunciato. Il punto è questo: che a un’alta propensione al rischio corrisponda un’alta possibilità di guadagno è risaputo. Il vero problema è che il binomio non calza con la vicenda dei bond argentini, così come con quella di Parmalat e Cirio. “L’Argentina – riprende Rolich – aveva necessità di denaro a causa dei numerosi default di cui siamo venuti a conoscenza solamente dopo quello del 2001”. La sua economia stava già boccheggiando. Magari il piccolo risparmiatore non lo sapeva, ma chi non poteva o non doveva ignorarlo erano le banche. “Non tanto quelle piccole, ma i colossi che hanno attività all’estero e seguono gli imprenditori italiani nella loro laboriosità al di fuori dei confini”.

460 mila italiani travolti. Oltre alle responsabilità del singolo intermediario finanziario, ci sono poi quelle di Consob e Banca d’Italia. In un arco temporale di 24 mesi, dal 1999 al 2001, il sistema bancario italiano ha compiuto operazioni di vendita di bond argentini per conto di 460 mila risparmiatori, che mediamente hanno fatto almeno due acquisti. “Questo significa un milione di transazioni, che dovevano fare alzare il sopracciglio a chi di dovere”.

I titoli argentini rientrano nei cosiddetti Sso (sistemi di scambio organizzati), ovvero sono al di fuori dei mercati regolamentati. Questo significa, in parole povere, che al tempo del tracollo non erano autorizzati al collocamento in Italia, tanto che le banche avevano sottoscritto un documento, l’offering circular, in cui si impegnavano a non venderli sul nostro mercato. In realtà, queste operazioni possono essere effettuate seguendo precise direttive.

La banca deve comunicare entro 12 ore ogni operazione alla Consob, che a sua volta deve informare la Banca d’Italia entro 24 ore dalla ricezione. “Trattandosi di un milione di operazioni – si domanda Rolich – come mai non è mai venuta fuori la questione? Perché la Consob solo in un secondo momento si è trovata a multare gli istituti di credito?”.

Cosa fare. Se singolarmente si può fare poco, insieme è possibile contare molto. Chi ha subito delle perdite in bond argentini, deve subito mettere in mora la propria banca e bloccare i termini della prescrizione, fissati per il 23 dicembre 2011. Il consiglio è quello di evitare il fai da te, affidandosi invece ad associazioni esperte del settore.

In questo momento è possibile sfruttare l’opportunità offerta dall’Art che, al solo costo dell’iscrizione (50 euro), offre tutta l’assistenza legale necessaria fino alla transazione finale. “Il nostro obiettivo – conclude Rolich – è quello di istituire una transazione trasgiudiziale collettiva. Ci sono 180 mila persone sulle 460 mila coinvolte che hanno sottoscritto l’arbitrato internazionale Icsid proposto dalla task force Argentina, nella speranza di riavere indietro qualcosa. In realtà questo arbitrato non ha il potere esecutivo di un tribunale e alla fine, anche in caso di parere positivo, si dovrà comunque procedere con una causa”.

La strada giusta dunque è quella di mettere in mora la banca, in modo che allo scadere dei termini nel 2011 si possa proporre una transazione che metta fine alle sofferenze di molte, troppe persone. Per maggiori informazioni, è possibile consultare il sito web www.tangobond.it

Paola Rinaldi
rolieg

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