Meredith Whitney, l'analista finanziaria che lancia la sfida

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rolieg
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Meredith Whitney, l'analista finanziaria che lancia la sfida

Messaggio da rolieg » ven nov 19, 2010 4:07 pm

Ecco chi è Meredith Whitney, l'analista finanziaria che lancia la sfida alle big mondiali del rating

A Wall Street ha la reputazione di un orso. Non per il suo aspetto (peraltro affascinante) ma per le previsioni "bear" sull'andamento delle banche americane. E come dargli torto visto poi come sono andate a finire le cose nella crisi subprime. Lehman Brothers è fallita e tutti i big della finanza sono comunque usciti con le ossa rotte dall'ultima, violenta, bolla finanziaria. Compresa Citigroup, nei confronti della quale un suo report nel 2007 (in tempi non ancora del tutto sospetti) aveva predetto un andamento burrascoso. Per questo si è guadagnato la fama di guru, dell'unica che aveva previsto tutto. Pessimista sì, ma non troppo, perché ama anche ricordare che «un orologio rotto per due volte al giorno ha l'ora esatta».
Di talento Meredith Whitney ne ha, finora, dimostrato. E adesso la 40enne nominata nel 2008 da Forbes tra le 50 donne più potenti al mondo (dopo aver vinto nel 2007 la medaglia d'argento "come miglior selezionatore nel mercato azionario") si prepara a un'altra grande sfida. L'attacco ai colossi mondiali del rating: Moody's, Standard&Poor's (quest'ultima nelle mani di McGraw-Hill) e Fitch. Tre big che oggi si contendono oltre la metà del mercato mondiale dei rating, quei giudizi sul livello di solvibilità dei debiti (tanto di aziende quanto di stati sovrani che di titoli cartolarizzati) che, volenti o nolenti, influenzano l'andamento dei mercati finanziari. E che sono finiti più volte sotto accusa per triple A
(il giudizio di massima affidabilità) concesse a società poi capicollate e, per spesso neppure velati, conflitti di intesse tra giudicante e giudicato. Tanto che il governatore della Banca centrale europea ha ricordato che «il mondo ha bisogno di più di tre agenzie di rating».
Whitney fa sul serio perché un anno fa ha lasciato la società di analisi e ricerche Oppenheimer e ha deciso di mettersi in proprio fondando la Meredith Whitney advisory group. E adesso attende dalla Sec (la Consob americana) l'autorizzazione formale ad acquisire lo status di "nationally recognised statistical rating organization" (Nrsro). L'attestato a poter emettere rating sul debito di emittenti che possano essere utilizzati come informazioni rilevanti per gli investitori.
Sposata dal 2005 con l'ex wrestler professionista John "Bradshaw" Layfield, la Whitney sa bene che questo è un momento decisamente favorevole per il business del rating. Nel terzo trimestre, Standard & Poor's ha riportato la miglior trimestrale dell'anno, contro le statistiche che vedono il terzo trimestre storicamente il più debole per il mercato delle agenzie di rating. E anche i conti di Moody's vanno a gonfie vele. C'è un motivo e riguarda la grande attività di rifinanziamento del debito che, tanto paesi quanto aziende, stanno attuando per raccogliere nuovi capitali necessari per oliare l'attività in questa fase di debolezza economica. Basti sapere che nel 2010 le emissioni di corporate bond negli
Stati Uniti con giudizio "junk" (spazzatura) e "high yield" (alto rendimento e, quindi, alto rischio) non sono mai state così numerose nella storia finanziaria americana.
L'idea di Whitney non è, però, di stravolgere il modello di business delle agenzie di rating. In un'intervista al Financial Times ha dichiarato che l'unico modello sostenibile per il business di un'agenzia di rating è emettere un rating su richiesta da parte degli emittenti che, di volta in volta, ne hanno bisogno. Ricevendo da questi una commissione. Ma ciò non significa dover cadere in un conflitto di interessi. Perché la professionalità paga nel medio-lungo periodo.
Uno dei modi chiave per entrare nel mercato delle agenzie di rating - secondo la Whitney - è ottenere l'appoggio di investitori, una strategia che gli altri potenziali concorrenti stanno perseguendo. Perché questi fanno da filtro quando sponsorizzano l'acquisto solo di quei titoli che hanno ricevuto il rating di una certa impresa. In questo caso il rating diventa un bollino di qualità e chi emette prestiti obbligazionari tende a rivolgersi solo alle agenzie in grado di garantire questa qualità.
Ed è questo, quello dell'alta qualità appunto, l'obiettivo di Whitney, una volta che la Sec (come probabile) approverà la sua domanda. Proprio quella che spesso è mancato fino ad ora. Almeno questo ci dicono i clamorosi autogol in cui i big del rating sono incappati fino ad ora. Proprio su Lehman brothers, la banca d'affari Usa che ha dichiarato bancarotta lo scorso 14 settembre, che, poche ore prima del dissesto, rientrava nella schiera delle società affidabili con un rating A, attribuito alle aziende/enti che hanno «una solida capacità di ripagare il debito».
Non bisogna andare tanto indietro per trovare un'altra clamorosa "svista". Il 6 settembre 2008 mentre Fannie Mae e Freddie Mac (le agenzie federali specializzate nel settore dei mutui) chiedevano un disperato salvataggio pubblico da 200 miliardi di dollari conservavano una tripla A in merito al giudizio di affidabilità. E non si tratta di casi isolati. Nel 2001 la valutazione di Enron fu abbassata appena tre giorni prima del crac del colosso energetico statunitense e comunque ricondotto in una categoria non speculativa. Una storia che ricorderanno anche i 50mila risparmiatori italiani coinvolti nel 2003 nel default delle obbligazioni Parmalat che godevano di un rating pubblico non allarmante (BBB-, società non speculativa).
rolieg

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