Tribunale di Brescia solo restituzione delle cedole

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Tribunale di Brescia solo restituzione delle cedole

Messaggio da rolieg » gio giu 17, 2010 8:04 am

Tribunale di Brescia solo restituzione delle cedole

Acquisto di obbligazioni del debito pubblico argentino
Solo restituzione delle cedole, ma niente danno da lucro cessante a favore della bancadi Nicola Brutti Per il Tribunale di Brescia solo restituzione delle cedole, ma niente danno da lucro cessante a favore della banca.La pronuncia del Trib. Di Brescia , 29 aprile 2010, verte sull’acquisto di obbligazioni del debito pubblico argentino, di cui l’acquirente chiede la nullità per difetto di forma del contratto quadro e, in via subordinata, la risoluzione.

Da parte sua, la banca-intermediaria contesta la fondatezza della domanda, chiedendo in via riconvenzionale, in caso di accoglimento della domanda attorea, la restituzione dei titoli, delle cedole incassate, nonché di altri profitti poi specificati.

Avvenute a distanza di tempo, le tre operazioni sono comunque assoggettate, secondo il Tribunale, alla regola della necessità di una forma scritta che le sorregga, a pena di nullità. Per tale conclusione, soccorrono ratione temporis, l’art. 18 del D.lgs. n. 415/1996, e, poi, l’art. 23 del D.lgs. n. 59/1998.

Il Tribunale, di conseguenza, non ritiene sufficiente la prova documentale del contratto risultante da una “stampata” (da registrazione informatica) prodotta dalla Banca, in assenza dell’originale sottoscritto dalle parti.

Un contratto quadro, invece, è presente solo in epoca successiva ai predetti acquisti, ma i Giudici lo ritengono irrilevante, in assenza di alcun “rinvio recettizio a contatti precedenti”, quasi a voler implicitamente ammettere una possibile sanatoria degli atti nulli, che, invece, è tutt’altro che pacifica.

Di recente, per la soluzione contraria, si veda Trib. di Torino 16 febbraio 2010. Ma una certa confusione si rinviene in altre pronunce che, al fine di far salve le cedole incassate dall’investitore che nulla abbia lamentato in relazione all’operazione, richiamano persino l’istituto dell’annullabilità, in relazione al vizio di forma ex art. 23 D.lgs. 58/1998 (v. Trib. di Verona, 17 aprile 2009), invece che ricorrere, più opportunamente, all’autonoma e figura della nullità di protezione.

Secondo la sequenza procedimentale contratto quadro-negozi di attuazione, la nullità del primo travolge anche i secondi e, perciò, il Tribunale opta per la nullità di tutte e tre le operazioni attuative. In merito alle conseguenze “ripristinatorie” della nullità, la banca viene condannata a restituire la somma investita, oltre agli interessi al tasso legale dalla data di messa in mora al saldo effettivo, mentre è negata la rivalutazione monetaria della somma, trattandosi di debito di valuta e in difetto della prova di altro danno.

Per completezza, si noti che altri Giudici riconoscono il danno da lucro cessante determinato dalla svalutazione monetaria, sottolineando la natura antinflattiva della destinazione ad investimento della somma di denaro (v. Trib. Pesaro, 24 giugno 2008).

Verso l’attore ha, poi, successo la domanda riconvenzionale della banca, riconoscendosi a quest’ultima il diritto alla restituzione dei titoli, nonché delle cedole incassate medio tempore sugli stessi, oltre interessi al tasso legale, dalla data di messa in mora al saldo effettivo.

Da notare, tuttavia, come alcune sentenze facciano salva la retentio delle cedole incassate, laddove sia ravvisabile la buona fede del cliente (ad es. Trib. Modena, 15 giugno 2009). In senso analogo, seppur in riferimento ad una ipotesi di risoluzione del contratto, si veda App. Brescia 20 giugno 2007, secondo cui vanno ritenuti in buona fede i clienti che abbiano incassato le cedole prodotte da titoli obbligazionari acquistati in virtù di contratti di investimento dichiarati risolti per violazione degli obblighi comportamentali dell’intermediario, potendo, pertanto, essere obbligati alla restituzione delle sole cedole (da considerarsi come frutti) incassate dopo la data della domanda ex art. 2033 c.c.

Secondo la sentenza, infine, la domanda riconvenzionale con la quale la banca chiede il risarcimento del danno da lucro cessante, attinente ad eventuali ulteriori profitti ottenuti (od ottenibili) dall’attore in corrispondenza con l’acquisto dei titoli va respinta, in quanto la nullità per carenza di forma del contratto quadro può essere invocata dall’attore e non dalla banca, essendo prevista solamente a protezione del primo.

Il richiamo al principio degli “effetti utili” della nullità di protezione, invero alquanto opinabile nella specie, era stato recentemente invocato anche da altra giurisprudenza di merito (Trib. Udine, 16/1/09).

Quest’ultima vi aveva attinto per giustificare un’estensione della nullità del contratto-quadro circoscritta alle sole operazioni specificamente impugnate dal cliente, a scongiurare “l’effetto domino” della nullità dell’atto presupposto sugli atti conseguenti, sul modello dell’invalidità procedimentale degli atti amministrativi.

Ma anche in tale ambito gli orientamenti differiscono, dovendosi applicare, ad avviso di altri Giudici, il vincolo dell’indissolubilità tra i vari negozi, in nome di un’insanabilità assoluta di tutte le operazioni riconducibili ad un contratto quadro di cui sia stata invocata la nullità da parte dell’investitore, a sua stessa protezione (v. Trib. Cagliari 18/1/2007).

A favore dell’investitore, infine, è da segnalare che la sentenza in commento decide di non compensare le spese di giudizio, addossandole interamente alla Banca, nonostante il parziale accoglimento della sua domanda riconvenzionale.

(Tribunale Brescia, Sentenza 29/04/2010)06/07/2010
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Messaggio da rolieg » mar lug 06, 2010 1:53 pm

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