TANGOBOND, ULTIMA CHIAMATA

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rolieg
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TANGOBOND, ULTIMA CHIAMATA

Messaggio da rolieg » ven mar 19, 2010 3:59 pm

TANGOBOND, ULTIMA CHIAMATA.

Il 23 dicembre 2011 scadranno i termini ultimi di prescrizione per la vicenda dei bond argentini, dopo non sarà più possibile nessuna rivendicazione. Ma i risparmiatori hanno ancora una possibilità: mettere in mora le banche. Così si prolungano i termini di prescrizione di altri dieci anni». Egidio Rolich lancia la sua campagna per convincere chi, come lui, è rimasto vittima dei bond argentini a giocare l’ultima carta per non perdere tutto il denaro investito.

Per questo si è inventato la transazione stragiudiziale collettiva, una sorta di class action che il governo non ha concesso, o meglio l’ha concessa ma non retroattiva, quindi inutilizzabile in questo caso.
Egidio Rolich, 59 anni, ex consulente finanziario, ex titolare di una catena di negozi di abbigliamento a Torino, è il presidente di ART, Associazione Risparmiatori Tangobond, che ha fondato cinque anni dopo essere stato bruciato dal crack Argentina (www.tangobond.it). Da allora è iniziata questa personale battaglia, idealmente a nome di tutti i 460 mila italiani rimasti fregati, che lo ha portato ad affrontare banche e tribunali. Da allora con il suo aiuto circa 1500 piemontesi, su un totale di 45 mila, hanno recuperato, almeno in parte, il loro denaro: quasi sempre attraverso transazioni, qualche volta con cause, sono rientrati in possesso mediamente dell’85% della cifra investita.

Che cosa ha imparato da questa vicenda?

I bond argentini sono stati il primo caso del metodo dei bond spazzatura. E’ il sistema che governa il mondo occidentale, un sistema che si autoalimenta attraverso diversi crack. Si droga il mercato, poi scoppia la bolla.

Vuol dire che c’è una regia?

Le banche sono troppe esposte con i titoli tossici. A un certo punto smettono di finanziare le aziende, chiudono i cordoni della borsa, niente più mutui. E pensare che le banche hanno la massima fiducia dei risparmiatori, sono viste come amiche.

Perché capita tutto questo?

A un certo punto le banche hanno lasciato la vecchia strada, quella per cui erano nate, per dedicarsi alla finanza. Ma non sono in grado, in Italia non abbiamo personaggi all’altezza, manca la cultura. In altri paesi le banche prestano denaro e danno consulenze.

Ma avviene anche qui.

Hanno tirato fuori il private banker, ma non è nient’altro che un procacciatore di clienti. Clienti che gli affidano i soldi. Ormai il risparmio è il bancomat delle banche, da troppo tempo va avanti così, sarebbe ora di cambiare il pin, noi siamo qui per questo.

Vuol dire che le banche tradiscono la fiducia dei clienti?
Staremmo tutti meglio se ci fosse un minimo di correttezza.

E soltanto da noi capitano queste cose?

Viviamo la globalizzazione, ma non è la stessa cosa per tutti. Prenda l’euro, siamo l’unico paese in Europa che ha pagato 80 mila lire a cittadino per entrare nel mercato della moneta unica. Ci era stata promessa la restituzione ma così non è stato.

Anche sull’Europa ha dei dubbi?

Ci sono vantaggi e svantaggi, noi siamo penalizzati perché non abbiamo politici con carattere. Il sistema ha voluto questo, un bipolarismo ad esempio che ci fa votare i partiti e non i candidati.

Qui stiamo entrando in politica.

Politica, economia, potere, sistema. Abbiamo uno stato che costa 800 miliardi l’anno. Perché? E poi, i risultati? Per fare una Tac si aspettano anche quattro mesi. La sanità ci costa come in Francia e in Inghilterra, ma lì si va in clinica privata e paga lo stato.

Dove vuole arrivare?

Nulla nasce per caso, tutto è programmato per arrivare a una soluzione. Io temo che da noi possa capitare la stessa cosa accaduta in Argentina: c’è un’escalation della spesa pubblica, la gente impoverita paga meno tasse, il sistema per autofinanziarsi usa i risparmi delle famiglie. I casi Cirio e Parmalat non sono casuali. Negli ultimi 12 anni le banche hanno portato via 50 miliardi di euro alle famiglie italiane.

Ma torniamo a ART. Ci spieghi come e perché è nata.

Avevo investito i miei risparmi in Cct, Bot, qualche Obbligazione. Nel 1998/99 i Cct rendevano il 14%. Poi la banca mi ha proposto l’investimento nei bond argentini, li ho sottoscritti. Nel 2001 il default, la politica se n’é fregata, le associazioni di difesa dei consumatori forse avevano da tutelare altri interessi, sono l’emanazione di partiti politici e sindacati. Allora nel 2004 ho costituito un piccolo comitato di crackati, l’anno dopo siamo diventati associazione.

Da allora che cosa ha fatto?

Sono diventato un esperto in questa materia, ho studiato, recuperato documenti, indagato. Attraverso la Consob ho scoperto che questi titoli esteri non erano autorizzati all’emissione in Italia, questi titoli non dovevano e non potevano essere venduti. Sono iniziate le cause, che si vincono perché i giudici applicano la legge.

Malafede o superficialità da parte delle banche? Di che cosa le accusa?

Se le banche mi avessero chiesto una consulenza sarei diventato l’uomo più ricco d’Italia. Comunque secondo me le banche italiane da questa vicenda hanno guadagnato non meno di 4 miliardi e mezzo di euro.

Quindi la responsabilità è tutta delle banche.

Anche di Consob, Banca d’Italia e Tesoro.

Qual è il suo obiettivo? Portare le banche in tribunale?

No, abbiamo sempre cercato accordi per transazioni stragiudiziali. Abbiamo fatto un grosso lavoro di impegno sociale.

Vuol dire che non ci guadagna niente?

Agli associati chiediamo 50 euro una tantum, una volta recuperati i soldi non ha senso rimanere associati.

In cambio cosa date?

Il nostro primo obiettivo è tutelare il risparmiatore e affiancarlo per recuperare i soldi. Abbiamo 90 legali in tutta Italia che lavorano con noi, e ci stiamo attrezzando per dare consulenze. Abbiamo raggiunto un accordo con uno studio di consulenti finanziari indipendenti.

Le banche accettano sempre la transazione?

Quasi sempre, a volte sono i risparmiatori che preferiscono giocare la carta del tribunale. Comunque quando siamo andati a sentenza l’abbiamo vinta.

Certo che se tutti i 460 mila crackati dei bond argentini si associassero, sarebbe una bella cifra per ART.
Intanto 140 mila hanno già accettato il concambio, titoli che valgono il 30% di quelli vecchi con scadenza a 30 anni. Per quanti riusciamo a contattare e convincere, sono sempre pochi.

Come si sente a combattere contro le banche, cioè contro un sistema di queste dimensioni?

Io non combatto contro le banche, ma perché tutto ciò sia di monito a banche e risparmiatori. Le banche non sono nostre nemiche. Come potrebbero? Le banche sono nostre, intendo dire dei risparmiatori.


Roberto Ponte
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TORINO - 18/03/2010 PAGINA TO ON LINE
Ultima modifica di rolieg il lun mar 29, 2010 4:22 pm, modificato 1 volta in totale.
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tg.

Messaggio da rolieg » sab mar 20, 2010 3:38 pm

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Messaggio da rolieg » mer apr 21, 2010 7:29 pm

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