Tribunale di Milano del 22 febbraio

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rolieg
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Tribunale di Milano del 22 febbraio

Messaggio da rolieg » mar mar 09, 2010 7:51 am

La banca è responsabile per inadempimento contrattuale in relazione alla violazione degli obblighi informativi.


E’, quindi, tenuta al risarcimento del conseguente danno.



Continua “il tango dei bond argentini” con la serie di “innumerevoli risarcimenti in favore dei consumatori”, da ultimo con la sentenza in commento del Tribunale di Milano del 22 febbraio scorso, con cui è stato, appunto, precisato che “l'obbligo di informativa non può ritenersi adempiuto in forza della sottoscrizione apposta sul contratto quadro in relazione alla ricezione del documento sui rischi generali degli investimenti, che ha carattere generale e che non prova il tipo di informazione data e se la stessa nella specie sia stata adeguata in concreto”.



Nella sentenza in commento si legge testualmente che “In ordine agli obblighi informativi, deve, infatti, rilevarsi che non è stato provato dalla banca che gli acquisti in esame siano stati preceduti dall'informativa sulle caratteristiche dei titoli, dovute all'investitore in ossequio ai principi di diligenza e trasparenza, di cui agli arti. 21 TUF e 26 Reg. Consob 11522/98, né che siano state acquisite informazioni sugli obiettivi di investimento del cliente, laddove tali informative, di carattere sia attivo che passivo, sono necessarie al fine di assolvere all'obbligo ineludibile di fornire all'investitore una informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, in relazione alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente (cosi Cass. n. 17340/08).

Secondo quanto precisato nelle motivazioni della sentenza de qua la banca non ha provato di aver assolto all’obbligo informativo, fondamentale nelle operazioni in questione, e soprattutto nella fattispecie in esame, trattandosi di titoli emessi all’estero, e considerando anche il fatto che l’investimento impegnava quasi un terzo del patrimonio della parte ricorrente, così come risultava anche dalla prospettazione della banca stessa.



Ancora il giudice precisa che il menzionato obbligo di acquisire informazioni sull'esperienza in materia di strumenti finanziari, sugli obiettivi di investimento e sulla propensione al rischio delle investitrici non può ritenersi assolto mediante il questionario prodotto in cui non sono state fornite le informazioni sulla situazione finanziaria e sull’esperienza in materia di investimenti ed è indicata la propensione al rischio "media" e quale obiettivo di investimento la "prevalenza della rivalutabilità rapportata al rischio dell'oscillazione dei corsi".

Questo in quanto tale documento è un modulo predisposto dalla banca, compilato mediante l’apposizione di crocette, e che, quindi, non può provare il tipo di informazione fornita nel caso di specie e la sua adeguatezza in concreto.




Precedenti giurisprudenziali




Bond argentini: violazione degli obblighi di informazione e risoluzione del contratto.

Senza informazioni idonee circa i rischi a cui potrebbe andar incontro il cliente, per investimenti in titoli di natura speculativa, la banca ha l’obbligo del risarcimento del danno, in quanto la vendita non è trasparente.

In capo all’istituto di credito può configurarsi, infatti, un grave inadempimento contrattuale: per l’ordine di acquisto delle obbligazioni, autonomo dal contratto quadro, può scattare l’obbligo della restituzione (Tribunale Piacenza, sentenza 28.07.2009, n. 546).



Bond Argentini: condanna della Banca per responsabilità precontrattuale.

Con riferimento alla vendita di Bonds Argentini, sussiste la responsabilità precontrattuale della Banca per violazione degli obblighi informativi previsti ex lege – i quali costituiscono espressione e concretizzazione del più generale dovere di correttezza indicato nell’art. 1337 c.c. – tutte le volte in cui, “dalla tipologia e quantità degli investimenti in precedenza compiuti e dall’importanza delle informazioni che sono state taciute all’investitore”, debba ritenersi che quest’ultimo, “se posto in condizioni di conoscere l’effettiva situazione dei bond argentini o, comunque, senza l’interferenza del comportamento carente o negligente della Banca, avrebbe orientato la sua determinazione in maniera difforme” (Tribunale Lecco, sentenza 14.06.2007, n. 657).




Dalla CTU espletata in corso di causa, ed in particolare dall'interpello delle agenzie di rating più importanti al mondo (Fitch, Moody's, Standard & Poor) è risultato altresì che esse hanno iniziato ad apprezzare il reale stato di difficoltà della Repubblica Argentina solo pochi mesi prima del definitivo tracollo (lo stato di default risale a novembre del 2001) e, tuttavia, "già consideravano non altamente affidabile il suo debito sin dal 1997; in particolare dai rating assegnati al momento degli acquisti da parte degli attori emerge chiaramente come il mantenimento delle condizioni di solvibilità della Repubblica Argentina fosse incerto e che l'investimento in strumenti finanziari presentasse medio-alti livelli di rischiosità associati ad altrettanto medio-alti livelli di redditività" (pag. 13).

Da quanto sopra consegue <<un comportamento della banca in evidente violazione di obblighi specifici posti dalla legge a suo carico nell'espletamento dell'attività d'intermediazione finanziaria; in particolare, dal combinato disposto di cui agli artt. 21 lett. a) e b) del d.lgs. 24.2.1998, n. 58 e 28 del regolamento Consob 1.7.1998, n. 11522 che impongono all'istituto di credito di prestare i servizi di investimento con diligenza e di operare in modo che i clienti siano sempre adeguatamente informati (Tribunale Bari, sez. II civile, sentenza 07.11.2006).

Bond argentini: nullo il contratto se la banca non ha informato con diligenza.

Con la sentenza 18.03.04 il Tribunale di Mantova dichiara la nullità del contratto di borsa volto all'acquisto di bond argentini per violazione degli artt. 21 t.u.l.f., 28 e 29 reg. Consob da considerarsi come norme imperative ex art. 1418, condannando l'istituto di credito contraente alla restituzione della somma investita.

Nel caso di specie, due coniugi avevano investito una considerevole somma in bond argentini, il cui valore si era poi azzerato in seguito alla crisi finanziaria del paese; l'acquisto delle azioni era avvenuto in un momento in cui gli istituti finanziari avrebbero già dovuto essere a conoscenza dell'alto rischio di insolvenza, sia per gli articoli già comparsi sulla stampa specializzata, che per il basso rating attribuito ai titoli dai più rinomati istituti specializzati.

Il giudice ha stabilito che la banca avrebbe dovuto "fornire una completa informazione circa i rischi connessi a quella specifica operazione che il cliente intendeva porre in essere (obbligo imposto dall’art. 28 co. II del regolamento Consob n. 11522), informazione che, trattandosi di soggetto tenuto ad agire con la diligenza dell’operatore particolarmente qualificato (cfr. artt. 21 lett. a) d.lgs. 58/98, 26 lett. e) reg. Consob cit. e 1176 II co. c.c.) nell’ambito di un rapporto in cui gli è imposto di tutelare l’interesse dei clienti (v. artt. 5 e 21 lett. a) del d.lgs. 58/98, non senza dimenticare che la tutela del risparmio è addirittura imposta dall’art. 47 della Costituzione), necessariamente comprendeva l’indicazione, non generica, della natura altamente rischiosa dell’investimento operata dalle maggiori agenzie specializzate in materia, dovendosi ritenere, sotto tale profilo, che la banca sia obbligata a conoscere tali dati e, conseguentemente, a riferirli al cliente" (Tribunale di Mantova, sentenza 18.03.2004).


(Altalex, 16 aprile 2010. Nota di Manuela Rinaldi. Si ringrazia per la segnalazione Luciana De Filippo)
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SENTENZA

Messaggio da rolieg » ven apr 16, 2010 11:28 am

Tribunale di Milano

Sezione VI Civile

Sentenza 17-22 febbraio 2010, n. 2192

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO

Sesta sezione civile

…omissis…

SENTENZA

…omissis…



MOTIVAZIONE

La presente sentenza viene redatta in forma abbreviata ex art 16 V comma d.lgs. 5/03, facendo espresso rinvio, per lo svolgimento del processo, alla ricostruzione operata sul punto dalle parti nelle memorie conclusionali depositate in data 7 e 12.11.2007. In ordine all'eccezione, sollevata dall'attrice, di nullità della costituzione della parte convenuta, che deve essere respinta in quanto infondata, si richiama la motivazione di cui all'ordinanza collegiale del 21.1.2009.

**** e **** convenivano in giudizio la Banca **** ed esponendo di aver acquistato, in data 26.9.2000 e 6.2.2001, obbligazioni Argentina del valore nominale di € 24.944,83 e di € 25.718,19, chiedevano di accertare e dichiarare la nullità dell'acquisto per violazione di norme imperative e segnatamente degli artt. 28 e 29 regolamento Consob n 11522/98, per violazione degli obblighi informativi dal lato attivo e passivo, e dell'art 21 TUF per l'inosservanza degli obblighi di diligenza, di informazione e per l'inadeguatezza dell'operazione. In via subordinata, chiedevano di dichiarare la responsabilità contrattuale per inadempimento della banca convenuta per violazione degli obblighi informativi. In entrambi i casi, chiedevano la condanna al risarcimento del danno nella misura di € 50.662,92, oltre interessi e/o rivalutazione monetaria dalla data degli investimenti al saldo.

La banca convenuta si costituiva in giudizio e contestava la fondatezza di quanto ex adverso dedotto in fatto e in diritto quindi chiedeva il rigetto della domanda attorca ed in via subordinata la condanna delle attrici alla restituzione alla banca dei titoli e delle cedole percepite, pari a € 3.378,98.

La domanda di nullità, proposta in via principale dalle attrici, per violazione di norme imperative a fronte delle condotte omissive della banca convenuta in relazione alle operazioni di acquisto di cui è causa, deve essere respinta, in quanto infondata.

Dette omissioni consistono, infatti, secondo la prospettazione attorea, in violazioni in tema di obblighi di informativa e di diligenza, che, ipotizzandone la sussistenza, integrerebbero violazioni di norme comportamentali generali dettate dal TUF e dal regolamento Consob, non sanzionate da nullità, come affermato ripetutamente dalla Suprema Corte secondo un orientamento da ritenersi costante (Cass. 19024/05; Cass S.U. 19.12.2007 n 26724, 26725). La domanda proposta in via subordinata dalle attrici, di responsabilità contrattuale della banca per inadempimento è viceversa fondata e deve essere accolta.

In ordine agli obblighi informativi, deve, infatti, rilevarsi che non è stato provato dalla banca che gli acquisti in esame siano stati preceduti dall'informativa sulle caratteristiche dei titoli, dovute all'investitore in ossequio ai principi di diligenza e trasparenza, di cui agli arti. 21 TUF e 26 Reg. Consob 11522/98, né che siano state acquisite informazioni sugli obiettivi di investimento del cliente, laddove tali informative, di carattere sia attivo che passivo, sono necessarie al fine di assolvere all'obbligo ineludibile di fornire all'investitore una informazione adeguata in concreto, tale cioè da soddisfare le specifiche esigenze del singolo rapporto, in relazione alle caratteristiche personali e alla situazione finanziaria del cliente (cosi Cass. n. 17340/08). In particolare, l'obbligo di informativa non può ritenersi adempiuto in forza della sottoscrizione apposta sul contratto quadro in relazione alla ricezione del documento sui rischi generali degli investimenti, che ha carattere generale e che non prova il tipo di informazione data e se la stessa nella specie sia stata adeguata in concreto, così come richiesto dalla Suprema Corte.

La prova testimoniale espletata sul punto non è stata concludente, in quanto il funzionario di banca non ricordava il caso specifico, non sapendo collocare nei tempo le operazioni e neppure se l'acquisito delle obbligazioni Argentina fosse stato effettuato in due diversi momenti ovvero in un'unica soluzione, ma si limitava a riferire di aver fornito le informazioni che era solito dare, in modo generico e senza alcuna contestualizzazione.

La banca non ha quindi provato di aver assolto all'obbligo informativo, che è fondamentale, tanto più nella fattispecie in esame, in quanto trattasi dì titoli emessi all'estero e considerato che tale investimento impegnava circa un terzo del patrimonio delle attrici, secondo la prospettazione della stessa banca, da cui risulta che le predette avevano investito un patrimonio complessivo di € 150.000,00. Anche l'obbligo di acquisire informazioni sull'esperienza in materia di strumenti finanziari, sugli obiettivi di investimento e sulla propensione al rischio delle investitici non può ritenersi assolto mediante il questionario prodotto (sub doc 6), in cui non sono state fornite le informazioni sulla situazione finanziaria e sull'esperienza in materia di investimenti ed è indicata la propensione al rischio "media" e quale obiettivo di investimento la "prevalenza della rivalutabilità rapportata al rischio dell'oscillazione dei corsi", in quanto trattasi di un modulo predisposto dalla banca e compilato mediante l'apposizione di crocette, che non prova il tipo di informazione fornita nella specie e la sua adeguatezza in concreto.

Deve pertanto essere dichiarata la responsabilità della banca per inadempimento contrattuale in relazione alla violazione degli obblighi informativi e conseguentemente la banca deve essere condannata al risarcimento del danno in favore delle attrici.

Il danno è costituito dalla perdita subita, che è pari alla differenza tra il capitale investito di € 50.662,92, detratte le cedole percepite dì € 3.378,98, ed il valore dei titoli al momento della pubblicazione della sentenza.

La somma predetta, in quanto debito di valore, deve essere rivalutata dalla data degli investimenti al saldo e sulla somma di anno in anno rivalutata maturano gli interessi legali sino al saldo. Ogni altra questione deve ritenersi assorbita.

Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza della convenuta e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza disattesa o assorbita,

1) in accoglimento della domanda proposta in via subordinata dalla parte attrice, dichiara la responsabilità contrattuale della banca convenuta e condanna la convenuta al risarcimento del danno in favore della parte attrice, che liquida nella differenza tra il capitale investito di € 50.662,92, detratte le cedole percepite di € 3.378,98, ed il valore dei titoli al momento della pubblicazione della sentenza, oltre rivalutazione ed interessi, da calcolare sulla somma di anno in anno rivalutata, sino al saldo.

2) condanna la parte convenuta alla rifusione in favore della parte attrice delle spese di lite, che si liquidano in € 731,00 per spese, € 488,00 per anticipazioni, € 4.817,00 per diritti ed € 4.400,00 per onorari, oltre IVA, CPA e rimborso spese generali 12, 5%.

Milano, 17.2.2010.

Il Giudice estensore II Presidente

(dott.ssa Antonella Cozzi) (dott.ssa Laura Cosentini)

Depositata in Cancelleria oggi 22 febbraio 2010.
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