Tango bond, rimborso record

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rigelkent
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Tango bond, rimborso record

Messaggio da rigelkent » mer mar 03, 2010 5:15 pm

Tango bond, rimborso record

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La giurisprudenza conferma che è possibile fare qualcosa per reagire al danno subito
Rimborso record nell’ambito della vicenda dei bond argentini. La Banca popolare di Vicenza è stata condannata a risarcire di 580 mila euro due imprenditori piacentini che, nel 2001, ne avevano puntati 400 mila sui titoli di stato della Repubblica Argentina.

La somma stabilita dal tribunale della città emiliana ha tenuto conto anche della rivalutazione monetaria dal 2001 al febbraio 2010 e degli interessi legali del 2,5% l’anno maturati per circa dieci anni. Oltre alla cifra da capogiro, ciò che ha fatto scalpore è il fatto che a essere risarciti siano due imprenditori, quindi non certo due novizi dell’investimento finanziario, che conoscevano bene i rischi a cui andavano incontro con l’acquisto dei tango bond. Ma a loro favore ha giocato il fatto che nessuno all’interno dell’istituto di credito li aveva informati dell’imminente tracollo dello Stato sudamericano.

“Le sentenze ormai parlano chiaro – commenta Egidio Rolich, presidente dell’Associazione risparmiatori tangobond (Art) – C’è una giurisprudenza consolidata che conferma come il risparmio italiano sia rimasto vittima di una serie di fattori che, negli anni, hanno portato a perdite enormi”. Quando nel 2005 ha iniziato la sua attività, Art si è fatta consegnare dalla Consob le offering circular (regolamenti di emissione del titolo) relative al default argentino e si è resa conto che le banche non avevano tenuto conto delle leggi e dei regolamenti Consob.

Disastro annunciato. Il punto è questo: che a un’alta propensione al rischio corrisponda un’alta possibilità di guadagno è risaputo. Il vero problema è che il binomio non calza con la vicenda dei bond argentini, così come con quella di Parmalat e Cirio. “L’Argentina – riprende Rolich – aveva necessità di denaro a causa dei numerosi default di cui siamo venuti a conoscenza solamente dopo quello del 2001”. La sua economia stava già boccheggiando. Magari il piccolo risparmiatore non lo sapeva, ma chi non poteva o non doveva ignorarlo erano le banche. “Non tanto quelle piccole, ma i colossi che hanno attività all’estero e seguono gli imprenditori italiani nella loro laboriosità al di fuori dei confini”.

460 mila italiani travolti. Oltre alle responsabilità del singolo intermediario finanziario, ci sono poi quelle di Consob e Banca d’Italia. In un arco temporale di 24 mesi, dal 1999 al 2001, il sistema bancario italiano ha compiuto operazioni di vendita di bond argentini per conto di 460 mila risparmiatori, che mediamente hanno fatto almeno due acquisti. “Questo significa un milione di transazioni, che dovevano fare alzare il sopracciglio a chi di dovere”.

I titoli argentini rientrano nei cosiddetti Sso (sistemi di scambio organizzati), ovvero sono al di fuori dei mercati regolamentati. Questo significa, in parole povere, che al tempo del tracollo non erano autorizzati al collocamento in Italia, tanto che le banche avevano sottoscritto un documento, l’offering circular, in cui si impegnavano a non venderli sul nostro mercato. In realtà, queste operazioni possono essere effettuate seguendo precise direttive.

La banca deve comunicare entro 12 ore ogni operazione alla Consob, che a sua volta deve informare la Banca d’Italia entro 24 ore dalla ricezione. “Trattandosi di un milione di operazioni – si domanda Rolich – come mai non è mai venuta fuori la questione? Perché la Consob solo in un secondo momento si è trovata a multare gli istituti di credito?”.

Cosa fare. Se singolarmente si può fare poco, insieme è possibile contare molto. Chi ha subito delle perdite in bond argentini, deve subito mettere in mora la propria banca e bloccare i termini della prescrizione, fissati per il 23 dicembre 2011. Il consiglio è quello di evitare il fai da te, affidandosi invece ad associazioni esperte del settore.

In questo momento è possibile sfruttare l’opportunità offerta dall’Art che, al solo costo dell’iscrizione (50 euro), offre tutta l’assistenza legale necessaria fino alla transazione finale. “Il nostro obiettivo – conclude Rolich – è quello di istituire una transazione trasgiudiziale collettiva. Ci sono 180 mila persone sulle 460 mila coinvolte che hanno sottoscritto l’arbitrato internazionale Icsid proposto dalla task force Argentina, nella speranza di riavere indietro qualcosa. In realtà questo arbitrato non ha il potere esecutivo di un tribunale e alla fine, anche in caso di parere positivo, si dovrà comunque procedere con una causa”.

La strada giusta dunque è quella di mettere in mora la banca, in modo che allo scadere dei termini nel 2011 si possa proporre una transazione che metta fine alle sofferenze di molte, troppe persone. Per maggiori informazioni, è possibile consultare il sito web www.tangobond.it

Paola Rinaldi

http://www.vivereinarmonia.it/i-nostri- ... ecord.aspx

rolieg
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Messaggio da rolieg » mar apr 13, 2010 5:28 pm

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Tangobond, risarcimento record

Messaggio da rolieg » mar apr 13, 2010 6:27 pm

Tangobond, risarcimento record
PRIMO PIANO
Di Giampiero Di Santo


La PopVicenzacondannata: non informò gli investitori dei rischi legati ai titoli argentini

Due imprenditori rimborsati con la somma di 580.000

Informare poco e male il cliente può costare caro al banchiere.

Si potrebbe sintetizzare così la vicenda della Popolare di Vicenza, condannata a risarcire la non indifferente somma di 580.000 euro a due imprenditori piacentini che avevano investito in bond argentini. Un vero rimborso record, quello deciso dal Tribunale della città emiliana, che ha imposto all'istituto di credito di restituire appunto 580.000 euro contro i 400.000 investiti nel 2001 dai due clienti che avevano puntato sui titoli di stato della Repubblica Argentina poi finita in default finanziario.

La differenza, il 45% in più rispetto alla somma originaria, può a prima vista sembrare enorme. Ma l'avvocato piacentino Marco Zuffada, che ha difeso gli interessi dei due investitori nei confronti dell'istituto di credito, spiega che non è così: «Il tribunale ci ha riconosciuto la rivalutazione monetaria dal 2001 al febbraio del 2010, 90.000 euro e sulla somma totale, circa 490.000 euro, gli interessi legali del 2,5% l'anno per circa 10 anni. Certo, alla fine dei conti la cifra è importante, ed è per questo che ha destato un certo scalpore», commenta il legale. Ma ancora più sorprendente, nella sentenza pronunciata dal collegio composto dal presidente Gabriella Schiaffino e dai giudici a latere Mario Coderoni e Maurizio Boselli, è il fatto che i due soggetti ai quali è stato riconosciuto il diritto al risarcimento non sono certo due novellini dell'investimento finanziario, ma due imprenditori.«I nostri clienti non sono due sprovveduti, ma due imprenditori», spiega ancora Zuffada. «Insomma, non gli ottantenni di turno raggirati dalla banca o comunque convinti ad acquistare prodotti finanziari della cui rischiosità non erano a conoscenza”. Gli imprenditori, in sostanza, sapevano benissimo che agli alti rendimenti offerti dai tango bond corrispondevano rischi elevati. Ma nessuno, al momento dell'acquisto e nei mesi successivi li aveva informati del fatto che la situazione finanziaria dello Stato sudamericano era prossima al tracollo. Al punto che dal momento di conclusione dell'operazione alla dichiarazione di default finanziario argentino sarebbero trascorsi appena sei mesi. «La Banca ha fornito informazioni carenti e lacunose fin dal 2001 e ha continuato a farlo anche negli anni successivi», osserva ancora Zuffada. Che su richiesta dei due clienti, dopo svariati tentativi di trovare con la Popolare di Vicenza un accordo che consentisse di evitare il Tribunale, nel 2006 ha presentato richiesta di risarcimento. «Si è trattato di un caso molto complesso, perché la causa è stata documentale, le memorie presentate sono state molte ed è stata necessaria una certa mole di carte. Poi ci siamo scontrati con uno studio legale milanese di primo piano del quale preferisco non rivelare il nome, e la banca ci teneva a non perdere il giudizio. Tanto che subito dopo la sentenza sfavorevole ha presentato appello con richiesta di sospensiva dell'efficacia esecutiva del provvedimento. Il loro legale mi ha però assicurato che se la sospensiva sarà rifiutata pagheranno subito in attesa che sia la corte di appello a decidere».

Comunque vada, però, per la tutela dei consumatori la sentenza del tribunale di Piacenza sarà un successo, perché ha riconosciuto tutte le richieste degli investitori, cioè capitale, rivalutazione monetaria, interessi e spese legali. Sull'importo delle quali, però, Zuffada preferisce mantenere uno stretto riserbo.
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