Agenzie di Rating

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Agenzie di Rating

Messaggio da rolieg » gio feb 25, 2010 8:13 am

Il ritorno delle Agenzie di Rating con le loro pagelle al veleno
Mario Lettieri* e Paolo Raimondi ** , 17 marzo 2010, 15:34

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Economia Le "tre sorelle" del rating, Standards & Poors, Moody's e Ficht Ratings, non solo non hanno saputo analizzare gli andamenti fallimentari di banche come Bear Stearns, Lehman Brothers e in generale dell'intero sistema finanziario decotto, ma hanno anche promosso per anni con rating altissimi AAA prodotti finanziari altamente tossici


Che siano ancora le agenzie internazionali di rating a "dettare" le sorti dei governi è assolutamente inaccettabile. Le "tre sorelle" del rating, Standards & Poors, Moody's e Ficht Ratings, non solo non hanno saputo analizzare gli andamenti fallimentari di banche come Bear Stearns, Lehman Brothers e in generale dell'intero sistema finanziario decotto, ma hanno anche promosso per anni con rating altissimi AAA prodotti finanziari altamente tossici che sono stati poi distribuiti in varie forme a masse di ignari risparmiatori.
Adesso sono ritornate in campo alla grande per stigmatizzare i problemi di bilancio e del debito pubblico della Grecia e di altri paesi europei. Ciò in sintonia con l'inizio dell'ondata speculativa contro l'euro.

Non occorre essere maghi e tanto meno agenzie di rating per rilevare che paesi come la Grecia, con un deficit di bilancio del 13%, un debito pubblico del 125% del Pil e nel mezzo della crisi finanziaria ed economica più grave della storia, siano in gravi difficoltà.

Si considerino i tempi. A ottobre del 2009, quando si "scoprì" che il deficit delle Grecia avrebbe potuto rivelarsi superiore a quello previsto, le agenzie di rating subito entrarono in azione.
Infatti a fine ottobre Moody's suggerì un abbassamento del rating sul debito pubblico greco. Il 7 dicembre successivo la S&P dichiarò la stessa cosa, subito seguita dalla Ficht che abbassò il suo rating da A- a BBB+.

Nel 2011 dovrebbe ritornare in vigore il limite minimo di A- perché i paesi dell'UE possano utilizzare i loro titoli di stato per operazioni di finanziamento presso la Banca Centrale Europea. I paesi retrocessi nella zona B rischieranno l'isolamento e il collasso.
I mercati finanziari, in primis quelli dei derivati e dei credit default sawps, hanno preso la palla al balzo e iniziato la corsa all'aumento dei costi dei cds e dei tassi di interesse per i titoli di debito della Grecia.

Intanto è partito l'attacco speculativo all'euro, mentre il dollaro e l'economia americana che stranamente godono di un super rating di AAA, sono in condizioni molto più precarie e fallimentari di quelle dell'Europa!

Nel contempo certa stampa economica internazionale e i mercati sono ritornati a citare le agenzie di rating come le fonti più qualificate e competenti per giustificare cambiamenti e decisioni finanziarie vitali per i paesi sottoposti ai loro esami e alle loro pagelle.

Si ricordi che tutti i G8 e i G20 hanno prodotto dichiarazioni e documenti dove si stigmatizza il comportamento delle agenzie di rating e si chiede una loro profonda riforma. Il G20 di Londra nell'aprile dell'anno scorso sottoscrisse l'accordo per "un controllo e una registrazione delle agenzie di rating per garantire che esse rispettino il codice internazionale di buon comportamento al fine particolare di evitare inaccettabili conflitti di interessi".

Ma le agenzie di rating, entità economico-finanziare private, sono rimaste sempre le stesse!

Già nel 2006, quando, a seguito di un abbassamento del rating dell'Italia, il nostro paese avrebbe dovuto pagare da un giorno all'altro alcuni miliardi di euro in più per il conseguente aumento degli interessi sui titoli del debito pubblico, noi denunciammo gli effetti devastanti delle loro valutazioni.

Documentammo tra l'altro l'incredibile conflitto di interessi in quanto le "tre sorelle" avevano direttori esecutivi e partecipazioni azionarie importanti provenienti dalle più grandi banche americane e anche dalle grandi corporations internazionali .

In particolare sottolineammo il pesante coinvolgimento della JP Morgan e della City Group, proprio quelle banche che vantavano, e vantano tuttora, le quote più elevate di derivati OTC, rispettivamente per 80.000 e 35.000 miliardi di dollari.

I governi europei, mentre si sta per decidere se affidare alla BCE il compito di valutare i debiti sovrani, dovrebbero subito diffidare le agenzie in questione dall'astenersi da qualsiasi valutazione di rating sugli stati nazionali. Anzi sarebbe opportuna una specifica indagine sulle loro passate attività e "collusioni" con il sistema finanziario.


*Sottosegretario all'Economia nel governo Prodi
**Economista

da:http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=14428

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agenzie di rating sotto accusa.

Messaggio da rolieg » gio mag 06, 2010 10:28 am

Grecia, agenzie di rating sotto accusa: le pagelle guidano il mercato
Roma, 28 apr. - (Adnkronos) -

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I loro sono giudizi pesanti, raramente accolti con soddisfazione. Anzi, piu' spesso sono scomodi e con gravi implicazioni. Mai come oggi i voti assegnati dalle agenzie di rating dettano il corso dell'economia internazionale. Non a caso, secondo indiscrezioni delle scorse settimane, l'Unione Europea - attraverso la Banca Centrale di Francoforte - punterebbe a spezzare il monopolio delle 'tre sorelle', Moody's, Fitch e Standard & Poor's, con un proprio sistema di valutazione della solidita' finanziaria dei paesi della zona euro.

In attesa di questa nuovo organismo, che dovrebbe prima dare prova della stessa indipendenza vantata dalle agenzie storiche, a dettare legge su governi, banche e aziende restano loro, le tre 'grandi' nate agli inizi del Novecento negli Stati Uniti (a livello internazionale le agenzie principali sono una dozzina, ma Moody's, S&P e Fitch controllano circa il 96 % del mercato). Il loro giudizio vale come una sentenza, eppure c'e' chi ne mette in dubbio efficacia e imparzialita'. Che sono a volte strettamente collegate.

In effetti, a giudicare dagli errori di valutazione anche del recente passato, qualche dubbio appare legittimo. Le agenzie devono infatti valutare l'entita' del rischio di credito, diviso in due principali categorie: il rischio commerciale ed il rischio paese. Il voto e' espresso sulla capacita' del debitore di far fronte al rimborso del proprio debito finanziario e viene espresso con una scala alfabetica.

La scala non e' univoca: per i debiti a lungo termine Moody's e S&P vanno da Aaa a D (dove ad esempio A e' un giudizio peggiore di Aaa e Cc migliore di C); per quelli a breve Fitch aggiunge un secondo sistema, inverso, da F1+ (migliore) a D (peggiore). In tutti i sistemi, comunque, esiste una soglia (nel caso di S&P) e' il rating BBB-, al di sotto del quale si parla di titoli 'spazzatura' (Junk bonds). Investire in aziende o paesi con questo rating e' possibile, ma a proprio rischio e soprattutto a titolo speculativo. Tuttavia un giudizio critico su un'economia - basato solo sulla valutazione di asset materiali, dopo una visita sul posto che a volte si limita a pochi giorni - puo' bloccare lo sviluppo di un paese emergente, aumentandone i costi di approvvigionamento sul mercato.

A complicare le cose, il fatto che se all'inizio le agenzie offrivano, a pagamento, ai detentori di titoli di credito i loro giudizi sul comportamento dei debitori, oggi le societa' di rating non sono pagate dagli investitori ma dai committenti che vogliano emettere un'obbligazione o attingere a qualsiasi altra forma di credito. Senza il 'voto' delle agenzie e' praticamente impossibile raccogliere denaro sul mercato. Ma il fatto che il loro giudizio sia pagato dai giudicati, espone le agenzie, anche dando per scontata la loro correttezza, a un conflitto di interessi.

Un pesante atto di accusa sugli errori delle agenzie di rating e' stato lanciato nel nostro paese da Adusbef che, prima della crisi greca, analizzando oltre 1000 report ha evidenziato "risultati sballati al 91 per cento, efficaci al 9 per cento". Gli investitori, d'altronde, hanno pagato a caro prezzo errori di valutazione come nel caso dei fallimenti clamorosi, da quelli di Enron e Worldcom (negli Usa) a quello di Parmalat (in Italia). I critici accusano le agenzie di eccessiva compiacenza soprattutto nel caso delle grandi holding. Nonostante i problemi di Enron fossero noti da mesi, il suo rating scese a livello spazzatura solo quattro giorni prima del fallimento.

Altra accusa, la ripetitivita' e la banalita' delle motivazioni delle ''pagelle'': i tagli nelle spese di bilancio non sono sufficienti e la ''riforma delle pensioni'' va troppo a rilento. Sono giudizi, ripetuti in questi anni ad ogni latitudine, che oggi si ritrovano anche nelle analisi dei paesi piu' esposti al contagio della crisi greca (e non solo).

Come se non bastasse, il conto 'reale' da pagare per questi giudizi e' pesante, quasi quanto le loro ripercussioni (Adusbef ha stimato il costo dell'ultimo declassamento del debito italiano in circa 3,3 miliardi di euro). Secondo stime non ufficiali, per ogni rating annuale sul debito sovrano di un paese i governi pagano milioni di dollari, cui si aggiungono le commissioni per i giudizi emessi sulle offerte di obbligazioni, che vanno da poche decine a diverse centinaia di migliaia di dollari. Di sicuro, nonostante la crisi finanziaria, i bilanci delle agenzie di rating sono piuttosto floridi, con tutto vantaggio dei grandi investitori che le controllano.

Eppure, nonostante le critiche, non c'e' governo che non preferisca sottoporsi al 'ricatto' dei rating delle agenzie piuttosto che battere cassa al Fondo Monetario Internazionale. Come ricordava il 'Washington Post' per i governi e' meglio prendere in prestito denaro sul mercato che alzare le tasse o tagliare la spesa pubblica, come sono soliti chiedere al Fmi. Una illusione che la Grecia sta pagando a caro prezzo.
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Perchè non ci si può fidare delle agenzie di rating

Messaggio da rolieg » ven mag 07, 2010 8:00 pm

Perchè non ci si può fidare delle agenzie di rating

Sempre più spesso nei mass media si parla delle agenzie di raiting. Recentemente si sono occupate anche della situazione economica italiana.
Ma innanzitutto cosa sono e soprattutto cosa fanno? Queste agenzie si occupano appunto di "rating".
Leggendo una parte della voce "rating" di Wikipedia si riesce a capire di cosa si tratta:

"Il rating è un metodo utilizzato per classificare sia i titoli obbligazionari che le imprese (vedi anche modelli di rating IRB secondo Basilea) in base alla loro rischiosità. In questo caso, essi si definiscono rating di merito creditizio da non confondersi ai rating etici che invece misurano la qualità della governance, o in generale della sostenibilità sociale ed ambientale di un'emittente.
Viene espresso attraverso un voto in lettere, in base al quale il mercato stabilisce un premio per il rischio da richiedere all'azienda per accettare quel determinato investimento. Scendendo nel rating aumenta il premio per il rischio richiesto e quindi l'emittente deve pagare uno spread maggiore rispetto al tasso risk-free (n.p. :quindi il tasso di interesse da pagare aumenta).
I rating sono periodicamente pubblicati da agenzie specializzate, principalmente Standard & Poor's, Moody's e Fitch Ratings.

Una prima tipologia di potenziale conflitto di interesse riguarda i soggetti che pubblicano i rating e nel contempo svolgono attività di banca di investimenti. Il rating potrebbe essere strumentalizzato nell'interesse della banca ovvero dei clienti per attività speculative in Borsa, o per l'acquisizione di asset a prezzi di realizzo.
Un declassamento del rating di aziende o soggetti pubblici particolarmente indebitati, ha la conseguenza a breve termine di provocare un rialzo degli interessi applicati ai prestiti in corso, e quindi un aumento degli oneri finanziari. Il debitore potrebbe cedere beni immobili e mobili di sua proprietà a prezzi di realizzo, per evitare un peggioramento del rating.

Non raramente, la maggior fonte di finanziamento dei costosi studi che portano a valutare il rating, non sono le agenzie di stampa e la comunità finanziaria, ma le stesse società emittenti oggetto dell'indagine e singoli investitori con molta liquidità. In questi casi, è evidente un conflitto d'interessi.

Infatti, per avere un rating, una società, una banca o uno Stato devono rivolgere una richiesta esplicita a una delle agenzie di rating. Il servizio è a pagamento.
Ottenuto l'incarico, l'agenzia inizia l'analisi della società, della banca o dello Stato. L'analista incaricato attinge da informazioni pubbliche (ad esempio, i bilanci), studia i fondamentali economici e finanziari e incontra i manager per raccogliere tutte le informazioni necessarie. Solo dopo questa analisi è possibile esprimere un voto sull'affidabilità creditizia della società che ha richiesto il rating.
Terminato il lavoro dell'analista, entra in azione un comitato. Sarà, infatti, un organo collegiale - e non un singolo analista - a valutare tutto il materiale raccolto e ad esprimere un giudizio sotto forma di rating. In seguito, il rating viene votato a maggioranza dal comitato, formato da esperti del settore in cui opera la società che si sta valutando.

Dopo la votazione del rating, questo viene comunicato alla società, banca o Stato richiedente. Questo può appellarsi, fornendo informazioni aggiuntive e chiedendo di avere un'ulteriore analisi. Il comitato può, se lo ritiene necessario, riunirsi e deliberare di nuovo sul rating alla luce delle informazioni aggiuntive, decidendo di cambiare il voto o di mantenere quello deciso in precedenza.

Una volta notificato il rating alla società che ha voluto farsi valutare, si passa alla pubblicazione. La società può chiedere che il rating non venga pubblicato: in tal caso resterà riservato e non di pubblico dominio. In caso di pubblicazione, invece, il rating diventa noto al mercato. Da questo momento in poi l'agenzia di valutazione tiene sotto monitoraggio il rating, per vautare eventuali promozioni o declassamenti..."

Vi sono diverse classi di rating, a seconda delle agenzie. Sempre da Wikipedia:

Standard & Poor's
AAA Elevata capacità di ripagare il debito
AA Alta capacità di pagare il debito
A Solida capacità di ripagare il debito, che potrebbe essere influenzata da circostanze avverse
BBB Adeguata capacità di rimborso, che però potrebbe peggiorare
BB, B Debito prevalentemente speculativo
CCC, CC Debito altamente speculativo
D Società insolvente
Moody's
Aaa Livello minimo di rischio
Aa Debito di alta qualità
A Debito di buona qualità ma soggetto a rischio futuro
Baa Grado di protezione medio
Ba Debito con un certo rischio speculativo
B Debito con bassa probabilità di ripagamento
Caa, Ca, C Società insolvente

L'attenzione nei confronti delle agenzie di raiting è nelle ultime settimane maggiore perchè esse hanno emesso valutazioni sulla qualità del debito di vari Paesi, tra i quali la Grecia, valutazioni fortemente negative.

Ma sono credibili le agenzie di raiting?

Qualche dubbio viene anche leggendo una parte dell'articolo, pubblicato su lavoce.info e scritto da Giulio Trigilia "Alla ricerca della credibilità perduta":

"Nei giorni scorsi ha suscitato forti critiche la bocciatura da parte dell’agenzia di rating Standard & Poor’s del programma di riforme della Grecia, avvenuta ancor prima che questo fosse reso noto. È stato anche sottolineato il doppio binario del metro di giudizio usato dalle agenzie, molto critiche nei riguardi di questo Paese, ma ben più accondiscendenti con le banche di investimento.
Più o meno negli stessi giorni erano stati resi noti i risultati dell’inchiesta sulle agenzie di rating condotta per conto del Senato americano. Ne è emerso come le agenzie abbiano sopravvalutato di proposito titoli di dubbia (spesso scadente) qualità. In entrambi i casi – per la Grecia ora come per le banche in precedenza - tali comportamenti vanno a danno degli investitori e della stabilità del mercato..."

Uno dei motivi della loro scarsa credibilità è la presenza di conflitti d'interesse:

"Le cosiddette 'tre sorelle' - Moody’s, Standard&Poor’s e Fitch – detengono complessivamente una quota pari all'85 per cento circa del mercato internazionale del rating. Per rendere l'idea del volume di affari coinvolto, Moody's nel 2009 ha dichiarato utili per quasi 1,8 miliardi di dollari. Il mercato del rating è stato definito come un 'monopolio condiviso', in cui l'accesso da parte di nuovi soggetti è ostacolato da barriere sia di tipo naturale, che legate alle complesse procedure regolative.

Le agenzie di rating, inoltre, vengono pagate dagli stessi soggetti di cui devono valutare la qualità. Prima di mettere titoli di debito sul mercato, gli emittenti contattano le agenzie di rating e ricevono un giudizio in forma riservata. Se la valutazione piace, pagano l'agenzia. Se invece il rating ottenuto non li soddisfa, non sono tenuti a pagare e possono rivolgersi a un'altra agenzia. Questo meccanismo dà origine a un palese conflitto d'interessi: quando l’arbitro è pagato da una delle squadre è difficile immaginare che sia neutrale.

Lo straordinario sviluppo della finanza strutturata negli anni precedenti la crisi finanziaria del 2008 ha acuito il problema. A fronte delle difficoltà nel valutare titoli strutturati, le agenzie hanno concesso con facilità rating molto alti, al punto che le senior tranches dei mutui cartolarizzati erano spesso catalogati 'tripla A'. Secondo Prometeia, il 60 per cento di questi titoli è oggi finito sotto la soglia della 'tripla B'....".


A mio avviso il modo di operare delle agenzie di rating, le loro caratteristiche, i loro conflitti d'interesse, rappresentano una della maggiori disfunzioni del sistema finanziario internazionale, disfunzioni che sono state una delle cause più importanti della crisi economica in atto già da anni.
Se si ritiene indispensabile, per evitare in futuro crisi economiche simili a quella verificatasi, è del tutto evidente che occorra introdurre notevoli cambiamenti nei meccanismi di funzionamento del sistema finanziario internazionale.
Tali cambiamenti stentano a realizzarsi e il modo di operare delle agenzie di rating, rimasto pressocchè uguale a quello di alcuni anni or sono, è un'ulteriore dimostrazione di quanto i cambiamenti necessari nel sistema finanziario incontrino notevoli difficoltà ad essere attuati.
E il pericolo è che, superata l'attuale crisi economica, se ne determini, a breve, un'altra, sempre di notevoli dimensioni e con le stesse cause.

http://paoloborrello.ilcannocchiale.it/ ... re_de.html

rating conflitto d'interessi sistema finanziario internazionale crisi economica

permalink | inviato da paoloborrello il 7/5/2010 alle 19:39 | commenti (0) |
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