Ammanchi in banca,parla la ex Direttrice.

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rolieg
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Ammanchi in banca,parla la ex Direttrice.

Messaggio da rolieg » dom ott 18, 2009 6:00 pm

Ammanchi in banca,parla l'ex direttrice
"Non ho mai preso un euro"

Maria Carmela Maniscalco, al centro dell'inchiesta, va al contrattacco: "Sono sempre stata fedele alla mia banca". "Adesso c'è chi mi chiede milionaria: ho paura che mi rapiscano i figli"




Reggio Emilia, 17 ottobre 2009. "IO AMMINISTRO anche i beni della mia parrocchia. A don Mario ho detto: se vuoi mi dimetto». Il parroco dello Spirito Santo in via Mascagni le ha risposto di no, deve restare al suo posto, la sua dedizione alla causa della Chiesa non si discute: «Lui ne sta facendo una malattia. Sono io a doverlo rincuorare».

Maria Carmela Maniscalco va al contrattacco. Il direttore generale di Unicredit dice che le sue erano iniziative personali? Ribatte l’ex direttrice della filiale di via Gattalupa: «Sono sempre stata fedele alla mia banca: ero nella Cassa di Risparmio di Reggio, poi nella Bipop, poi in Capitalia, infine in Unicredit. Quattro banche ma non ho mai tradito, anche se altri istituti mi avevano fatto delle proposte. Volete sapere cosa mi ha detto qualche giorno fa un vecchio direttore? L’acqua corre sempre verso il basso».

L’ex direttrice della filiale conferma di avere ricevuto un avviso di garanzia dalla procura - l’ipotesi è il reato di appropriazione indebita, accusa che respinge come «falsa, mai preso un euro» - e chiede di essere sentita, di poter chiarire la sua posizione. Ma al tempo stesso annuncia azioni legali su più fronti nei confronti della banca, a partire da una causa di lavoro innescata dalle dimissioni del 9 settembre che lei considera di fatto un licenziamento in tronco. Maria Maniscalco si dice spaventata: «Se un malintenzionato pensa che ho trenta milioni di euro, può venire da me, farmi del male, rapirmi i familiari. Io ho marito e due figli. Uno in questi momenti pensa male».

IERI POMERIGGIO, nello studio degli avvocati Giovanni Tarquini e Paola Fontana Maria Carmela Maniscalco si presenta vestita di nero. Niente fronzoli, niente trucco. Sul décolleté una catenina con il crocefisso. Bombardata di domande racconta di sè, della sua vita tutta casa, chiesa e lavoro in banca. E’ stata per anni volontaria alla mensa del vescovo. Ha fatto diversi pellegrinaggi: Lourdes, Santiago de Compostela e l’ultimo, a Fatima, dal 10 al 19 settembre: partita il giorno dopo le dimissioni, «ero amareggiata - dice - ma pensavo che al ritorno tutto si sarebbe sistemato».

E invece al ritorno è scoppiato il finimondo. Diventa pubblica la storia dei presunti ammanchi, cifre da capogiro: secondo la banca, tra i dodici e i quindi milioni di euro, secondo l’associazione di consumatori Codacons trenta milioni. Poi la notizia dei venti ispettori Unicredit nella filiale a ricostruire le posizioni dei settanta clienti (su 2.200) che avevano segnalato buchi nei conti, la rabbia e il dolore di chi temeva di aver perso consistenti risparmi, sette colleghi cambiati di filiale per lavorare in serenità, l’indagine penale affidata alla guardia di finanza, le rassicurazioni della banca («Non è successo solo da noi. Rimborsiamo totalmente, stiamo facendo le verifiche, per noi quella cifra è una goccia nel mare, meno male che è accaduto in Unicredit...»), e i fulmini piovuti addosso all’ex direttrice. Così, dopo un’iniziale decisione di tacere concordata con gli avvocati, Maria Maniscalco ha scelto di confessarsi coi giornalisti in attesa di farlo col magistrato.

FOGLIETTI con la firma della Maniscalco consegnati al posto delle distinte ufficiali, addirittura una contabilità parallela: si è ipotizzato di tutto, in queste ultime cinque settimane, per tentare di spiegare dove siano finiti i soldi. Il direttore generale, la settimana scorsa, ha detto che il lavoro di ricostruzione è ciclopico, e bisogna capire se dei milioni di euro si sia persa traccia per andamenti negativi del mercato o se vi siano state appropriazioni indebite.

Maria Maniscalco dice che sono accuse assurde. E i suoi difensori aggiungono: «Non era la Maniscalco a dovere informare i correntisti sulle perdite del loro portafoglio». Conti in nero? «Come si fa a dire così? - domanda l’ex direttrice - tutti erano titolari di uno o più conti correnti. Fino al 9 settembre non mi sono accorta di mancanze, i soldi erano a posto, i rapporti coi clienti bellissimi. L’accusa che mi pesa di più è che sarei una ladra, che avrei portato i soldi in paesi esotici. Vedete? Sono qui. Assolutamente no, non mi riconosco. Sono attonita». E i suoi avvocati sollevano il problema dei controlli: «Da dieci, otto, sette anni tutta questa gente perde soldi e nessuno se ne accorge?»

NON TUTTI ce l’hanno con lei, giura la Maniscalco, anzi. «La mia regola era ‘Ama il cliente tuo come te stessa’, c’era il cartello in ufficio. Un vecchietto è arrivato con le uova in banca, erano per me». Tutto sembrerebbe nascere, sostengono i legali, da un’operazione delicata da lei «forzata» che risalirebbe al 7 settembre e che la banca dice di non avere autorizzato. Di qui «l’inferno, l’incubo».

Il suo guaio, sostiene lei, è avere sempre messo per primi gli interessi dei clienti, «l’ho fatto anche con la vicenda Bipop, per noi devastante, sono rimasta per tutelarli». Come mai, le chiediamo, l’hanno fatta direttrice, l’8 novembre 2008? «Perchè facevo dei budget alti, ero stata anche premiata, avevo dei voti altissimi, ottimo, eccellente. Pensare che non volevo neanche farlo, la direttrice! Ora, invece, ho in quella banca il mio conto corrente ed è bloccato. E non ho neppure visto lo stipendio di settembre. Mi manca tanto il lavoro, mi mancano i colleghi. Non dormo».

di MIKE SCULLIN
rolieg

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