IN NOME DEL DEBITO SOVRANO

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IN NOME DEL DEBITO SOVRANO

Messaggio da rolieg » mar mag 12, 2009 6:54 am

IN NOME DEL DEBITO SOVRANO

Serial defaulter e art.5 comma2, conv.Roma(80/934 CEE) 19 .6.1980

Articolo a cura di Gualtiero Sans Avoir ,Libero docente al dormitorio pubblico di Via Ortles ,Milano


LA Convenzione di Roma

CONVENZIONE SULLA LEGGE APPLICABILE ALLE OBBLIGAZIONI CONTRATTUALI

del 19 giugno 1980 (80/934 CEE) all’articolo 5 comma 2 ,

CONTRATTO CONCLUSO DAI CONSUMATORI
recita:
“LA scelta ad opera delle delle parti della legge applicabile non puo' avere per risultato di privare il consumatore della protezione garantitagli dalle disposizioni imperative della legge del paese nel quale risiede abitualmente.”

Adesso voi vi chiederete come e’ potuto avvenire che Banche Italiane abbiano potuto vendere liberamente con contratti-ordine ,
a cittadini italiani residenti in Italia,
buoni del tesoro della Repubblica Argentina senza la tutela delle leggi italiane,
visto che la Cassazione S.U. ord.11225 ,del 27.5.05, N°6532
ha deliberato che i beni dell’Argentina ,
che non ha onorato i propri impegni sul prestito ottenuto dai cittadini italiani ,
non possono essere aggrediti neppure all’estero ,
perche' non sussiste la giurisdizione dei giudici italiani per le controversie che un investitore volesse intentare contro lo Stato Argentino.

Dalle numerose testimonianze in merito risulta che l’argomento principale,
con cui i solerti collocatori indiretti delle banche hanno convinto gli ignari risparmiatori ad accettare i bond argentini
e’ stato quello che :

“UNO STATO SOVRANO NON PUO FALLIRE !”.

Affermazione indubbiamente corretta,
ma non nel senso rassicurante con cui beffardamente veniva presentata ai risparmiatori privati,
infatti ,
e’ vero che uno stato sovrano non puo’ fallire,
ma questo per il creditore apre scenari allarmanti,
perche’ questo e’dovuto proprio dalla conseguenza che,
in caso di dichiarazione di insolvenza di uno Stato Sovrano ,
i suoi beni godono del privilegio che non possono essere aggrediti dai creditori ,
neppure all’estero,
stante il fatto dei privilegi di cui appunto gode
"IL DEBITO SOVRANO".




Le banche italiane potevano permettersi scientemente di ingenerare tra i risparmiatori questo equivoco sul debito sovrano di uno stato estero,
perche’ queste informazioni non erano ancora alla portata del grande pubblico dei risparmiatori retail ,
infatti prima degli anni 90 ,
simili forme di investimento,
erano da sempre rimaste appannaggio solo degli investitori istituzionali,
ed in Italia ,
mai erano state offerte ai piccoli risparmiatori.

Di conseguenza i precedenti default dei “Debiti sovrani”
avevano coinvolto il lontano mondo finanziario degli Investitori Istituzionali
e non erano rimasti impressi nella carne e nella memoria del risparmiatore privato.

I default sul debito sovrano sono sempre esistiti ed hanno storicamente interessato soprattutto i paesi dell’america latina ,
che attualmente si definiscono “emergenti”.

Visto la nutrita serie storica di default del debito sovrano dei paesi di quest’area geografica quello che si vede emergere e’ il fatto che sono cronicamente in emergenza economica , si tratta in effetti di”Serial Defaulter” .

Essere un paese emergente non comporta essere necessariamente
“ Serial Defaulter”

,infatti mentre in America Latina nel periodo dal 1824 al 1999, per i paesi emergenti di questa area si sono verificati:

4 default per l’Argentina, ha passato il 25,6 % degli anni considerati in stato di default.
7 per il Brasile , ha passato il 25,6 % degli anni in default
3 per il Cile, ha passato il 23,3% degli anni in default
7 per la Colombia, ha passato il38,6 % degli anni in default
8 per il Messico , ha passato il 46,9% degli anni in default
9 per il Venezuela ,ha passato il 38,6 % degli anni in default

nello stesso periodo

per i paesi emergenti asiatici

India,
Korea,
Malaysia ,
Singapore,
Thailandia
si sono verificati zero default.
(Fonte : Reinhart Rogoff e Savastano 2003)

Adesso vi chiederete come mai le banche italiane hanno scelto di esporre i risparmiatori italiani ad un rischio sovrano di un paese emergente sudamericano poco virtuoso come l’argentina ,
quando esistevano paesi emergenti storicamente ben piu’ affidabili.

Forse a questo punto sarete giustamente curiosi di verificare se la ragione risiedeva nel fatto che il titolo sovrano dell’Argentina rendeva di piu’ degli altri asiatici ,vi accontento subito con una bella tabella comparativa del rendimento dei titoli sovrani,
verificato a posteriori mediante due metodi di calcolo differenti,di cui la tabella riporta una media dei due ,
conparati ai bond del tesoro USA dal 1970 al 2000
(fonte:Klingen,Weder, Zettelmeyer 2004)

USA 10 anni 9%

Argentina 9,55%
Brasile 8,10
Cile 10,80
Colombia 8,05
Messico 9,85
Panama 8,60
Venezuela 9,70

Indonesia 10,55
Korea 9,20
Malaysia 10,15
Thailandia 10,75

La cosa che si nota immediatamente da questa tabella e’ che il rendimento dei titoli di questi paesi emergenti,
nonostante il rischio elevato del loro debito sovrano,
e’ risultato a posteriori mediamente attorno al 9% ,
cioe’ non troppo discosto dal titolo USA a 10 anni ,
che viene considerato dagli autori il Benchmark privo di rischio con cui effettare i controlli,
cosa che smentisce la leggenda metropolitana che lo scommettere sul debito sovrano di un paese emergente rende di piu’.

A questo punto molti di voi si chiederanno perche’ mai la banche italiane si sono ostinate a collocare a 450000 risparmiatori retail proprio le obbligazioni di un paese come l’Argentina,
cosi’ storicamente inaffidabile ,
quando si poteva selezionare qualche altro paese emergente che non aveva mai dichiarato default trincerandosi dietro l’immunita’ del” Debito Sovrano”
e che per di piu’assicurava un rendimento equivalente se non maggiore.

Ma come si fa ad obbligare un paese sovrano ad onorare i prestiti presi a nome del “Debito sovrano”,
esistono precedenti storici che ci raccontano come e’ possibile aggredire i beni di uno Stato Sovrano che non onora il suo Debito Sovrano?

Il sistema piu’ in voga nel periodo del “Gold Standard “ (1870 -1913 )per rientrare dei crediti sovrani ,
consisteva nell’impadronirsi fisicamente delle merci in partenza o dirette verso il paese debitore mediante un blocco navale davanti ai porti del paese moroso.

Ad esempio nel 1902 quando il governo Venezuelano si rifiuto’ di pagare il Debito Sovrano,
le flotte di Italia ,Inghilterra e Germania effettuarono un blocco navale davanti ai porti venezuelani ,
i tedeschi ,
che notoriamente sono i meno diplomatici,
arrivarono con le spiccie a cannoneggiare il porto di San Carlos

Negli stessi anni anche il presidente USA Roosvelt si risolse ,
per salvaguardare gli interessi economici americani nell’America Latina ,
ad applicare come mezzo coercitivo e di minaccia ,
la”POLITICA DEL GROSSO BASTONE” (Big Stick) .

Dopo queste politiche di sanzioni molto scoraggianti ,
gli episodi di default del debito sovrano diminuirono attorno al 60% ,
questo secondo lo studio del periodo del Gold Standard effettuato da Mitchener e Weidenmier, in un lavoro del 2005 .

Attualmente finita l’epoca del Gold Standard ,delle cannoniere e della Politica del Grosso Bastone
e complice l’assenza di un Organismo Sovranazionale
che puo’ obbligare uno Stato Sovrano al pagamento del debito,
l’unica cosa che dovrebbe scoraggiare uno stato sovrano a dichiarare il default del proprio debito sovrano
sarebbe la perdita di reputazione sui mercati finanziari ,
da cui avrebbe difficolta’ ad attingere in futuro.

Pero’ uno studio effettuato da Lindert e Morton nel 1990,
evidenzia che il comportamento passato dei paesi debitori,
esercita una influenza molto limitata sulle scelte degli investitori ,
inoltre i creditori ed i debitori sono comunque interessati a mantenere rapporti,
se non altro per riattivare una relazione di prestito che conviene ad entrambe le parti.

In conclusione ,
visto i precedenti storici di default del credito sovrano argentino
ed il fatto che per la prima volta si coinvolgeva in Italia il risparmio privato italiano nel debito sovrano di uno stato straniero ,

debito sovrano che per le sue peculiarita’ era addirittura meno garantito di quello di una comune societa’italiana operante in borsa ,

perche’ risultava non aggredibile in caso di default
e nemmeno soggetto alle leggi ed al diritto italiano,

come invece,
a tutela del consumatore italiano,
prescrive la succitata Convenzione di Roma del 19.6.1980,

adesso ,
le Banche italiane ,
che hanno venduto quei Tangobond,

che non erano quotati nei Mercati Regolamentati Italiani,
in contropartita diretta ,

fuori dai mercati regolamentati,

devono dimostrare di avere adottato nei contratti-ordine,

stipulati con i clienti italiani,

una legge ,

che non ha avuto come risultato quello di privare il consumatore italiano delle protezioni garantitegli dalle disposizioni imperative delle Leggi Italiane,

in difetto di tale dimostrazione ,

tutti i contratti-ordine dovranno necessariamente essere dichiarati

"gravemente inadempienti "
RE IPSA

A questo proposito,
il controllo preventivo,
della Consob e della Banca d’ Italia doveva essere attivato per assicurare il rispetto sia della Convenzione di Roma,
oltre che degli stringenti obblighi operativi ed informativi delle Banche Italiote impegnate al servizio del collocamento indiretto in Italia

IN NOME E PER CONTO DEL DEBITO SOVRANO ARGENTINO,

in concorrenza diretta con il collocamento del ben piu' affidabile e patriottico
Debito Sovrano dell'Italia .


PECUNIAE OBEDIUNT OMNIA

Gualtiero Sans Avoir , milano 6 maggio 2009









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