FINANZIAMENTI AI GIORNALI

Area di discussione generale aperta a tutti coloro che sono rimasti vittime dei default finanziari e desiderano apportare la loro testimonianza e il loro contributo.
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rolieg
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FINANZIAMENTI AI GIORNALI

Messaggio da rolieg » ven set 19, 2008 8:34 am

ECCO I CONTRIBUTI CHE LO STATO
ITALIANO ELARGISCE AI GIORNALI


Immagine

Corriere della Sera-Gazzetta 23.507.613
Sole 24 Ore 19.222.767
Espresso-Repubblica 16.186.244
Avvenire 10.293.832
L’Unità 9.361.570
La Stampa 6.975.549
Conquiste del lavoro 6.405.427
Libero 5.451.451
Ciarrapico Catena 5.362.863
Il Manifesto 5.307.241
Italia Oggi 5.302.007
La Padania 4.613.026
Il Giornale 4.439.183
Dolomiten 4.153.242
Liberazione 3.891.252
Il Foglio 3.597.989
Secolo d’Italia 3.411.801
Avanti 3.218.563
Europa 3.177.696
Quotidiano nazionale 3.119.596
Corriere mercantile 2.921.563
Corriere di Perugia 2.892.158
Rinascita 2.769.704
Roma 2.653.026
Discussione 2.607.450
Linea 2.587.513
Corriere di Forlì 2.582.284
Giornale d’Italia 2.582.284
Torino Cronaca 2.582.284
Il Denaro 2.406.288
Riformista 2.276.362
Corriere della Lucania 2.157.572
L’Opinione 2.070.859
La Voce di Romagna 2.065.827
Corriere di Firenze 2.065.827
Il Sannio quotidiano 1.869.475
Corriere Sport 1.857.636
Il Messaggero 1.449.995
Secolo XIX 1.420.144
Nuovo Corriere di Bari 1.406.122
Europanews 1.292.626
Il Campanile nuovo 1.179.153
Eco Bergamo 1.091.042
Il Sole che ride 1.020.390
Il Mattino 956.652
Il Tempo 840.065
Gazzetta di Parma 532.339
Il Giornale di Sicilia 497.078
Tuttosport 491.964
Unione Sarda 465.060
Osservatore romano 361.949
Il Gazzettino 324.413
La Sicilia 255.809
Herald Tribune 72.922

La tabella realizzata dal quotidiano “Italia Oggi” sul finanziamento all’editoria da parte della presidenza del Consiglio relativo al 2006. La graduatoria stilata dal giornale diretto da Franco Bechis tiene conto delle agevolazioni dirette ricevute in base alla legge sulle cooperative giornalistiche, delle agevolazioni alla stampa di partito, dei crediti di imposta (relativi al 2004), di contributi per l’acquisto della carta, delle riduzione delle tariffe postali per le spedizioni in abbonamento con successiva compensazione fra presidenza del consiglio dei ministri e Poste italiane spa e delle provvidenze per la teletrasmissione all’estero. Non sono compresi nel conteggio effettuato dal quotidiano economico le agevolazioni e i mutui concessi in base alle vecchie leggi sull’editoria, che sono ancora attuali per alcuni dei più antichi quotidiani italiani. Come si può notare, in testa all’elenco figurano i principali gruppi editoriali italiani.
Ultima modifica di rolieg il mar dic 09, 2008 5:06 pm, modificato 3 volte in totale.
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FINANZIAMENTI ALL'EDITORIA

Messaggio da rolieg » mar dic 09, 2008 5:03 pm

PICCOLI MA COSTOSI.

Piccoli come foliazione (in genere non superano le quattro pagine) e con la redazione (quando c’è) ai minimi termini, ma con grande appetito e una capacità incredibile di battere cassa. Ne sa qualcosa la presidenza del Consiglio e assai meno il contribuente italiano. Solo per il 2006 lo Stato ha stanziato186 milioni di euro di contributi diretti per l’editoria. Nel 2000 erano «soltanto» 106 milioni: una crescita di 80 milioni in sette anni, altro che tasso d’inflazione programmata. Incassare il contributo è facile: basta dichiarare la tiratura, presentare un bilancio e poi aspettare la liquidazione della fattura. E le vendite? Non sono indispensabili.
Almeno fino a oggi: in autunno il sistema subirà una rivoluzione. Al Dipartimento per l’editoria il trio composto da Gianni Letta, Paolo Bonaiuti e Mauro Masi sta lavorando a uno schema di regolamento che sarà supervisionato dal ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli e verrà presentato alle parti interessate nei primi giorni di settembre. Due le parole d’ordine: snellire la procedura e cambiare i parametri per l’assegnazione della parte variabile del contributo pubblico. Non sarà più la tiratura ma la diffusione certificata (vendite e abbonamenti) a stabilire l’importo dell’assegno. Questa semplice regola darà un taglio alle vendite in blocco delle copie stampate (oggi praticate da tutti i gruppi editoriali) e ai non isolati casi di giornali che esistono solo sulla carta e non hanno mai visto un’edicola o un giornalista regolarmente retribuito. Il timore di molti editori non è dunque per i tagli dei fondi, ma per un futuro molto più severo in cui i giornali devono essere imprese vere e i pirati della carta dedicarsi a un altro mestiere.
Il conto complessivo dell’attuale sistema-groviera è da tachicardia. Secondo le elaborazioni di Panorama sui dati forniti dal Dipartimento per l’editoria, dal 2000 al 2006 lo Stato ha staccato assegni per oltre 1 miliardo di euro. Nei prossimi tre anni l’esborso previsto per le casse pubbliche è di oltre mezzo miliardo di euro. Dal 2010 invece potrebbe andare a regime la riforma complessiva del settore che stabilirà nuovi criteri per l’ammissione agli aiuti. E i beneficiati già tremano.
Chi sono? L’elenco è sterminato: giornali di partito, testate legate a movimenti politici, cooperative (vere e presunte) di giornalisti, quotidiani editi da società controllate da fondazioni o enti morali… Una giungla che anche il più sprovveduto esploratore capisce aver bisogno di una radicale sfoltita. Fuori il machete, allora. C’è chi si accontenta di 6.320 euro di contributo all’anno, come L’amore vince edito dalla Fondazione di Culto e Religione Piccolo Rifugio, e chi incassa 6,3 milioni di euro, come l’Avvenire, quotidiano della Cei. Ci sono Motocross (517 mila euro) e Sportsman-Cavalli & Corse (2,5 milioni), Chitarre (296 mila) e Ti saluto fratello (44.960 euro), Rassegna sindacale (517 mila euro), Civiltà cattolica (66.700 euro), L’aurora della Lomellina della diocesi di Vigevano (45.197 euro). Fin qui siamo al censimento dei cespugli. Vegetazione bassa. Poi arrivano querce e sequoie, i pesi massimi del contributo di Stato: gli organi di reali o immaginari partiti e movimenti politici.
La Discussione? Difficile da trovare in edicola, ma nei decreti di stanziamento è sempre presente: 15,148 milioni di euro in 7 anni. Merito di due europarlamentari Udc e dell’attivismo di un deputato Pdl, Giampiero Catone, che per qualche anno è riuscito a bissare il contributo facendo l’editore del Quotidiano sociale. Linea, un mistero editoriale da quasi 16 milioni di euro, si presenta come organo del Msi-Fiamma Tricolore ma perfino la paternità è duramente contestata. Il Campanile nuovo non fa din don ma bingo: nelle solide mani dei figli di Clemente Mastella, Pellegrino ed Elio, ha incassato già quasi 6 milioni di euro. L’Opinione delle Libertà, diretta da Arturo Diaconale, ha messo in cassaforte 13.542.856 euro.
E che dire della diaspora editoriale socialista? L’Avanti! ha macinato quasi 15 milioni di euro. L’Avanti! della domenica, ovviamente settimanale, dal 2000 al 2003 ha messo in banca 2.360.545 euro. Il Socialista Lab, quotidiano della cui esistenza in pochi si sono accorti, in tre anni di euro ne ha ottenuti 758 mila. La Gazzetta politica, settimanale, dal 2002 al 2005 ha superato 1,6 milioni di euro. Il garofano è appassito, ma il portafoglio è sempre verde.
E che dire degli alfieri del mercatismo? La Voce repubblicana, ectoplasma da edicola, tra aperture e chiusure ha presentato un conto da 2,263 milioni di euro. Liberal ha un’etichetta politica lontana dal Leviatano dello Stato, ma vicina alla cassa di Palazzo Chigi: dal 2003 al 2006 ha incassato oltre 3 milioni di euro.
Persino chi fa la faccia feroce contro la casta, come Tonino Di Pietro, non è sfuggito alla tentazione di passare all’incasso: al minicontributo per Orizzonti Nuovi, la fanzine del partito in stile anni Settanta, 62 mila euro nel solo 2005, l’anno dopo ha preferito i 2,036 milioni di euro per il quartino di Italia dei valori, in cui casualmente è stata assunta la figlia Anna come praticante.
Una foresta politicamente trasversale in cui spiccano un paio di giganti. Il quotidiano Libero si contende la palma d’oro con l’Unità. La testata fondata e diretta da Vittorio Feltri ha avuto accesso ai contributi grazie «al Movimento monarchico che ci aveva appoggiati in questa iniziativa» aveva spiegato lo stesso Feltri a Report nel 2006. Libero tuttora gode del finanziamento come organo di movimento politico e in sette anni ha incassato 39,247 milioni.
Grande la soddisfazione dell’editore di riferimento, la famiglia Angelucci, che raddoppia il piatto con l’assegno del Riformista, organo del movimento Ragioni per il socialismo (10 milioni a partire dal 2003). L’anticomunismo perde la partita all’incasso contro l’Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci, organo dei Ds: 43 milioni di euro in 7 anni. Il nuovo editore, il presidente della Regione Sardegna e tycoon di Tiscali, Renato Soru, ha annunciato che rinuncerà ai contributi pubblici, per la gioia di Europa, quotidiano della Margherita (l’83 per cento delle quote è detenuto da Luigi Lusi, tesoriere del partito), che così sembra destinato a restare l’unico organo di stampa del Partito democratico. Europa è un foglio smilzo ma al totalizzatore segna 14 milioni di euro in 4 anni.
Smilzo non è mai stato l’Elefantino, alias Giuliano Ferrara, che con Il Foglio agganciato alla Convenzione per la giustizia ha finora incassato oltre 25 milioni di euro. Il direttore del Foglio è già in prima linea contro la riforma e il taglio dei contributi annunciati dal governo (vedi il botta e risposta con Maurizio Belpietro su Panorama). Al suo fianco, in questa saga bipartisan, s’è levato l’eterno grido di dolore del Manifesto che gode dei contributi (circa 30 milioni in sette anni) in quanto cooperativa di giornalisti. La galassia comunista annovera poi Liberazione (25,5 milioni), Rinascita (11 milioni) e La Rinascita della sinistra (6 milioni). Anche Notizie Verdi, ex Sole che ride (9 milioni) sta per transitare a sinistra con il passaggio di proprietà a Luca Bonaccorsi, editore di Left-Avvenimenti (mezzo milione l’anno).
Roma ladrona? Non quando si tratta di sbancare i contribuenti: il quotidiano leghista La Padania infatti si è assicurato 28 milioni in sette anni, circa 4 milioni ogni 12 mesi. E dal Nord al Mezzogiorno il refrain è sempre lo stesso. Il meridionalissimo Movimento Europa Mediterraneo porta a casa soldi per Il Denaro: quasi 14 milioni di euro. Quanto a Magna Grecia Sud Europa, che con la cooperativa Balena Bianca, made in Avellino, pubblica la rarissima Democrazia cristiana (un milione), non resta certo indietro rispetto ai duri e puri del profondo Nord. Le Peuple valdotain, settimanale di Aosta, in sei anni ha battuto cassa per un milione e mezzo; e il mensile Zukunft in Südtirol, edito dalla Svp, veleggia ormai oltre quota 5 milioni.
Fa tenerezza, allora, la Porziuncola di Assisi, mensile della Provincia Serafica di San Francesco dell’Ordine dei Frati Minori, che nel 2006 ha chiesto, e ottenuto, solo 8.995 euro. Una violetta all’ombra delle grandi sequoie, certo. Ma quante sono le diocesi italiane? Quante le case generalizie, le fondazioni, le pie società che editano, stampano, sopravvivono grazie ai contributi pubblici? Fuori dalla giungla comincia una sterminata prateria di carta.
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Messaggio da rolieg » mar dic 23, 2008 8:46 am

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