Tribunale di Prato condanna una banca a rimborsare i bond

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rigelkent
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Tribunale di Prato condanna una banca a rimborsare i bond

Messaggio da rigelkent » mer mar 05, 2008 8:11 pm

Prato, 5 marzo 2008 - Chi in passato ha acquistato titoli argentini o di aziende tipo Parmalat e Cirio perchè consigliati da consulenti finanziari o dalle stesse banche, può tornare a sperare di rientrare in possesso dei propri soldi. Ad alimentare questa speranza è stata proprio una sentenza del Tribuanle di Prato di alcuni giorni or sono grazie alla quale un investitore pratese tornerà in possesso di circa unmilione e mezzo di euro restituendo ad una banca locale i relativi titoli argentini diventati ormai poco più che carta straccia. Ad assistere l’investitore pratese nella causa intentata contro la banca è stata l’avvocatessa Patrizia Del Bene di Firenze

«L’aspetto peculiare di questa causa è stata l’esistenza di una lettera scritta dal cliente alla banca con la quale chiedeva specificamente di acquistare i titoli dello Stato Argentino – ci ha spiegato l’avvocatessa Del Bane da noi intervistata. «La banca riteneva così di dimostrare che il cliente non era un investitore sprovveduto ma che, al contrario, sapeva bene a quale prodotto finanziario accedere. In realtà era palese che la lettera fosse stata predisposta dalla banca e fatta sottoscrivere al cliente. Quindi non era un’iniziativa diretta del cliente ma era stata precostituita dalla banca stessa proprio allo scopo di sollevarsi da eventuali responsabilità. Il Tribunale di Prato – ha continuato l’avvocatessa - non ha tenuto nessun conto di questa lettera ritenendo che una richiesta scritta per degli ordini di questa importanza fosse quantomeno necessaria ma ciò non dimostrava che la banca avesse ottemperato a tutti quegli obblighi che le facevano carico in ordine all’informativa che deve essere data a tutti i clienti che eseguono operazioni finanziarie».

Quindi il Tribunale di Prato ha ritenuto, in base anche all’orientamento generale (vedi anche l’ultima pronuncia della Cassazione), che ci fosse "inadempimento contrattuale" condannando così l’istituto di credito al risarcimento del danno. Fino a quando non si sono verificati episodi quali i bond dell’Argentina da un lato e della Parmalat e Cirio dall’altro, le banche facevano firmare un modulo ai clienti, qualunque fosse il tipo di investimento, preoccupandosi esclusivamente di precostituirsi in qualche modo una specie di parafulmine per eventuale "disgrazie" derivanti dalla scelta del tipo di investimento, piuttosto di fornire ai clienti informazioni esaurienti sulla destinazione dei loro soldi.

Oggi esiste una procedura diversa ed i clienti sono obbligati a fimare e a dichiarare esattamente quale sia la loro conoscenza degli strumenti finanziari cosicchè l’intermediario possa in qualche modo modulare il tipo di investimento da fare. «Prima, invece, i clienti firmavano un modulo prestampato senza sapere quello che poi la banca in effetti avrebbe fatto. I clienti praticamente non conoscevano il rating dei titoli né il deterioramento che questo rating aveva avuto nel tempo e soprattutto, nel rapporto di gestione con la banca, è mancata l’informazione sull’andamento dei titoli, come, ad esempio, il verificarsi di un peggioramento della situazione che avrebbe consigliato il cliente a disinvestire. Questa era la realtà degli investimenti finanziari.» continua l’avvocatessa Del Bene.

«Nel nostro caso – chiarisce la legale dell’investitore pratese - il documento fatto firmare al cliente non è stato ritenuto sufficiente dal Tribunale ad esaudire l’onere della prova posta a carico dell’istituto di credito, in quanto non dimostra affatto che la banca abbia fornito le necessarie informazioni sui rischi che comportava l’acquisto di questo titolo, quando in merito esisteva una normativa ben precisa, nonché la conseguente direttiva Consob. La banca insomma non ha dimostrato nè di aver dato informazioni adeguate, né che il cliente, secondo il loro assunto, fosse un profondo conoscitore di strumenti finanziari. Tutto ciò ha portato alla pronuncia, da parte del Tribunale di Prato, dell’inadempimento contrattuale dell’istituto di credito».

«A questo punto – continua l’avvocatessa Del Bene – dato che le sentenze di primo grado sono provvisoriamente esecutive, la banca dovrà provvedere al rimborso (circa un milione e mezzo di euro n.d.r.), poi immagino che la sentenza sarà oggetto di appello, stante la rilevanza dell’importo». Un appello che verrà fatto sempre col rito societario, questo nuovo rito che, peraltro, in questo caso ha portato rapidamente alla conclusione della causa che era iniziata nel 2005. Quindi tempi velocissimi rispetto a quelli che sono i tempi medi di una causa con il rito ordinario.

Ma molti ancora sono coloro che si trovano nella stessa situazione dell’investitore in questione. «Con l’esito positivo della causa certamente potranno sperare di rientrare in possesso dei loro soldi – conclude l’avvocatessa -. Però attenzione: se fino ad oggi non sono state fatte azioni interruttive si corre il rischio della prescrizione (che ha un termine di 5 anni per la domanda risarcitoria) che precluderebbe ogni successiva azione. Per quanto riguarda l’investitore pratese, alla banca non rimane che riprendersi i titoli e rimborsare il cliente, indipendentemente da un eventuale ricorso in appello.

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